lunedì 24 dicembre 2012

Fuori c'è la nebbia e ho le dita intorpidite.

Questo autunno è stato... bizzarro. Sembrava non finire mai, ma infondo è passato anche troppo in fretta. Mi sembra di star buttando via un pezzo di vita; come potrò recuperarla, più in là? Non si può. Non è come gli album di fotografie sugli scaffali in fondo al corridoio, che li metti via e poi li tiri fuori per sfogliarli coi tuoi fratelli.
Ecco, fotografie: le guardavamo, in questi giorni. Mamma com'erano gnocchi, i miei, da giovani! Proprio belli, giuro. E mi fa davvero impressione, come cosa: io ho preso qualcosa da entrambi, e si vede - no, non nel senso che sono gnocca quanto loro -. Non è fenomenale, questa cosa della genetica? Anche se non ci capisco molto, la trovo meravigliosa. E fa tutto da sola, ecco; non siamo noi ad averla inventata. Infondo l'uomo non è poi così potente come crede; la natura, lei sì che lo è davvero.
Comunque, sì, sfogliavamo tutti quegli album e c'eravamo io e mio fratello - Pulce ancora no -, i cugini, gli zii, i nonni. La mia bisnonna teneva un album: c'erano foto dei figli e dei figli dei figli. Il nonno diciottenne in bianco e nero ritratto in divisa quando combatteva in Germania; il mio bisnonno sul lago di Como, dritto dritto in giacca e cravatta coi baffi lunghi come andavano ai tempi; mia mamma e i suoi fratelli - Dio, come assomigliavano ognuno ai propri figli e come sono simili ora ai loro genitori da giovani - che crescevano, e passavano dall'infanzia all'adolescenza all'età adulta; poi le lauree, i matrimoni, le feste natalizie, le comunioni. Vederli lì, tutti assieme, in quei pezzi di carta con dietro nomi e date, mi ha intenerita davvero. Famiglia. Al di là di tutte le incomprensioni, le litigate, le giornate no, i silenzi agghiaccianti. Poi c'erano la mia bisnonna e mia nonna e tutte le donne che si sono sedute, con le gambe accavallate nelle loro gonne lunghe, sui rami del mio albero genealogico. Io, nell'album della mia bisnonna, ancora non c'ero; in quelle pagine, la mia esistenza non era stata ancora neanche immaginata; si parlava di un'ipotetica me come farebbe ora mia madre con me "Quando avrai dei figli..." Ora, però, eccomi qui. Come vorrei conoscerle, le donne che mi hanno preceduta - sono loro, le donne, infondo, ad essere i pilastri della famiglia. Loro sono le radici solide della nostra esistenza barcollante -. E sono loro, infatti, a non esserci nei nostri album di famiglia più recenti, quelli miei e dei miei fratelli e dei cuginetti. Generazioni e generazioni, una dopo l'altra: è così che la storia si trasforma.
E poi, ci pensate? Quante storie, dietro ogni fotografia! Ne parlavo l'altro giorno con mia madre: lei dice che, ai tempi nostri, le persone diventano scontate. Ce le fanno passare sotto gli occhi ogni giorni; ai telegiornali si parla delle loro morti come se nulla fosse. Ma cosa c'è dietro un viso? Un'intero romanzo, gente. E sì, sarà la mia vena di sognatrice, ma non posso fare a meno di pensarci. Quanti racconti potrei scrivere, su ogni mio singolo antenato! Ecco perché mi piace ascoltare le storie di famiglia che mi raccontano i miei. E' importante, secondo me, conoscere coloro che ci hanno preceduto e creato, il modo in cui le loro vite si sono intrecciate, per capire se stessi. E' legittimo poter dare uno sguardo al passato per meglio comprendere il presente e cercare di gettare le fondamenta del futuro - nostro, ma anche, in parte, loro, di quelli che prima di noi hanno camminato per le strade del mondo -.
Oltre a questo, non capisco perché ora non si usino più album di fotografie veri. Con tutta questa nuova tecnologia, stiamo perdendo contatto col mondo concreto. Ecco perché ho rifiutato che mio padre mi comprasse un Ebook ("E' che dato che leggi un sacco, almeno potrai avere tutti i libri che vorrai senza spendere ed occupare spazio, ecc..."), un nuovo iPod dell'ultimo modello, un tablet e un'altro di quelli aggeggi elettronici. Sinceramente, trovo che la sensazione di tenere un libro vero tra le mani sia mille volte meglio che avere una tavoletta di plastica fredda (che ti costa anche un occhi della testa, tra le altre cose); e poi, dato che ormai camera mia è sommersa da libri, vado in biblioteca. Facile, no? Non spendo, non occupo spazio, leggo. Forse ci metterò un po' di più che per scaricare un romanzo di Joyce da internet. Camminerò, certo, e allora? Io, almeno, vivo nel mondo reale, non in quello della tecnologia e di internet. Per carità, entrambi sono importanti e ci facilitano la vita, oltre a migliorarla, per qualche verso. Ma sono davvero disposta a privarmi di tutta una serie di sensazioni (sfogliare un libro, camminare fino alla biblioteca, ascoltare le persone che parlano, vedere il cielo) solo per risparmiare tempo e bruciarmi gli occhi davanti ad uno schermo? No grazie, non sono quel genere di persona. Un po' all'antica, forse, certo che sì. Solo... non capisco tutta questa fretta di fare le cose, ecco. Perché il mondo non si rilassa un po'? Tirate un respiro, ragazzi, e lasciate un po' da parte Facebook e il nuovo modello dell'iPhone e la PlayStation. Fatevi una passeggiata. Riempitevi i polmoni. Ecco, non vi sentite un po' meglio? Chiedete ai vostri genitori di raccontarvi com'erano le cose ai loro tempi. Pensate. Non lasciate che le vostre menti si sottopongano a questa sorta di dipendenza.
Per carità, non sto dicendo di retrocedere all'epoca pre-informatica. Solo... non fissatevi troppo con quella roba. E' una cosa che mi ripeto spesso.

Ora, non so se tutto questo discorso abbia seguito un filo logico, ma il punto è che devo fare la doccia a Pulce. Mamma gli ha tagliato i ricciolini, l'ha fatto bello, ché domani è Natale e vengono gli zii.

Nessun commento:

Posta un commento