Quando avevo otto anni, non vedevo l'ora di averne tredici; quando ne ho avuti tredici, non vedevo l'ora di arrivare a quindici. E pensavo ehi, a quindici anni sarò grande, finalmente, e avrò il mondo ai miei piedi, e avrò un ragazzo e farò tutte quelle cose che fanno le quindicenni in tele.
Sì, tesoro mio, sogna, sogna. Tra qualche giorno ne avrò sedici. Di solito, a sedici anni, nei libri e nei film e nelle serie tv eccetera, succedono un sacco di cose belle. Arriva il primo grande vero amore, si soffre per il primo grande vero amore e altre cazzate del genere che ora sinceramente non saprei elencarvi.
Quando avevo otto anni e anche prima e anche dopo, facevo finta di essere grande; avevo mille taccuini dove scrivevo i miei appuntamenti, quello che dovevo fare nella giornata; parlavo al finto telefono (non vedevo l'ora di averne uno, di telefono, perché quello avrebbe significato che finalmente sarei stata davvero una ragazza grande) col finto dottore, col finto meccanico che doveva riparare la mia finta macchina, con la finta babysitter che si occupava delle mie amate bambole, col veterinario per i miei cani di peluche.
Io e mio fratello andavamo in giro per la casa ad inventarci storie (in realtà ero io, sempre, ad inventarle; e gli descrivevo tutti i mondi che attraversavamo e gli raccontavo delle cose che immaginavo di fare, perché io sono sempre stata quella piena di fantasia, la sorella maggiore che inventava i giochi) e lui faceva il mio bambino o il mio cavallo (si metteva a quattro zampe e mi portava sulla schiena); e giocavamo con le barbie (lui usava Kent o gli animaletti) e con le bambole e sognavamo di essere grandi e belli e fieri.
Volevamo essere adulti e intanto, mentre aspettavamo, ci divertivamo da morire, in un modo che non è più tornato. Gli anni della nostra infanzia sono stati meravigliosi, e niente è più stato così. E' tutto talmente triste che qualche volta ci penso e mi viene da piangere, perché Pulce è così piccino e noi ormai siamo grandi, siamo i suoi fratelli maggiori, e non abbiamo più né il tempo nè la voglia di metterci a giocare con lui, anche se io qualche volta invento ancora i giochi migliori per divertirci insieme. E' triste perché Pulce è quasi di un'altra generazione; guarda cartoni animati diversi dai nostri (molti dei quali sono orrendi davvero), gioca col computer, con gli aggeggi elettronici tipo Wii e stronzate varie, mentre mio fratello gioca alla Play e io me ne sto qua a scrivere o leggere o esco o faccio altra roba. Mio Dio, è questo il punto: dov'è finita la mia famiglia? Certe volte è tutto così strano e assurdo che mi sento un'estranea.
Da bambina avevo un sacco di idee e di progetti, e non stavo mai, mai a friggermi il cervello davanti a un qualsiasi schermo (a parte per guardare le mitiche videocassette dei cartoni animati della Disney). Facevo un sacco di roba e volevo crescere in fretta per mettermi i bei vestiti che vedevo in negozio ma erano troppo grandi per me, che non ho mai avuto curve fino all'inizio del liceo; e desideravo così ardentemente essere una ragazza e avere quindici anni e avere le mie belle curve come le compagne delle medie che certe volte, la notte, mi ritrovavo a piangere senza sapere bene perché.
E ora? Ora crescere mi sta facendo paura, perché non so cosa mi aspetta. Ma mi aspetta davvero qualcosa?
Tra pochi giorni avrò sedici anni, che sono tanti e non sono nulla.
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