venerdì 16 agosto 2013

Dream baby dream.

E' l'estate dei tuffi dalle scogliere, quelle alte che quando guardi giù ti manca il respiro; dei baci dietro le cabine e sul bagnasciuga, delle carezze tra le scapole e nell'incavo delle ginocchia, dei morsi sulla bocca e sui polpastrelli. E' l'estate delle camminate notturne, dei desideri sussurrati a mezza voce la notte di S. Lorenzo, delle poesie scritte sul treno, delle stelle d'agosto, luminose più che mai. L'estate dei bagni a mezzanotte, delle sigarette fumate di nascosto all'ombra calda degli alberi, delle pizze ordinate a casa, delle bottiglie di birra, dei locali sulla spiaggia (a cui noi, certo, andiamo solo per allontanarci dalla gente e sdraiarci sul molo di pietra e ascoltare questa musica che piace tanto alla nostra generazione solo da lontano). E' l'estate delle canzoni d'amore che ti spezzano il cuore, degli occhi lucidi pieni di gioia, delle gambe che tremano sotto il tocco di una persona speciale; dei film guardati da sola sul letto, dei libri divorati, del rock n' roll nelle vene, dei giri sconclusionati in bicicletta per i campi gialli di sole. E' l'estate del corpo che cresce - dio, se cresce - e si ammorbidisce, dei capelli bagnati sulla fronte, delle passeggiate mano nella mano, dei tramonti rossi e arancio sulle pianure desertiche di Malta, delle feste sulla spiaggia, dei giri in barca, delle parole che danno i brividi e ti muoiono sulle labbra. Delle sciocchezze e delle risate che ti fanno venire le lacrime agli occhi, dei giorni in cui riesci a volerti un po' bene, dei brindisi alla vita, del male ai piedi per il tanto girare, fino alle due del mattino, del poco dormire, delle occhiaie felici, delle mani che ti tremano per la voglia di scrivere, e allora scrivo, scrivo, ancora, per tutta la notte, scrivo con una calligrafia verde e frettolosa che non riconosco, che mi scivola fuori da tutte le parti, dalle dita e dalla bocca e dagli occhi; scrivo e piango insieme, che stupida, mormoro piano le mie memorie nella penombra della stanza, mormoro e scrivo, riempio fogli interi e non mi stanco, scrivo senza pensare, di tutto, qualsiasi cosa, dimentico le virgole, chissenefrega, l'importante è scrivere, scrivere, dio, quanto ne avevo bisogno. Alla fine mi fa male la mano, non importa, è quel certo dolore che fa bene all'anima, e allora va bene, me lo concedo.

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