sabato 30 aprile 2011

Respira, respira, respira.

Madonna quanto mi batte forte il cuore!
Allora, cominciamo dal principio.
Sono uscita con la bici, ecco, perchè mi facevano male le ginocchia dopo l'allenamento di ieri e non mi andava di camminare fino alla piazza. Ho preso la mia solita granita e anche un pezzo di pizza. No, in realtà erano due, solo che poi passo per il pozzo senza fondo (cosa che sono ma vabbè). L'ho detto.
Okay, uscita, giro con M. e Fede S. e poi ho accompagnato M. a casa con la bici.
Poi mi sono ritrovata per caso a girare nei dintorni della casa di un ragazzo che non vedevo da secoli. Lo ammetto, non proprio per caso e non proprio un ragazzo qualunque. La mia prima cotta, sì... A., si chiama. A. come amore, A. come arcobaleno, A. come amico.
Diciamo che stavamo insieme. Oddio, le cose non stanno proprio così, ma sapete le storie di fidanzatini delle elementari eccetera? Ecco, le elementari. Niente di serio, niente di più, ma ogni volta che lo vedevo mi batteva un sacco il cuoricino.
Come oggi.
Premetto che non è la prima volta che passo "per caso" da casa sua. Quest'estate ne facevo un sacco, di giri in bici, e passavo spessissimo davanti casa sua. A casa sua ci andavo da piccola, e mi ricordo che ci davamo un sacco di bacetti sulle guance e ridacchiavamo e giocavamo con la palla, oppure ci sedevamo davanti alla tele e prendevamo in giro le bambine della pubblicità della Lelli Kelly (da bravo maschiaccio qual'ero) o lui mi prendeva per mano e mi portava in giro per la casa. Insomma, ci ho passato intere giornate e ho ancora dei bei ricordi.
Allora, sono arrivata nella sua via e ho buttato un occhio nel suo cortile. Ho intravisto una felpa azzurra che si muoveva da dietro alla plastica che ricopre la recinzione di casa sua, ma ho pensato non fosse lui. In estate non riuscivo mai a vederlo.
Così sono tornata indietro e ho rifatto il giro, poi a metà strada ho pensato che forse poteva essere lui. Ho girato e sono tornata davanti a casa sua. Così per tipo tre volte. Alla seconda già mi ero accorta che era lui. Mi batteva il cuore in un modo atroce, e non capivo bene perchè. Perchè tutta questa voglia di rivederlo? Perchè il fiatone e le mani tremanti? Perchè mi sono specchiata sul riflesso del vetro di una macchina per vedere se avevo un aspetto decente?
Comunque dopo un po' mi sono decisa: buttati, cazzo, S. Non sei tu quella che dice sempre di buttarsi? Altrimenti non risolvi niente, no? Ci fai solo due chiacchiere. Non cambierà niente.
Così ho preso un bel respiro, mi son fatta forza e l'ho chiamato. Lui ha detto "Eh?" e si è guardato intorno, poi ho urlato "Sono S.!" e lui "Ah, ciao, S.!"
Già si stava preparando per uscire col suo motorino. Dal marciapiede vedevo il casco per terra e lui che stava armeggiando a terra. Ha aperto il cancello - stava già per uscire per conto suo.
Ho aspettato con cuore il gola che il cancello automatico scorresse e poi quando l'ho visto gli ho sorriso, e lui mi ha sorriso. Madonna, quant'ero imbarazzata. Mi sono sentita un'idiota, lì davanti a casa sua con la mia bici sgangherata, lui col motorino. Si è avvicinato a me e mi ha salutato, col bacio sulla guancia. Non era mai successo. Mi sono sentita mancare.
"Passavo di qui e ti ho visto... così ho pensato di salutarti" gli ho detto. Anche se al momento non ne sono tanto sicura, sapete, forse ho solo pensato di dirlo e poi non l'ho fatto. In quest'ultimo caso sarebbe alquanto imbarazzante. Tipo che mi faccio trovare davanti casa sua per spiarlo, cioè.
Abbiamo parlato un po', del più e del meno. Scuola, famiglia, amici, nuova vita da liceali.
Sono secoli che non ci si vede, eh? Eh già, un sacco di tempo. E via così, ridendo e scherzando, con qualche silenzio imbarazzante. Dopo un po' abbiamo rotto il ghiaccio.
Poi è uscito di casa suo fratello, che mi conosce e sapeva anche delle nostre "cotte reciproche", non so come dire. Ci ha guardati sorridendo. No, volevo dirgli, ti prego, non pensare a quello che stai pensando.
Però, ecco, a pensarci, a vedere un ragazzo e una ragazza della nostra età che parlano sul marciapiede davanti casa di lui, qualche sospetto viene, no? Merda, spero di no. Spero che non ne parli con la madre.
Il fratello se n'è andato con la ragazza, sempre sorridendoci, poi siamo rimasti ancora io e lui. Certe volte non riuscivo a guardarlo in faccia, così distoglievo lo sguardo. Io pallavolo, lui tennis, io linguistico, lui classico, io bici sgangherata ed imbarazzante, lui motorino blu e bianco. Credo di avergli sorriso un sacco.
La cosa bella, sapete, è che l'ho trovato tanto carino, gentile e simpatico come è sempre stato. Non è cambiato, è sempre lui. Io sono sempre io. Siamo sempre noi due.
Ad un certo punto mi sono chiesta se lui non si stesse annoiando delle mie chiacchiere.Poi ho pensato che magari lui si stava chiedendo la stessa cosa. Era un sacco di tempo che non parlavamoin quel modo, comunque, che non ci sorridevamo così.
Prima bambini spensierati, poi subito catapultati a quindicenni con ormoni galoppanti. Mi avrà trovata carina? Cambiata? Bella? Simpatica?
Sarei voluta rimanere lì per ancora tanto tempo, poi però è arrivato un ragazzo che stava in classe nostra alle medie, e che mi sta pure sulle palle, aggiungerei. Mi sarei voluta sotterrare. Perchè, Dio, perchè proprio adesso? Questo ragazzo è l'amico d'infanzia di A., sapete, e allora mi sono detta "Merda, mo' pure lui pensa che usciamo insieme? Che ci vediamo? Che io sono cotta di lui? E certo, sono qui davanti a casa sua! Vattene vattene vattene".
Solo che lui non se n'è andato, anzi, ha continuato a camminare.
Non so bene con che faccia mi abbia guardato, ma io ero parecchio imbarazzata. Hanno cominciato a parlare di moto e io ho cercato di fare la simpatica con l'altro, solo che niente. Dopo un po' ho farfugliato un "Okay, vi lascio parlare di moto e me ne vado" e A. mi ha sorriso e l'altro ragazzo no, ma chissene frega di quell'altro.
Ho pedalato piano fino all'angolo, poi a più non posso, dritta filata fino a casa. La voce nella mia testa urlava, merda merda merda, ora lo saprà tutta la città! Merda merda merda!
Sono corsa via, proprio, col cuore che mi martellava nel petto e un sacco di insulti per me e per quello che ci ha disturbati.
Non sono nemmeno riuscita a salutarlo come si deve, A. Non gli ho neanche detto che, per me, era stato un piacere rivederlo. Chissà cosa mi avrebbe risposto. Avrei voluto salutarlo anch'io col bacio sulla guancia. Merda merda merda.

RedCherry

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