Che è un verso di una canzone dei Foo Fighters, ma comunque.
Nel mio quartiere ci sono molte molte ville/villette, tutte molto carine, okay, tutte molto simili, colori chiari, bianchi, rosini, giallini, marroncini, azzurrini (eccetera eccetera...). Poi, bum!, c'è questa casa gialla come una palla d'oro e arancione come un concentrato di carota e agrumi. E' molto particolare, con finestre tutte diverse dalle forme strane, un tetto marrone caldo e delle vetrate colorate.
Passo davanti a questa casa ogni pomeriggio, quando ritorno da scuola. Ci passo a piedi, tornando dalla fermata dell'autobus, e ogni volta mi viene da pensare a me stessa.
Questa bella casetta non è ancora completamente finita; saranno - quanti? - cinque anni che la stanno costruendo. Prima dell'inizio dei lavori, al suo posto c'era un'altra villa, che era molto molto simile al resto del quartiere. Poi questa abitazione è stata completamente demolita; rasa al suolo, insomma. E sopra, come già detto, ne hanno costruita un'altra tutta da zero.
Ecco, questa bella storiella per dire che mi sento molto in solidarietà con questa villettina. Si sentirà guardata male, probabilmente, da tutte le altre villettine che la circondano, no? Loro che hanno le finestre tutte ordinate e dello stesso colore e della stessa forma, una dietro l'altra; e hanno una porta normale, come tutte le case normali, mentre lei ne ha una che sembra un arco (la mia prof di storia dell'arte direbbe "S.! E' una volta, non un arco!"), e le pareti esterne sono di due colori diversi mentre quelle delle altre sono tutte bianche uguali.
Ci pensavo proprio oggi, che io qua non so che ci faccio. Perché non sono adatta a questa città, non è abbastanza grande, non abbastanza varia, le case e le persone e i miei coetanei si assomigliano tutti un sacco e io sono diversa, sono un po' un pugno nell'occhio come la casa; non perché io sia gialla e arancione, ma perché semplicemente risalto nella massa, ecco cosa.
Mi sento un po' come la villetta perché mi sembra di essermi demolita da sola per poi dirmi Ricomincia tutto daccapo, che così non mi piaci, e l'ho fatto veramente, mi sono ricostruita pezzo per pezzo, e probabilmente, se potessi, mi appenderei al naso un cartello con su scritto Lavori in corso, vietato l'accesso per i prossimi anni (però non saprei quanti).
The point is - che fa molto British People - che prima non andavo bene in confronto agli altri, ma volevo imitarli. Ora, invece, non vado ancora bene ma non me ne frega, anzi, lo preferisco. Perché non voglio essere un "pezzo comune", ma un "pezzo raro"; magari un pezzo raro in mezzo a tanti altri pezzi rari tutti diversi. Voglio distinguermi ed essere un pugno nell'occhio di quelli che ti lasciano il livido nero per una settimana, se sapete cosa intendo.
In questo buco di città io soffoco, e ho tanta voglia di evadere e vedere e fare cose nuove, belle, diverse, per la miseria. Qui, qui... non lo so, mi sembra sempre di essere guardata storto perché, che ne so, ho il mio bracciale di cuoio largo o una maglia di un gruppo rock o leggo un libro in autobus o faccio discorsi e ragionamenti "troppo seri", che non si capiscono, e via dicendo.
Cristo, vorrei solo andarmene, ché qui la maggiorparte conosce la vecchia me, e la vecchia me sinceramente mi sta stretta. La vecchia me - per intenderci, quella di sempre prima dell'inizio del liceo -, a sentirsi guardata come sono stata guardata oggi avrebbe avuto voglia di piangere e scappare di corsa, e avrebbe cominciato a pensare "Oddio, chissà cosa avranno pensato/cosa si saranno detti dopo che me ne sono andata". La vecchia me di qualche anno fa si preoccupava troppo ed era tanto insicura e fragile da non fidarsi nemmeno di se stessa.
Se me la ritrovassi davanti, la vecchia me, l'abbraccerei forte e le direi tesoro, stai tranquilla, troverai anche tu il tuo posto, e ora lo sai perché sei qui di fronte a me; siamo la stessa cosa ma siamo diverse, lo vedi? Cambierai come tutti cambiano, e sarai forte, anche se qualche volta ancora piangerai, ma, davvero, non prendertela per certe cose, non starci male per quello che dicono. La gente non capisce, ecco cosa, ma io invece sì, alla perfezione.
Poi, forse, io e la vecchia me ci faremmo un bel pianto per tutto quello che è stato e che sarà, e magari poi rideremo forte come facevo con N. una volta, che ci facevano male le guance e tutta la faccia e ci veniva da fare la pipì per quando stavamo morendo dalle risate. E le direi, alla vecchia me, che qualcuno che ci tiene esiste, e che basta solo aprire gli occhi.
Visualizzazione post con etichetta situazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta situazioni. Mostra tutti i post
martedì 24 aprile 2012
sabato 7 aprile 2012
Oggi eravamo al parco
Sdraiati uno vicino all'altro a pancia in su, a guardare il cielo, col sole sulla faccia, a passarci la bottiglia quasi vuota di vodka alla pesca per berla a piccoli sorsi. Eravamo non tanti, non tutti, ma abbastanza. Mi piace uscire con loro.
Ed ecco, eravamo lì così e io pensavo a quanto è bello essere giovani e fare cose belle come uscire, sdraiarci uno vicino all'altro sul prato, bere a piccoli sorsi e sentire l'alcol che scende giù per la gola e scalda il petto e sembra ti scorra nel sangue fino alla punta delle dita, stare col sole in faccia e sorridersi e conoscersi ancora di più, sempre di più.
Penso a quando saremo vecchi, e se non vecchi comunque meno giovani di ora, e non potremo fare un sacco di cose, ci verranno le rughe e avremo un sacco di ciccia che ci colerà dalle ossa. Allora al pomeriggio, quando con l'autobus sono scesa alla fermata del centro commerciale e lì ho raggiunto mia mamma coi miei fratelli, mi sono presa una crepe alla Nutella senza farmi troppi problemi per i brufoli, perché, come mi ha detto L., "almeno quelli con un po' di fondotinta li copri, i chili in più no". Dato che per non so quale strano scherzo della natura il mio metabolismo smaltisce tutto alla velocità della luce, ho deciso che non mi farò problemi sui brufoli, per quanto orripilanti possano essere, e mi godrò la mia adolescenza riempiendomi di schifezze come bisogna fare a quest'età.
Poi pensavo anche che, insomma, uno potrebbe morire in qualsiasi momento. Potresti uscire di casa ed essere preso in pieno da una macchina, o stroncato da un fulmine o da un infarto. Potrebbe caderti una tegola in testa. Potresti scivolare sul pavimento bagnato mentre esci dalla doccia e picchiare la crapa, che ne sai. E' così assurdo, che una vita, pum, si fermi da un momento all'altro.
Ultimamente non sono più così presa dall'idea di avere un ragazzo. Nel mio giardino zen personale, passo il rastrellino sulla sabbia e mi ripeto che quando sarà tempo, arriverà. Ogni cosa arriva a suo tempo, alla fine, no? Certe volte mi esce una pazienza da non crederci, roba che a conoscermi tanto bene mi sembra stranissimo. Anche il mio prof di italiano dice che secondo lui non sono una con tanta pazienza; io non gli ho dato una risposta, ma nella mia testa mi chiedevo come diavolo faccia quell'uomo ad azzeccarci sempre, con le persone. Certe volte mi preoccupa.
RedCherry
Ed ecco, eravamo lì così e io pensavo a quanto è bello essere giovani e fare cose belle come uscire, sdraiarci uno vicino all'altro sul prato, bere a piccoli sorsi e sentire l'alcol che scende giù per la gola e scalda il petto e sembra ti scorra nel sangue fino alla punta delle dita, stare col sole in faccia e sorridersi e conoscersi ancora di più, sempre di più.
Penso a quando saremo vecchi, e se non vecchi comunque meno giovani di ora, e non potremo fare un sacco di cose, ci verranno le rughe e avremo un sacco di ciccia che ci colerà dalle ossa. Allora al pomeriggio, quando con l'autobus sono scesa alla fermata del centro commerciale e lì ho raggiunto mia mamma coi miei fratelli, mi sono presa una crepe alla Nutella senza farmi troppi problemi per i brufoli, perché, come mi ha detto L., "almeno quelli con un po' di fondotinta li copri, i chili in più no". Dato che per non so quale strano scherzo della natura il mio metabolismo smaltisce tutto alla velocità della luce, ho deciso che non mi farò problemi sui brufoli, per quanto orripilanti possano essere, e mi godrò la mia adolescenza riempiendomi di schifezze come bisogna fare a quest'età.
Poi pensavo anche che, insomma, uno potrebbe morire in qualsiasi momento. Potresti uscire di casa ed essere preso in pieno da una macchina, o stroncato da un fulmine o da un infarto. Potrebbe caderti una tegola in testa. Potresti scivolare sul pavimento bagnato mentre esci dalla doccia e picchiare la crapa, che ne sai. E' così assurdo, che una vita, pum, si fermi da un momento all'altro.
Ultimamente non sono più così presa dall'idea di avere un ragazzo. Nel mio giardino zen personale, passo il rastrellino sulla sabbia e mi ripeto che quando sarà tempo, arriverà. Ogni cosa arriva a suo tempo, alla fine, no? Certe volte mi esce una pazienza da non crederci, roba che a conoscermi tanto bene mi sembra stranissimo. Anche il mio prof di italiano dice che secondo lui non sono una con tanta pazienza; io non gli ho dato una risposta, ma nella mia testa mi chiedevo come diavolo faccia quell'uomo ad azzeccarci sempre, con le persone. Certe volte mi preoccupa.
RedCherry
sabato 31 marzo 2012
Settimane da incubo
A scuola ci stanno massacrando, e io dico, siamo solo a marzo, che due palle. Tutti a lamentarsi; avete notato che la gente cerca sempre qualcosa da ridire? Sempre contrariati a qualcosa, a sbuffare eccetera.
Ho avuto un'infinità di verifiche e interrogazioni, e già mi sono rotta. Voglio l'estate, il concerto del Boss, l'Inghilterra.
Mercoledì io, C. e Fede S. andiamo ad una festa. Con C. (ci siamo legate molto, ultimamente, usciamo insieme in centro e andiamo al cinema solo noi due) ho comprato un vestito bianco (la festa è a tema Black&White, fighissimo). Voglio conoscere qualcuno di interessante. Sono stanca da morirci. E' iniziata la primavera e, al posto di uscire dal letargo come gli altri animali, vorrei andarci. Ora.
Mi stanno crescendo le tette. Roba da non crederci. Di punto in bianco, poi; cioè, all'inizio mica me n'ero accorta. Poi un paio di giorni fa mi sono guardata allo specchio e cazzo, sono più grandi (what a fuck yeah). Madre Natura non mi ha dimenticata, allora, donando al resto della famiglia (soprattuto dalla parte di mio padre, checcavolo) delle bocce così. Ora mi sento realizzata e devo condividere questo fatto col resto del mondo, perdonate il mio egocentrismo. Che poi scusate, se uno apre un blog molto probabilmente parlerà di sé, no? Cavolo, quindi in pratica ce la tiriamo tutti in un modo assurdo.
Giovedì all'ultima ora ho consegnato la poesia in uno degli uffici della scuola, e l'ha presa una prof di tedesco simpaticissima, che tra l'altro non avevo mai visto. Allora la consegno, lei mi chiede se ne sono soddisfatta, cominciamo a parlare (se qualcuno mi dà il via libera, non mi tiro certo indietro), le racconto del Marocco, perché vuole assolutamente saperne qualcosa; lei mi racconta della Germania, dove ha vissuto per più di dieci anni e continuiamo e continuiamo. Tra l'altro è una tipa molto particolare, sia come modo di fare e porsi, che come modo di vestire.
Dopo tipo venti minuti che stavamo lì:
- Ah, ma... tu ora cosa avresti? Buca? -
- In realtà ci sarebbe educazione fisica... -
- 'Sti cazzi, facciamo educazione mentale. -
Mi prende una sedia, ne prende una anche lei, e ci sediamo una davanti all'altra. Ricominciamo a parlare. Mi racconta qualcosa della Seconda Guerra Mondiale, di come stavano le cose in Germania in quel periodo. Le faccio un bel po' di domande su come vivono ora i giovani i fatti della Shoah. Parliamo. Parliamo. Di film e di libri. E' troppo una grande. Mi fa una frase fatta di "ma che cazzo, loro non hanno un cazzo da dare!".
Poi alla fine delle lezioni, io che ho balzato tutta l'ultima ora, lei che mi saluta. Mi dice che è stato un piacere conoscermi, le dico che è stato un piacere parlare con lei. Mi dice di venirla a trovare, e lo farò di sicuro.
Insomma, non si vedono dappertutto adulti di questo genere, e ha saputo rendere le spiegazioni interessanti, non noiose come gli altri prof. Da grande vorrei diventare un po' come lei.
Cherry
Ho avuto un'infinità di verifiche e interrogazioni, e già mi sono rotta. Voglio l'estate, il concerto del Boss, l'Inghilterra.
Mercoledì io, C. e Fede S. andiamo ad una festa. Con C. (ci siamo legate molto, ultimamente, usciamo insieme in centro e andiamo al cinema solo noi due) ho comprato un vestito bianco (la festa è a tema Black&White, fighissimo). Voglio conoscere qualcuno di interessante. Sono stanca da morirci. E' iniziata la primavera e, al posto di uscire dal letargo come gli altri animali, vorrei andarci. Ora.
Mi stanno crescendo le tette. Roba da non crederci. Di punto in bianco, poi; cioè, all'inizio mica me n'ero accorta. Poi un paio di giorni fa mi sono guardata allo specchio e cazzo, sono più grandi (what a fuck yeah). Madre Natura non mi ha dimenticata, allora, donando al resto della famiglia (soprattuto dalla parte di mio padre, checcavolo) delle bocce così. Ora mi sento realizzata e devo condividere questo fatto col resto del mondo, perdonate il mio egocentrismo. Che poi scusate, se uno apre un blog molto probabilmente parlerà di sé, no? Cavolo, quindi in pratica ce la tiriamo tutti in un modo assurdo.
Giovedì all'ultima ora ho consegnato la poesia in uno degli uffici della scuola, e l'ha presa una prof di tedesco simpaticissima, che tra l'altro non avevo mai visto. Allora la consegno, lei mi chiede se ne sono soddisfatta, cominciamo a parlare (se qualcuno mi dà il via libera, non mi tiro certo indietro), le racconto del Marocco, perché vuole assolutamente saperne qualcosa; lei mi racconta della Germania, dove ha vissuto per più di dieci anni e continuiamo e continuiamo. Tra l'altro è una tipa molto particolare, sia come modo di fare e porsi, che come modo di vestire.
Dopo tipo venti minuti che stavamo lì:
- Ah, ma... tu ora cosa avresti? Buca? -
- In realtà ci sarebbe educazione fisica... -
- 'Sti cazzi, facciamo educazione mentale. -
Mi prende una sedia, ne prende una anche lei, e ci sediamo una davanti all'altra. Ricominciamo a parlare. Mi racconta qualcosa della Seconda Guerra Mondiale, di come stavano le cose in Germania in quel periodo. Le faccio un bel po' di domande su come vivono ora i giovani i fatti della Shoah. Parliamo. Parliamo. Di film e di libri. E' troppo una grande. Mi fa una frase fatta di "ma che cazzo, loro non hanno un cazzo da dare!".
Poi alla fine delle lezioni, io che ho balzato tutta l'ultima ora, lei che mi saluta. Mi dice che è stato un piacere conoscermi, le dico che è stato un piacere parlare con lei. Mi dice di venirla a trovare, e lo farò di sicuro.
Insomma, non si vedono dappertutto adulti di questo genere, e ha saputo rendere le spiegazioni interessanti, non noiose come gli altri prof. Da grande vorrei diventare un po' come lei.
Cherry
Etichette:
blabla,
fuckin' school,
giornate,
situazioni
venerdì 23 marzo 2012
In 'sti giorni non ho avuto proprio tempo, manco per accendere il computer. Riporto degli estratti da un mio quadernetto che mi fa da diario cartaceo.
20 marzo 2012
A volte la gente è così rumorosa. Vorrei che facessero meno chiasso. Che il mondo se ne stesse un po' zitto. Chiedo troppo?
21 marzo 2012
"E' primavera!"
"Auguri a tutti gli involtini!"
22 marzo 2012
Ho mangiato cinese (first time) con Fede S.; era buono. Faceva un sacco caldo. Ci siamo messe all'ombra, su un muretto dietro un'edicola vicino scuola. Due tizi ci fissavano (che pressa, 'sta gente).
E' stata l'ultima lezione del corso di poesia. Ho comprato 4 DVD a 13 euro. Che pacchia!
C.
20 marzo 2012
A volte la gente è così rumorosa. Vorrei che facessero meno chiasso. Che il mondo se ne stesse un po' zitto. Chiedo troppo?
21 marzo 2012
"E' primavera!"
"Auguri a tutti gli involtini!"
22 marzo 2012
Ho mangiato cinese (first time) con Fede S.; era buono. Faceva un sacco caldo. Ci siamo messe all'ombra, su un muretto dietro un'edicola vicino scuola. Due tizi ci fissavano (che pressa, 'sta gente).
E' stata l'ultima lezione del corso di poesia. Ho comprato 4 DVD a 13 euro. Che pacchia!
C.
martedì 20 marzo 2012
Ci sono affezionata, ecco.
Alle mie scarpe, dico. Le chiamo le Scarpe Viaggianti. Sono comode, modello All Star, grigie, consumate al massimo, scritte sulle punte e sui bordi che una volta erano bianchi. Mia madre voleva buttarmele di nascosto, ma sono riuscita a convincerla a non farlo (anche perché se lo avesse fatto, mi avrebbe sentita!).
Me le sono portate praticamente dappertutto; hanno camminato sulle strade di Roma, per quelle inglesi, quest'estate, in Marocco, in montagna, al mare, fino alla mia scuola, hanno toccato il prato di un mucchio di parchi, sono entrate in tante case, in palestra, in ogni genere di mezzo di trasporto. Hanno la suola spaccata, ma non m'importa. Il tessuto interno è una fantasia di fiori rossi e steli verdi.
Si sono inzuppate di pioggia, hanno toccato la neve, hanno camminato con me nelle giornate ventose e in quelle calde.
Sono le mie Scarpe Viaggianti e ci sono affezionata; non sono poi tanto vecchie (le ho comprate l'anno scorso, dev'essere stato l'inizio del 2011 o forse fine 2010, qualcosa così, sì), ma mi hanno sempre accompagnata praticamente dappertutto. Ci ho ballato dentro, corso, passeggiato a fianco di Kilian e di mille altre persone. Hanno toccato la sabbia bagnata (me la ricordo ancora bene, faceva un freddo della Madonna e mi gelavano i piedi) di Paignton e il suo molo, forse persino l'acqua dell'Oceano.
Mi piace pensare che, come me, tengano dentro di loro un pezzetto di ogni posto dove siamo state insieme, io e loro, le mie Scarpe Viaggianti piene zeppe di ricordi.
Se dovessero chiedermi cosa ho fatto nell'ultimo anno della mia vita, io me le slaccerei e le tirerei su - molto in alto, ché l'unica cosa che ancora non hanno assaggiato è un po' di cielo - e direi ecco.
Me le sono portate praticamente dappertutto; hanno camminato sulle strade di Roma, per quelle inglesi, quest'estate, in Marocco, in montagna, al mare, fino alla mia scuola, hanno toccato il prato di un mucchio di parchi, sono entrate in tante case, in palestra, in ogni genere di mezzo di trasporto. Hanno la suola spaccata, ma non m'importa. Il tessuto interno è una fantasia di fiori rossi e steli verdi.
Si sono inzuppate di pioggia, hanno toccato la neve, hanno camminato con me nelle giornate ventose e in quelle calde.
Sono le mie Scarpe Viaggianti e ci sono affezionata; non sono poi tanto vecchie (le ho comprate l'anno scorso, dev'essere stato l'inizio del 2011 o forse fine 2010, qualcosa così, sì), ma mi hanno sempre accompagnata praticamente dappertutto. Ci ho ballato dentro, corso, passeggiato a fianco di Kilian e di mille altre persone. Hanno toccato la sabbia bagnata (me la ricordo ancora bene, faceva un freddo della Madonna e mi gelavano i piedi) di Paignton e il suo molo, forse persino l'acqua dell'Oceano.
Mi piace pensare che, come me, tengano dentro di loro un pezzetto di ogni posto dove siamo state insieme, io e loro, le mie Scarpe Viaggianti piene zeppe di ricordi.
Se dovessero chiedermi cosa ho fatto nell'ultimo anno della mia vita, io me le slaccerei e le tirerei su - molto in alto, ché l'unica cosa che ancora non hanno assaggiato è un po' di cielo - e direi ecco.
venerdì 16 marzo 2012
Siamo a metà marzo
E i miei propositi per l'anno nuovo, come direbbe L., stanno andando a puttane. Perché 1), non ho ancora nemmeno preso in mano una chitarra per strimpellare qualcosina, anche se C. (che sta imparando) ha detto che un giorno potrei andare a casa sua e lei potrebbe aiutarmi. E 2), perché non ho cominciato nessun corso di arabo, anche se lo desidero ardentemente. A gennaio avevo chiesto a mio padre di non parlarmi più in italiano ma solo in arabo, solo che se ne dimenticava sempre, e dopo un po' l'ho lasciata cadere lì, anche se mi dispiace da morire, soprattutto ripensando a quanto la nonna ci tenesse sentirmi parlare in arabo con lei e mi sento un sacco in colpa, anche perché non ho fatto in tempo ad impararlo decentemente, che lei è spirata. Mi piace spirata, come termine, dà un'immagine poetica della morte. Sul dizionario dei sinonimi e dei contrari, alla voce morire mette: cessare di vivere, spegnersi, chiudere gli occhi per sempre, estinguersi, soccombere, spirare, finire, mancare, trapassare, andare all'altro mondo, passare a miglior vita, rendere l'anima a Dio (e se poi Dio non c'è?), esalare l'ultimo respiro, perire, crepare, tirar le cuoia. Per i contrari mette solo nascere. Perché per la creazione di una nuova creatura esiste solo un vocabolo e per la sua fine così tanti? Che poi la gente si rende conto di quando contasse una persona solo dopo la sua morte. Quando ascoltavo frasi del genere nei film o le leggevo nei libri, mi sembravano le solite cose sdolcinate molto da cliché cinematografici e via dicendo, della serie senza di te non posso vivere eccetera, ma mi sono resa conto che è fottutamente vera, checcazzo. Uno non se ne accorge, spesso, di quanto quella persona fosse importante. Spesso diamo le cose per scontate, e a pensarci è orribile.
A parte questo, la giornata di oggi è stata abbastanza nera. Mi sembrava di andare in giro con una nuvoletta grigia piena di pioggia sulla testa. C'è stata la verifica di inglese e nelle altre ore il tempo non passava più. I secondi diventavano minuti, i minuti interminabili. Mi sono anche fermata allo sportello di matematica perché non avevo capito troppo come si facessero quei problemi strani coi criteri di parallelismo, quindi mi sono fermata un'ora più del solito. Stasera vado a vedere il concerto di mio cugino (e tra tre mesi quello di Bruce Springsteen, che storia! Tra l'altro ho scoperto che il mio prof di matematica ne è un fan accanito, ne abbiamo parlato un sacco sul treno, al ritorno dalla gita di Roma. A parte che non ce lo vedo proprio, a fare il rockettaro... ma poi forse verrà pure lui al concerto. Jesus Christ!).
Ieri, poi, ho assistito ad una scena che mi ha fatto sorridere un sacco: ero in metro, e stavo ascoltando la musica, quando noto due ragazzi, in piedi, vicino alle porte, troppo vicini per essere solo amici (i ragazzi si vergognano un sacco, a stare troppo vicini, e si offendono da morire se si scherza sulla loro virilità, non ho mai capito perché. Sono talmente chiusi di mentalità, certe volte). Poi vedo che si prendono per mano, e lì ho la conferma del fatto che siano omosessuali (tra l'altro sono assolutamente CONTRO l'omofobia, e appoggio pienamente i matrimoni tra coppie gay, o le adozioni di bimbi da parte di coppie omosessuali); poi cominciano ad uscire dalla metro, e uno dei ragazzi dà una pacca sul culo all'altro; lì mi è venuto troppo da sorridere! Insomma, non se ne vedono mai, di coppie dello stesso sesso che si mostrano in questo modo alla gente e che non si vergognano dei loro gusti sessuali. Davvero, persone da ammirare, soprattutto per quello che molti di loro passano/hanno passato (ne avevamo discusso in quel corso all'autogestione di febbraio).
Manca solo una lezione del corso di poesia, poi sarà finito. Stiamo sistemando il libretto con raccolte tutte le nostre poesie e le prose che abbiamo scritto in questi mesi. E' stata una bella esperienza, mi sa che l'anno prossimo ci torno.
Domani L. viene a pigliarmi a scuola, e andiamo in Fiera. Vuole comprarsi una bandana, e forse comincerà il tentativo di dilatazione del lobo part 3 (sì, c'è stata anche una part 2).
C.
P.s. Tra le pagine del dizionario dei sinonimi e dei contrari, tra l'altro, ho ritrovato una rosa (ormai seccata, sottile come un foglio di carta), che mi aveva regalato un ragazzo una sera che eravamo usciti con altra gente ai locali sui canali. C'erano un sacco di luci e Fede S. era ubriaca. E' intrattabile, quando beve più del dovuto, e quella sera mi aveva proprio seccato in una maniera tremenda. Avevo voglia di prenderla a schiaffi.
A parte questo, la giornata di oggi è stata abbastanza nera. Mi sembrava di andare in giro con una nuvoletta grigia piena di pioggia sulla testa. C'è stata la verifica di inglese e nelle altre ore il tempo non passava più. I secondi diventavano minuti, i minuti interminabili. Mi sono anche fermata allo sportello di matematica perché non avevo capito troppo come si facessero quei problemi strani coi criteri di parallelismo, quindi mi sono fermata un'ora più del solito. Stasera vado a vedere il concerto di mio cugino (e tra tre mesi quello di Bruce Springsteen, che storia! Tra l'altro ho scoperto che il mio prof di matematica ne è un fan accanito, ne abbiamo parlato un sacco sul treno, al ritorno dalla gita di Roma. A parte che non ce lo vedo proprio, a fare il rockettaro... ma poi forse verrà pure lui al concerto. Jesus Christ!).
Ieri, poi, ho assistito ad una scena che mi ha fatto sorridere un sacco: ero in metro, e stavo ascoltando la musica, quando noto due ragazzi, in piedi, vicino alle porte, troppo vicini per essere solo amici (i ragazzi si vergognano un sacco, a stare troppo vicini, e si offendono da morire se si scherza sulla loro virilità, non ho mai capito perché. Sono talmente chiusi di mentalità, certe volte). Poi vedo che si prendono per mano, e lì ho la conferma del fatto che siano omosessuali (tra l'altro sono assolutamente CONTRO l'omofobia, e appoggio pienamente i matrimoni tra coppie gay, o le adozioni di bimbi da parte di coppie omosessuali); poi cominciano ad uscire dalla metro, e uno dei ragazzi dà una pacca sul culo all'altro; lì mi è venuto troppo da sorridere! Insomma, non se ne vedono mai, di coppie dello stesso sesso che si mostrano in questo modo alla gente e che non si vergognano dei loro gusti sessuali. Davvero, persone da ammirare, soprattutto per quello che molti di loro passano/hanno passato (ne avevamo discusso in quel corso all'autogestione di febbraio).
Manca solo una lezione del corso di poesia, poi sarà finito. Stiamo sistemando il libretto con raccolte tutte le nostre poesie e le prose che abbiamo scritto in questi mesi. E' stata una bella esperienza, mi sa che l'anno prossimo ci torno.
Domani L. viene a pigliarmi a scuola, e andiamo in Fiera. Vuole comprarsi una bandana, e forse comincerà il tentativo di dilatazione del lobo part 3 (sì, c'è stata anche una part 2).
C.
P.s. Tra le pagine del dizionario dei sinonimi e dei contrari, tra l'altro, ho ritrovato una rosa (ormai seccata, sottile come un foglio di carta), che mi aveva regalato un ragazzo una sera che eravamo usciti con altra gente ai locali sui canali. C'erano un sacco di luci e Fede S. era ubriaca. E' intrattabile, quando beve più del dovuto, e quella sera mi aveva proprio seccato in una maniera tremenda. Avevo voglia di prenderla a schiaffi.
martedì 6 marzo 2012
Una roba che proprio non so fare
E' consolare le persone.
Insomma, quando vedo qualcuno di fronte a me che mi scoppia a piangere così, di punto in bianco, vado abbastanza nel panico. Sono più una che in queste situazioni tende a non approcciarsi in modo, come dire, fisico. Piuttosto mi metto a parlare e parlare, faccio una lista dei punti negativi e quelli positivi per cui vale o non vale la pena starci male; pro e contro, una roba così. E ascolto e ascolto e ascolto, ché alla gente fa bene sentirsi ascoltati, è così bello. E uso la voce dolce che conservo per occasioni del genere, dicendo quello che la gente vuole che le si dica.
E provo un odio profondo per le persone che, in un momento in cui sto di merda e avrei solo voglia di sentirmi dire quello che voglio IO, cominciano a dire il contrario, a opporsi, a sputarmi in faccia i loro pensieri. Insomma, perché? Non chiedo tanto, ma spesso nessuno capisce. Per questo non mi apro mai completamente, della serie che conosci ogni singola parte di me (anche L., lo dice, che sono una tipa indipendente e che i problemi me li risolvo sempre da sola, e che per questo mi ritiene matura e mi apprezza, ma io non so quanto ci sia da apprezzare di una cosa del genere), e non l'ho mai fatto con nessuno.
C'è anche da sapere che io non piango mai se qualcuno mi guarda o mi sta vicino. E' una cosa che non sopporto, soprattutto essere abbracciata mentre frigno. Mi fa sentire maledettamente vulnerabile, debole. Non voglio che la gente provi una fottuta compassione per me. Vorrei solo che se ne andassero, in quei momenti, ma loro no, loro fanno quelli carini che ti offrono la spalla, e io la loro spalla del cazzo non la voglio. Mi basta la mia.
E quando uno si accorge che sto per scoppiare in lacrime e io mi accorgo che se ne è accorto... beh, non riesco più a fermarmi. Giuro. Quindi, meglio prevenire che curare, come si dice. Per questo mando giù i singhiozzi e respiro a fondo e mi butto in faccia un sorriso del tipo "okay, ora sto sorridendo, mi vedi?, levati dalle palle". E poi quelli dicono ehy, S. non ha problemi. E' sempre allegra. 'Sti cazzi. No, vabbè, dai, ora passo per la depressa a vita, e non è così. Ci sono momenti no (tipo stamattina) e momenti sì, credo sia normale. E poi c'ho gli ormoni che mi scombussolano il cervello (sì, brava, usiamoli sempre come scusa, eh?).
Ma dicevo, appunto, che quando qualcuno piange non so se abbracciarlo o meno, perché io odio quando in situazioni del genere la gente mi abbraccia - insomma, non voglio!, è come se infrangessero la mia sfera emotiva, come se facessero a brandelli la parte più fragile di me -, ma magari quello vuole assolutamente essere cullato tipo marmocchio e io che ne so come fare 'ste cose? A parte che mi sentirei un'idiota completa. Quello che faccio io è al massimo fare una carezza sul viso o sui capelli della persona in questione, ma, più di così, non me la sento di andare oltre. Probabilmente non è molto normale, anche perché mi sa che passo per l'insensibile di turno. Però ci provo, oh.
Cherry
Insomma, quando vedo qualcuno di fronte a me che mi scoppia a piangere così, di punto in bianco, vado abbastanza nel panico. Sono più una che in queste situazioni tende a non approcciarsi in modo, come dire, fisico. Piuttosto mi metto a parlare e parlare, faccio una lista dei punti negativi e quelli positivi per cui vale o non vale la pena starci male; pro e contro, una roba così. E ascolto e ascolto e ascolto, ché alla gente fa bene sentirsi ascoltati, è così bello. E uso la voce dolce che conservo per occasioni del genere, dicendo quello che la gente vuole che le si dica.
E provo un odio profondo per le persone che, in un momento in cui sto di merda e avrei solo voglia di sentirmi dire quello che voglio IO, cominciano a dire il contrario, a opporsi, a sputarmi in faccia i loro pensieri. Insomma, perché? Non chiedo tanto, ma spesso nessuno capisce. Per questo non mi apro mai completamente, della serie che conosci ogni singola parte di me (anche L., lo dice, che sono una tipa indipendente e che i problemi me li risolvo sempre da sola, e che per questo mi ritiene matura e mi apprezza, ma io non so quanto ci sia da apprezzare di una cosa del genere), e non l'ho mai fatto con nessuno.
C'è anche da sapere che io non piango mai se qualcuno mi guarda o mi sta vicino. E' una cosa che non sopporto, soprattutto essere abbracciata mentre frigno. Mi fa sentire maledettamente vulnerabile, debole. Non voglio che la gente provi una fottuta compassione per me. Vorrei solo che se ne andassero, in quei momenti, ma loro no, loro fanno quelli carini che ti offrono la spalla, e io la loro spalla del cazzo non la voglio. Mi basta la mia.
E quando uno si accorge che sto per scoppiare in lacrime e io mi accorgo che se ne è accorto... beh, non riesco più a fermarmi. Giuro. Quindi, meglio prevenire che curare, come si dice. Per questo mando giù i singhiozzi e respiro a fondo e mi butto in faccia un sorriso del tipo "okay, ora sto sorridendo, mi vedi?, levati dalle palle". E poi quelli dicono ehy, S. non ha problemi. E' sempre allegra. 'Sti cazzi. No, vabbè, dai, ora passo per la depressa a vita, e non è così. Ci sono momenti no (tipo stamattina) e momenti sì, credo sia normale. E poi c'ho gli ormoni che mi scombussolano il cervello (sì, brava, usiamoli sempre come scusa, eh?).
Ma dicevo, appunto, che quando qualcuno piange non so se abbracciarlo o meno, perché io odio quando in situazioni del genere la gente mi abbraccia - insomma, non voglio!, è come se infrangessero la mia sfera emotiva, come se facessero a brandelli la parte più fragile di me -, ma magari quello vuole assolutamente essere cullato tipo marmocchio e io che ne so come fare 'ste cose? A parte che mi sentirei un'idiota completa. Quello che faccio io è al massimo fare una carezza sul viso o sui capelli della persona in questione, ma, più di così, non me la sento di andare oltre. Probabilmente non è molto normale, anche perché mi sa che passo per l'insensibile di turno. Però ci provo, oh.
Cherry
martedì 28 febbraio 2012
Febbraio è un mese soporifero
Mi sta abbastanza sulle palle, devo dire. Pure gennaio. A pelle, proprio.
Ebbene, siamo al 28 di questo mese, che è quasi finito. E' passato, volando; sono stata con la testa sui libri per ore ed ore (sia a leggere per i fatti miei che a studiare), siamo andati in gita a Roma (bellissima, Roma, meravigliosa sul serio, anche se l'abbiamo beccata quei due giorni di neve e mi si sono infradiciate le scarpe e un uccello mi ha cagato addosso e il prof andava come un missile e noi non riuscivamo a stargli dietro), sono uscita, ho scritto, ho mangiato un sacco di pane e nutella, solite robe.
Fatti random di questo mese:
1. Sono orgogliosa di me stessa perché mi sono cresciute un sacco le unghie;
2. Sto adorando la prima generazione di Skins, e sono agli ultimi episodi della seconda stagione e me li guardo in inglese coi sottotitoli in inglese;
3. Ho comprato una spuma per capelli che me li fa riccissimi;
4. Il Passaggio, di J. Cronin, è tipo una delle storie più fighe e cazzute che io abbia mai letto;
5. Vorrei andare in letargo;
6. Ho fatto la versione di latino e probabilmente è andata più che bene;
7. Voglio avere la media generale almeno dell'8, in 'sto quadrimestre;
8. Ho visto Hugo Cabret, al cinema, coi miei fratelli e mio padre;
9. Ho mangiato per la prima volta una mela caramellata, che alla fine è una semplice mela ricoperta da molti strati di zucchero caramellato, ti spacca i denti, e non riesci manco a finirla in una settimana perché sembra sia infinita, non una roba figa come pensavo;
10. Al corso di poesia della scuola stiamo mettendo a posto il libretto che pubblicheremo;
11. Non ho uno straccio di idea su come scrivere la poesia per il concorso di poesia organizzato dalla scuola, e la scadenza è a fine marzo;
12. Sto mettendo da parte dei soldi per realizzare qualche lontano ed improbabile progetto, ma dicono che sognare non faccia mica male;
13. Ho deciso che appena ho diciotto anni prendo il treno e vado a passare l'estate a Madrid con qualcuno (mi ispira troppo, come città).
Sono qui alla scrivania, con una coperta sotto il culo, la bottiglia di latte vicino al computer, i Nirvana che suonano Come as you are, un barattolo di Nutella vuoto, il ricordo della neve ormai sciolta. Ho sonno, tantissimo sonno.
Sabato sera, dopo aver passato l'intero pomeriggio a leggere Il Passaggio seduta sul balcone, sono andata a dormire da M., con L., come facevamo una volta. Ci siamo ordinate tre pizze, volevamo pure quella con la nutella, ma era finita. Avevo portato due film per farmi perdonare per il ritardo (sono sempre in ritardo, alla fine; quindi, un po' per tutti i ritardi di questi anni). Abbiamo parlato tanto, sdraiate sul letto, io con la testa poggiata sulle gambe di L., a sua volta poggiata sulla testata del letto, M. che ci raccontava ogni suo dilemma sentimentale passato presente e futuro e noi che, come ogni volta, intervenivamo qualche volta per farle capire che la stiamo ascoltando, ma alla fine non è mai così, anche perché quando lei comincia a parlarne è sempre troppo tardi per riuscire a starle dietro, M. parla come una macchinetta e si fa un sacco di turbe mentali. Sono felice perché ha trovato qualcuno che, finalmente, non fa lo stronzo e con lei sta bene e ci tiene davvero. Se lo meritava, così non piangerà più e sorriderà e riderà un sacco come sta facendo ultimamente. Poi ci siamo addormentate che erano le due e mezza, L. per prima, io per seconda, M. per ultima, come al solito. Quando ci siamo svegliate, la mattina dopo, ovviamente L. era già sveglia; quando apriamo gli occhi L. è sempre sveglia, lei si alza presto tutta carica, ma io e M. non ce la facciamo mica. Fatto sta che tra un po' ci levava le coperte di dosso per farci alzare, ché quando è sveglia lei devono essere svegli tutti, ma io e M. siamo sempre quelle pigre che dormirebbero fino a mezzogiorno. Poi abbiamo mangiato le lasagne con la mamma di M., che è troppo una grande - avercela io, una madre come lei! -, e io e M. saremmo volute tornare a dormire, ma L. ci ha detto che ci avrebbe prese a sberle se l'avessimo fatto, che siamo giovani, mica vecchie pensionate che devono fare il sonnellino dopo pranzo.
La casa di M. è così silenziosa e in ordine; ci abitano solo lei e sua madre, e da una parte dev'essere bellissimo, dall'altra abbastanza triste. Casa mia è un putiferio, c'è sempre chiasso, tutto è sempre in disordine, buttato alla rinfusa, coi calzini di mio fratello in giro per casa, i giocattoli di Pulce sempre sotto ai piedi ovunque tu vada, i miei libri sparsi su davanzali e tavoli, mamma che si lamenta perché sta perdendo la memoria e non trova mai le chiavi, papà che parla in arabo con gli zii al telefono, la partita di calcio alla tele, i cartoni con quelle musichette assordanti, la mia musica che si sente fino in cucina, tanti passi, tante frasi, tanti discorsi, lacrime, giornate piene di sole nella cucina con le pareti gialle che ha dipinto papà, il nonno che passa il tosaerba giù in giardino, mio fratello che fa gli agguati a Pulce, Pulce e mio fratello che fanno gli agguati a me, videogiochi a tutto volume, il pane che salta dal tostapane, il microonde tiiin, mamma e papà che si baciano, mamma e papà che discutono, fratelli che litigano, la sottoscritta sempre al telefono o in giro per casa coi suoi libri o gli auricolari nelle orecchie, un film da guardare insieme alla tele, mamma che distribuisce il gelato in bicchieri di vetro a tutti, mamma che sbuccia la frutta per tutti, papà che racconta del lavoro, papà che racconta del Marocco, luci che si spengono, è sera, tutti a letto, forza, domani dovete andare a scuola, è tardi, tardissimo!, cosa ci fai ancora sveglio?, dai, fatti la doccia, e tu lavati i denti, dai, la mamma è stanca, S., tesoro, fai addormentare tuo fratello, cantagli una canzone, mettigli il pigiama, raccontagli una storia, papà ha il mal di testa, fallo dormire, ti prego...
Cherry
Ebbene, siamo al 28 di questo mese, che è quasi finito. E' passato, volando; sono stata con la testa sui libri per ore ed ore (sia a leggere per i fatti miei che a studiare), siamo andati in gita a Roma (bellissima, Roma, meravigliosa sul serio, anche se l'abbiamo beccata quei due giorni di neve e mi si sono infradiciate le scarpe e un uccello mi ha cagato addosso e il prof andava come un missile e noi non riuscivamo a stargli dietro), sono uscita, ho scritto, ho mangiato un sacco di pane e nutella, solite robe.
Fatti random di questo mese:
1. Sono orgogliosa di me stessa perché mi sono cresciute un sacco le unghie;
2. Sto adorando la prima generazione di Skins, e sono agli ultimi episodi della seconda stagione e me li guardo in inglese coi sottotitoli in inglese;
3. Ho comprato una spuma per capelli che me li fa riccissimi;
4. Il Passaggio, di J. Cronin, è tipo una delle storie più fighe e cazzute che io abbia mai letto;
5. Vorrei andare in letargo;
6. Ho fatto la versione di latino e probabilmente è andata più che bene;
7. Voglio avere la media generale almeno dell'8, in 'sto quadrimestre;
8. Ho visto Hugo Cabret, al cinema, coi miei fratelli e mio padre;
9. Ho mangiato per la prima volta una mela caramellata, che alla fine è una semplice mela ricoperta da molti strati di zucchero caramellato, ti spacca i denti, e non riesci manco a finirla in una settimana perché sembra sia infinita, non una roba figa come pensavo;
10. Al corso di poesia della scuola stiamo mettendo a posto il libretto che pubblicheremo;
11. Non ho uno straccio di idea su come scrivere la poesia per il concorso di poesia organizzato dalla scuola, e la scadenza è a fine marzo;
12. Sto mettendo da parte dei soldi per realizzare qualche lontano ed improbabile progetto, ma dicono che sognare non faccia mica male;
13. Ho deciso che appena ho diciotto anni prendo il treno e vado a passare l'estate a Madrid con qualcuno (mi ispira troppo, come città).
Sono qui alla scrivania, con una coperta sotto il culo, la bottiglia di latte vicino al computer, i Nirvana che suonano Come as you are, un barattolo di Nutella vuoto, il ricordo della neve ormai sciolta. Ho sonno, tantissimo sonno.
Sabato sera, dopo aver passato l'intero pomeriggio a leggere Il Passaggio seduta sul balcone, sono andata a dormire da M., con L., come facevamo una volta. Ci siamo ordinate tre pizze, volevamo pure quella con la nutella, ma era finita. Avevo portato due film per farmi perdonare per il ritardo (sono sempre in ritardo, alla fine; quindi, un po' per tutti i ritardi di questi anni). Abbiamo parlato tanto, sdraiate sul letto, io con la testa poggiata sulle gambe di L., a sua volta poggiata sulla testata del letto, M. che ci raccontava ogni suo dilemma sentimentale passato presente e futuro e noi che, come ogni volta, intervenivamo qualche volta per farle capire che la stiamo ascoltando, ma alla fine non è mai così, anche perché quando lei comincia a parlarne è sempre troppo tardi per riuscire a starle dietro, M. parla come una macchinetta e si fa un sacco di turbe mentali. Sono felice perché ha trovato qualcuno che, finalmente, non fa lo stronzo e con lei sta bene e ci tiene davvero. Se lo meritava, così non piangerà più e sorriderà e riderà un sacco come sta facendo ultimamente. Poi ci siamo addormentate che erano le due e mezza, L. per prima, io per seconda, M. per ultima, come al solito. Quando ci siamo svegliate, la mattina dopo, ovviamente L. era già sveglia; quando apriamo gli occhi L. è sempre sveglia, lei si alza presto tutta carica, ma io e M. non ce la facciamo mica. Fatto sta che tra un po' ci levava le coperte di dosso per farci alzare, ché quando è sveglia lei devono essere svegli tutti, ma io e M. siamo sempre quelle pigre che dormirebbero fino a mezzogiorno. Poi abbiamo mangiato le lasagne con la mamma di M., che è troppo una grande - avercela io, una madre come lei! -, e io e M. saremmo volute tornare a dormire, ma L. ci ha detto che ci avrebbe prese a sberle se l'avessimo fatto, che siamo giovani, mica vecchie pensionate che devono fare il sonnellino dopo pranzo.
La casa di M. è così silenziosa e in ordine; ci abitano solo lei e sua madre, e da una parte dev'essere bellissimo, dall'altra abbastanza triste. Casa mia è un putiferio, c'è sempre chiasso, tutto è sempre in disordine, buttato alla rinfusa, coi calzini di mio fratello in giro per casa, i giocattoli di Pulce sempre sotto ai piedi ovunque tu vada, i miei libri sparsi su davanzali e tavoli, mamma che si lamenta perché sta perdendo la memoria e non trova mai le chiavi, papà che parla in arabo con gli zii al telefono, la partita di calcio alla tele, i cartoni con quelle musichette assordanti, la mia musica che si sente fino in cucina, tanti passi, tante frasi, tanti discorsi, lacrime, giornate piene di sole nella cucina con le pareti gialle che ha dipinto papà, il nonno che passa il tosaerba giù in giardino, mio fratello che fa gli agguati a Pulce, Pulce e mio fratello che fanno gli agguati a me, videogiochi a tutto volume, il pane che salta dal tostapane, il microonde tiiin, mamma e papà che si baciano, mamma e papà che discutono, fratelli che litigano, la sottoscritta sempre al telefono o in giro per casa coi suoi libri o gli auricolari nelle orecchie, un film da guardare insieme alla tele, mamma che distribuisce il gelato in bicchieri di vetro a tutti, mamma che sbuccia la frutta per tutti, papà che racconta del lavoro, papà che racconta del Marocco, luci che si spengono, è sera, tutti a letto, forza, domani dovete andare a scuola, è tardi, tardissimo!, cosa ci fai ancora sveglio?, dai, fatti la doccia, e tu lavati i denti, dai, la mamma è stanca, S., tesoro, fai addormentare tuo fratello, cantagli una canzone, mettigli il pigiama, raccontagli una storia, papà ha il mal di testa, fallo dormire, ti prego...
Cherry
sabato 4 febbraio 2012
You're not gonna understand
Okay, sto cercando il più possibile di attenermi al mio proposito, quello di postare più spesso, ma non è facilissimo.
Questa settimana il martedì eravamo a quell'incontro col sopravvissuto ai campi di concentramento, come già scritto qualche post fa; mercoledì, giovedì e venerdì abbiamo avuto autogestione. (pure martedì, a dire il vero, ma non eravamo a scuola). Ho partecipato tutti e 3 i giorni, è personalmente l'ho considerata un'esperienza da ripetere. Davvero un mucchio di cose interessanti; ho seguito un corso sull'omosessualità, dove c'erano dei ragazzi di un'associazione che ci hanno parlato delle loro esperienze (pure loro omosessuali), dell'integrazione di omosessuali, bisessuali, transessuali eccetera nella società, di come vengono considerati, delle storie che hanno alle spalle e un sacco di altre robe. Poi ho seguito un corso sulla condizione dei detenuti nelle carceri; uno sulla fotografia (molto bello); uno sulle cosiddette "maschere sociali", con un dibattito e scambio di esperienze personali sull'integrazione del singolo in una società caotica e conformista eccetera eccetera; un corso dedicato all'11 settembre, dove abbiamo visto un documentario e un prof della scuola ci ha parlato di possibili complotti da parte del Governo americano e tutta una serie di cose che comunque ci ha fatti ragionare tutti molto, e ci ha fatto venire pure un bel po' di dubbi sulle storie che probabilmente la gente s'inventa per nascondere la realtà.
Invece, settimana prossima, partiamo per Roma (sì, sono gasata)! Partenza il mercoledì mattina, ritorno al sabato sera. Treno. Camere da 4. Roma. Tutta la classe. Roma. Cazzo!
Poi probabilmente a quel concerto dei Simple Plan non ci vado più, causa forze maggiori.
Fede S. vuole farsi le punte blu, e probabilmente otterrà quello che vuole, perché è una che ottiene spesso quello che vuole.
Domani pomeriggio vado da G. Si fa la tinta rossa ai capelli e io la sosterrò moralmente. A proposito di G., un paio di giorni fa non avevo le chiavi e non c'era nessuno a casa, e così lei mi ha ospitata. Ormai praticamente vivo in pianta fissa a casa sua, ma tralasciamo. Dicevo, a proposito di G.: abbiamo parlato per 3 ore (non scherzo) di fila. Senza mai fermarci. Perlopiù discorsi seri (e, tra noi due, i discorsi seri non reggono praticamente mai, perché facciamo sempre le stupide e non facciamo altro che ridere e sfotterci affettuosamente a vicenda). Cioè, è stato fenomenale. Lei stava seduta sulla scrivania della sua camera, io sulla sua sedia girevole a giocherellare con i laccetti di quelle sue pantofole obbrobriose (glielo dico sempre, ma lei sostiene il contrario) che penzolavano dalla scrivania come le sue gambe. Se una delle due fosse stata un ragazzo, probabilmente avrebbero creduto ci scambiassimo effusioni amorose, ma chissene, voglio dire.
Vorrei farmi un altro piercing all'orecchio, ma i miei non cedono. Quando avrò diciotto anni, me ne farò almeno due, e potrò firmarmi tutte le giustifiche per le assenze che voglio, alla faccia loro, che voglio tenermi sotto controllo. Cherry non si tiene sotto controllo, miei cari.
Oggi ho avuto una partita. Mi sono sfracellata le dita, una ragazza m'è caduta sulla gamba mentre c'eravamo buttate tutte e due sulla palla, e m'ha fatto un male cane. Non avevo più fiato, credevo che le ginocchia avrebbero ceduto da un momento all'altro. Tra l'altro, abbiamo pure perso.
Estratto del diario cartaceo della sottoscritta: Punti deboli: ho questa spiacevole tendenza a dimenticare i nomi, soprattutto quelli dei personaggi di libri, film, o serie televisive, e la cosa è alquanto irritante.
Continuo a scrivere poesie. Dalla prosa mi sto prendendo una sottospecie di pausa, ma ho una di quelle paure insensate che ti colgono all'improvviso, ovvero quella di non saper più scrivere in prosa. Non voglio abbandonare la scrittura, e credo non lo farò mai, anche perché è una cosa che mi aiuta. Ma sono una di quelle persone fottutamente perfezioniste, della serie che se non hanno un'idea ben precisa in testa non si muovono di un millimetro. Poi magari ce l'hanno ma non le convince troppo, quest'idea, e allora non si muovono lo stesso di un millimetro. Non capisco perché io debba sempre pensare e pensare fino a trovare una storia. Perché non posso semplicemente lasciarmi guidare dalla penna e dal cuore? E' una di quelle cose che tutti dicono, del tipo Sì, mi sono lasciata trasportare, ho scritto così come veniva. Io mi sa che non la so fare, 'sta cosa. Io quando scrivo di getto poi rileggo tutto e correggo e riscrivo, e considero ogni singola parola come qualcosa di unico e importante, qualcosa che deve combaciare col resto per essere bello e piacere a me e agli altri. Scrivo sempre come se dovessi farmi pubblicare un racconto, solo che non ne capisco il motivo. Probabilmente prendo le cose troppo seriamente, ma non so cosa pensare. Non mi piace questo mio modo di essere. Vorrei essere più passionale, non so, in questo campo. Lo scrivere mi manca, però, e credo riprenderò presto. Quando sarò pronta, e la mia mano anche.
Mi mancano, i nonni.
Cherry
Questa settimana il martedì eravamo a quell'incontro col sopravvissuto ai campi di concentramento, come già scritto qualche post fa; mercoledì, giovedì e venerdì abbiamo avuto autogestione. (pure martedì, a dire il vero, ma non eravamo a scuola). Ho partecipato tutti e 3 i giorni, è personalmente l'ho considerata un'esperienza da ripetere. Davvero un mucchio di cose interessanti; ho seguito un corso sull'omosessualità, dove c'erano dei ragazzi di un'associazione che ci hanno parlato delle loro esperienze (pure loro omosessuali), dell'integrazione di omosessuali, bisessuali, transessuali eccetera nella società, di come vengono considerati, delle storie che hanno alle spalle e un sacco di altre robe. Poi ho seguito un corso sulla condizione dei detenuti nelle carceri; uno sulla fotografia (molto bello); uno sulle cosiddette "maschere sociali", con un dibattito e scambio di esperienze personali sull'integrazione del singolo in una società caotica e conformista eccetera eccetera; un corso dedicato all'11 settembre, dove abbiamo visto un documentario e un prof della scuola ci ha parlato di possibili complotti da parte del Governo americano e tutta una serie di cose che comunque ci ha fatti ragionare tutti molto, e ci ha fatto venire pure un bel po' di dubbi sulle storie che probabilmente la gente s'inventa per nascondere la realtà.
Invece, settimana prossima, partiamo per Roma (sì, sono gasata)! Partenza il mercoledì mattina, ritorno al sabato sera. Treno. Camere da 4. Roma. Tutta la classe. Roma. Cazzo!
Poi probabilmente a quel concerto dei Simple Plan non ci vado più, causa forze maggiori.
Fede S. vuole farsi le punte blu, e probabilmente otterrà quello che vuole, perché è una che ottiene spesso quello che vuole.
Domani pomeriggio vado da G. Si fa la tinta rossa ai capelli e io la sosterrò moralmente. A proposito di G., un paio di giorni fa non avevo le chiavi e non c'era nessuno a casa, e così lei mi ha ospitata. Ormai praticamente vivo in pianta fissa a casa sua, ma tralasciamo. Dicevo, a proposito di G.: abbiamo parlato per 3 ore (non scherzo) di fila. Senza mai fermarci. Perlopiù discorsi seri (e, tra noi due, i discorsi seri non reggono praticamente mai, perché facciamo sempre le stupide e non facciamo altro che ridere e sfotterci affettuosamente a vicenda). Cioè, è stato fenomenale. Lei stava seduta sulla scrivania della sua camera, io sulla sua sedia girevole a giocherellare con i laccetti di quelle sue pantofole obbrobriose (glielo dico sempre, ma lei sostiene il contrario) che penzolavano dalla scrivania come le sue gambe. Se una delle due fosse stata un ragazzo, probabilmente avrebbero creduto ci scambiassimo effusioni amorose, ma chissene, voglio dire.
Vorrei farmi un altro piercing all'orecchio, ma i miei non cedono. Quando avrò diciotto anni, me ne farò almeno due, e potrò firmarmi tutte le giustifiche per le assenze che voglio, alla faccia loro, che voglio tenermi sotto controllo. Cherry non si tiene sotto controllo, miei cari.
Oggi ho avuto una partita. Mi sono sfracellata le dita, una ragazza m'è caduta sulla gamba mentre c'eravamo buttate tutte e due sulla palla, e m'ha fatto un male cane. Non avevo più fiato, credevo che le ginocchia avrebbero ceduto da un momento all'altro. Tra l'altro, abbiamo pure perso.
Estratto del diario cartaceo della sottoscritta: Punti deboli: ho questa spiacevole tendenza a dimenticare i nomi, soprattutto quelli dei personaggi di libri, film, o serie televisive, e la cosa è alquanto irritante.
Continuo a scrivere poesie. Dalla prosa mi sto prendendo una sottospecie di pausa, ma ho una di quelle paure insensate che ti colgono all'improvviso, ovvero quella di non saper più scrivere in prosa. Non voglio abbandonare la scrittura, e credo non lo farò mai, anche perché è una cosa che mi aiuta. Ma sono una di quelle persone fottutamente perfezioniste, della serie che se non hanno un'idea ben precisa in testa non si muovono di un millimetro. Poi magari ce l'hanno ma non le convince troppo, quest'idea, e allora non si muovono lo stesso di un millimetro. Non capisco perché io debba sempre pensare e pensare fino a trovare una storia. Perché non posso semplicemente lasciarmi guidare dalla penna e dal cuore? E' una di quelle cose che tutti dicono, del tipo Sì, mi sono lasciata trasportare, ho scritto così come veniva. Io mi sa che non la so fare, 'sta cosa. Io quando scrivo di getto poi rileggo tutto e correggo e riscrivo, e considero ogni singola parola come qualcosa di unico e importante, qualcosa che deve combaciare col resto per essere bello e piacere a me e agli altri. Scrivo sempre come se dovessi farmi pubblicare un racconto, solo che non ne capisco il motivo. Probabilmente prendo le cose troppo seriamente, ma non so cosa pensare. Non mi piace questo mio modo di essere. Vorrei essere più passionale, non so, in questo campo. Lo scrivere mi manca, però, e credo riprenderò presto. Quando sarò pronta, e la mia mano anche.
Mi mancano, i nonni.
Cherry
Etichette:
blabla,
fuckin' school,
ispirazioni,
situazioni,
yep
venerdì 3 febbraio 2012
#31. Stralci di conversazioni
Stavo facendo vedere la pagella a mio padre (è andata bene, tra l'altro!). Scorre tutta la lista di materie con i voti affianco, suddivisi in "scritto" e "orale". Arriva al latino orale, che comprende la media dei voti delle interrogazioni.
- Che è, il latino si parla pure? -
- Che è, il latino si parla pure? -
martedì 31 gennaio 2012
Blowing in the wind
Fa freddo e nevica. Nevica, cazzo, halleluja! Ero fuori e tornavo da quell'incontro al Conservatorio con il sopravvisuto ai campi di concentramento (è stato emozionante e commovente, ma per davvero. E' assurdo pensare che ci sia qualcuno di ancora vivo che abbia vissuto l'esperienza. E' assurdo pensare a quanto tutta quella orribile storia sia vicina ai nostri giorni), stavo con G. in autobus, con la testa poggiata sulla sua spalla, come faccio spesso, e lei, sbuffando, dice che nevica, e io sono tutta felice e decido di scendere alla fermata della piazza anziché alla solita; quando sono scesa era tutto appena appena bianco, quasi qualcuno avesse lanciato a terra delle manciate di farina. Poi giacca e sciarpa e capelli si sono riempiti di minuscoli fiocchi di neve, quelli che sentivo appena a contatto con la pelle, della serie che non facevano in tempo a sfiorarmi e già mi s'erano sciolti sulle guance.
Ho deciso di ripararmi in biblioteca, e così ho fatto. Mi sono messa a leggere mentre fuori fioccava, ed è stato bello ritornare a leggere col silenzio attorno, come capita sempre in biblioteca, del resto. Mi sono capitati tra le mani dei libri che ho letto da ragazzina (sì, ora sembra che faccio la donna vissuta, ma ero davvero una ragazzina, e mi piace pensare di non esserlo più, anche se non so se sia giusto), e un po' mi ha fatto impressione, come cosa. Insomma, bei ricordi legati a belle storie, belle emozioni e bei giorni rintanata in biblioteca, tutta sola, a divorare pagine e pagine, scomparendo all'improvviso dal mondo.
Comunque poi sono andata alla visita oculistica, e c'erano tutti quei cartelloni che ti fanno credere di essere malata terminale anche per una semplice congiuntivite, che ti fanno un'infinito elenco di virus e batteri schifosi che si potrebbero depositare sul tuo occhio e fartelo scoppiare, che ne so. Sarebbe davvero disgustoso, un occhio che ti esplode, no? A parte questo, mi s'è abbassata di pochissimo la vista, proprio un cicinin, insomma. Tipo 0, 25 o roba così.
A parte questo, mi sto rendendo conto che mi era mancato scrivere quassù. Aggiungo un proposito alla lista dei propositi dell'anno, ossia: postare più spesso, che vi piaccia o no.
Poi stamattina mi sentivo uno schifo, avevo proprio una faccia pietosa; ma poi mi son fatta la mezza coda e mi son guardata le gambe e non ero neanche troppo male.
Il punto è che la mia presunta bellezza va a giorni, almeno per me. Certe volte non riesco a guardarmi allo specchio e simili; altre mi sento carina, sì, coi capelli così o con quella maglietta grigia. Una roba che spesso non mi piace di me sono le gambe. Non sono affatto sexy. Non le trovo sexy per niente. G. mi dice sempre che pagherebbe, per delle gambe come le mie (e, se volete saperla tutta, non è l'unica); che c'ho il fisico da modella e cazzate varie. Il punto è che ci credo, anzi, sono abbastanza sicura che sia così, oggettivamente, perché sono slanciata e sottile, della serie fisico da ballerina, con le dita lunghe da pianista e il collo da cigno e le gambe lunghe e muscolose. Però non mi piace, giuro. E, ve lo posso garantire, non sono una di quelle che dice "Ma nooo, sono COSì brutta e grassa" per farsi sentir dire che non è vero. Se qualcuno mi fa un complimento rispondo grazie, mica "ma che diciiii, tesoro, sono orribile!". Per l'amor del cielo, no!, sono la prima. Certe volte mi sento davvero da buttar via, per tutta una serie di motivi; uno dei principali è che scarseggiano le curve, e la cosa mi sta sulle palle in una maniera assurda. Non mi piacciono le anoressiche, preferisco di gran lunga le donne formose. Vorrei essere una di quelle, una ragazza con un bel seno, non dico una quarta, ma una bella terza sarebbe già meglio di una seconda neanche piena. Mi piacciono le donne che amano il loro corpo anche se non sono magrissime, mi piacciono le donne che ci si sanno muovere bene, nel loro corpo. E quando dico "formose" non mi riferisco solo al seno; parlo anche di fianchi e gambe, non dico tipo salsicciotti, ma normali, femminili, di quelle che vengono inquadrate nei film. Non mi piace essere così magra, non mi piacciono quelle tipo secche secche.
Poi la zia (e tutti quelli con cui mi sono lamentata) mi dicono di smetterla, che un corpo così non ritorna, che devo approfittarne, che poi quando invecchio ingrasso, come tutte. Non voglio essere una balena, per la miseria, solo con un vero corpo da donna. Femminile, bello, tondo, pieno, come dovrebbe essere. E okay, ho quindici anni, c'è tutto il tempo eccetera eccetera, ma la cosa mi irrita comunque, non posso farci nada de nada.
Pensandoci, il punto vero e proprio non è il mio corpo da grissino, ma il fatto che io non mi ci senta completamente bene dentro. Ecco. Una dovrebbe sentirsi bella al cento per cento, per essere in pace con se stessa. Poi, se una si ama, tutti la amano, ed è bello quando la gente ti ama. Sì, probabilmente è così. Mi sento un po' goffa, se devo essere completamente franca, poi aggiungiamoci pure il fatto che sto crescendo in altezza e siamo al top.
Certe volte, invece, mi sento carina. Mi vedo carina, proprio; mi sento di avere un bel corpo e un bel viso e quei giorni sì, quei giorni sono splendidi perché sembra che qualcosa sia cambiato, che la gente ti guardi con occhi diversi e ti senti bella, no, di più, n'a gnocca, proprio, e pensi di piacere alla gente e sono quei giorni, così rari e splendenti, che nel tuo copo ti senti da favola e ci cammini dentro bene; sono quei giorni, quando la mattina ti alzi e t'infili il tuo corpo, op, e ci sei dentro tutta, che senti di poter andare ovunque. E quei giorni, di solito, non hai il ciclo, i brufoli non si vedono, i capelli ti stanno a posto come li vuoi tu, ti sei fatta una ceretta completa, ti guardi le gambe e ti senti uno schianto, ti guardi le tette e ti senti uno schianto... poi scopri che è domenica e che te ne starai tutto il giorno da sola, nessuno ti guarderà a parte i tuoi genitori, i tuoi fratelli ed eventuali vicini spioni e ti cadrà addosso un mondo, proprio; ti metterai in un angolo a fare la foreveralone e a dire che sarai una gattara, nessuno ti vorrà mai, sarai sola per il resto della vita e tutte quelle stronzate, poi arriva la mamma e ti dice tesoro, sei splendida, meravigliosa, per me lo sarai sempre, troverai qualcuno di speciale, è solo lì che ti aspetta, sul serio; avrai dei figli bellissimi. Poi la mamma ti offrirà una scodella di gelato e ve la mangerete insieme guardando un film drammatico.
(E comunque no, 'ste cose mia madre non me le ha mai dette, non mi ha mai offerto il gelato davanti ad un film drammatico; ora mi sta gridando di andare a dormire, se volete saperlo. Ma le mamme sono mamme, le mamme sono donne, e io a mia mamma voglio bene lo stesso).
E comunque continuo sempre a sperare che madre natura sarà generosa con me, in fatto di curve, come lo è stata per le mie cugine e le mie zie, from Morrocco con furore, adorabili donne, tutte.
Credo che le parole più usate in questo post siano "corpo" e "bello". Come sono ripetitiva, per la miseria.
C.
Ho deciso di ripararmi in biblioteca, e così ho fatto. Mi sono messa a leggere mentre fuori fioccava, ed è stato bello ritornare a leggere col silenzio attorno, come capita sempre in biblioteca, del resto. Mi sono capitati tra le mani dei libri che ho letto da ragazzina (sì, ora sembra che faccio la donna vissuta, ma ero davvero una ragazzina, e mi piace pensare di non esserlo più, anche se non so se sia giusto), e un po' mi ha fatto impressione, come cosa. Insomma, bei ricordi legati a belle storie, belle emozioni e bei giorni rintanata in biblioteca, tutta sola, a divorare pagine e pagine, scomparendo all'improvviso dal mondo.
Comunque poi sono andata alla visita oculistica, e c'erano tutti quei cartelloni che ti fanno credere di essere malata terminale anche per una semplice congiuntivite, che ti fanno un'infinito elenco di virus e batteri schifosi che si potrebbero depositare sul tuo occhio e fartelo scoppiare, che ne so. Sarebbe davvero disgustoso, un occhio che ti esplode, no? A parte questo, mi s'è abbassata di pochissimo la vista, proprio un cicinin, insomma. Tipo 0, 25 o roba così.
A parte questo, mi sto rendendo conto che mi era mancato scrivere quassù. Aggiungo un proposito alla lista dei propositi dell'anno, ossia: postare più spesso, che vi piaccia o no.
Poi stamattina mi sentivo uno schifo, avevo proprio una faccia pietosa; ma poi mi son fatta la mezza coda e mi son guardata le gambe e non ero neanche troppo male.
Il punto è che la mia presunta bellezza va a giorni, almeno per me. Certe volte non riesco a guardarmi allo specchio e simili; altre mi sento carina, sì, coi capelli così o con quella maglietta grigia. Una roba che spesso non mi piace di me sono le gambe. Non sono affatto sexy. Non le trovo sexy per niente. G. mi dice sempre che pagherebbe, per delle gambe come le mie (e, se volete saperla tutta, non è l'unica); che c'ho il fisico da modella e cazzate varie. Il punto è che ci credo, anzi, sono abbastanza sicura che sia così, oggettivamente, perché sono slanciata e sottile, della serie fisico da ballerina, con le dita lunghe da pianista e il collo da cigno e le gambe lunghe e muscolose. Però non mi piace, giuro. E, ve lo posso garantire, non sono una di quelle che dice "Ma nooo, sono COSì brutta e grassa" per farsi sentir dire che non è vero. Se qualcuno mi fa un complimento rispondo grazie, mica "ma che diciiii, tesoro, sono orribile!". Per l'amor del cielo, no!, sono la prima. Certe volte mi sento davvero da buttar via, per tutta una serie di motivi; uno dei principali è che scarseggiano le curve, e la cosa mi sta sulle palle in una maniera assurda. Non mi piacciono le anoressiche, preferisco di gran lunga le donne formose. Vorrei essere una di quelle, una ragazza con un bel seno, non dico una quarta, ma una bella terza sarebbe già meglio di una seconda neanche piena. Mi piacciono le donne che amano il loro corpo anche se non sono magrissime, mi piacciono le donne che ci si sanno muovere bene, nel loro corpo. E quando dico "formose" non mi riferisco solo al seno; parlo anche di fianchi e gambe, non dico tipo salsicciotti, ma normali, femminili, di quelle che vengono inquadrate nei film. Non mi piace essere così magra, non mi piacciono quelle tipo secche secche.
Poi la zia (e tutti quelli con cui mi sono lamentata) mi dicono di smetterla, che un corpo così non ritorna, che devo approfittarne, che poi quando invecchio ingrasso, come tutte. Non voglio essere una balena, per la miseria, solo con un vero corpo da donna. Femminile, bello, tondo, pieno, come dovrebbe essere. E okay, ho quindici anni, c'è tutto il tempo eccetera eccetera, ma la cosa mi irrita comunque, non posso farci nada de nada.
Pensandoci, il punto vero e proprio non è il mio corpo da grissino, ma il fatto che io non mi ci senta completamente bene dentro. Ecco. Una dovrebbe sentirsi bella al cento per cento, per essere in pace con se stessa. Poi, se una si ama, tutti la amano, ed è bello quando la gente ti ama. Sì, probabilmente è così. Mi sento un po' goffa, se devo essere completamente franca, poi aggiungiamoci pure il fatto che sto crescendo in altezza e siamo al top.
Certe volte, invece, mi sento carina. Mi vedo carina, proprio; mi sento di avere un bel corpo e un bel viso e quei giorni sì, quei giorni sono splendidi perché sembra che qualcosa sia cambiato, che la gente ti guardi con occhi diversi e ti senti bella, no, di più, n'a gnocca, proprio, e pensi di piacere alla gente e sono quei giorni, così rari e splendenti, che nel tuo copo ti senti da favola e ci cammini dentro bene; sono quei giorni, quando la mattina ti alzi e t'infili il tuo corpo, op, e ci sei dentro tutta, che senti di poter andare ovunque. E quei giorni, di solito, non hai il ciclo, i brufoli non si vedono, i capelli ti stanno a posto come li vuoi tu, ti sei fatta una ceretta completa, ti guardi le gambe e ti senti uno schianto, ti guardi le tette e ti senti uno schianto... poi scopri che è domenica e che te ne starai tutto il giorno da sola, nessuno ti guarderà a parte i tuoi genitori, i tuoi fratelli ed eventuali vicini spioni e ti cadrà addosso un mondo, proprio; ti metterai in un angolo a fare la foreveralone e a dire che sarai una gattara, nessuno ti vorrà mai, sarai sola per il resto della vita e tutte quelle stronzate, poi arriva la mamma e ti dice tesoro, sei splendida, meravigliosa, per me lo sarai sempre, troverai qualcuno di speciale, è solo lì che ti aspetta, sul serio; avrai dei figli bellissimi. Poi la mamma ti offrirà una scodella di gelato e ve la mangerete insieme guardando un film drammatico.
(E comunque no, 'ste cose mia madre non me le ha mai dette, non mi ha mai offerto il gelato davanti ad un film drammatico; ora mi sta gridando di andare a dormire, se volete saperlo. Ma le mamme sono mamme, le mamme sono donne, e io a mia mamma voglio bene lo stesso).
E comunque continuo sempre a sperare che madre natura sarà generosa con me, in fatto di curve, come lo è stata per le mie cugine e le mie zie, from Morrocco con furore, adorabili donne, tutte.
Credo che le parole più usate in questo post siano "corpo" e "bello". Come sono ripetitiva, per la miseria.
C.
domenica 22 gennaio 2012
Sono una causa persa
Che ogni santissima volta, mentre studia, si dice: sì, dai, faccio solo un salto. Velocissimamente, giuro. Vado e torno, proprio.
Sì, parliamo di Internet, quel maledetto. E in me si attua una specie di lotta interiore, del tipo angioletto e diavoletto; o meglio: buon senso e strafottutavogliaditrovareunqualsiasipretestopermollarelìsullascrivaniaillibro (ce l'avete fatta a leggerla tutta senza prendere fiato?).
Poi, qualche volta, riesco a respingere la tentazione. Qualche altra volta... no, diciamocele come stanno, le cose. Molto spesso, ecco, sì, così va meglio; molto spesso non ce la faccio. E' solo che ho il portatile qua davanti, mi capite, no? Cioè, è qui, così vicino, con tutte le sue robine belle dentro, tipo Word e Internet e Youtube, e dimmi tu come fai a non accenderlo. Spiegamelo, seriamente.
Ma vabbé. Tanto ormai son qua, no? E c'ho l'Eneide che mi scongiura di tornare a leggerla, è qui, proprio sotto i miei gomiti. Ma non c'ho voglia, Virgilio mio caro, di leggere il tuo bel poema. E lo so che manco tu sei contento, che volevi pure che la tua opera fosse bruciata perché non eri riuscito a finirla e poi t'eri ammalato... ehi, hai visto? Qualcosa ho studiato, non son mica una cialtrona.
Vabbè, il punto è che ho sognato una cosa buffa. Praticamente ho sognato di essere un panino (ti vedo, che stai cominciando a ridacchiare...). Ma è stato terribile, ragazzi, sul serio. Perché io ero un bel panino, di quelli tondi e morbidi, e stavo dormendo. E poi mia madre ha preso un coltello e m'ha tagliata. Giuro. E ha fatto un male cane, gente, roba che uno non s'immagina neanche. Mi son sentita squarciata in due, e il bello è che non m'ero accorta di niente, perché dormivo, pure lì nel sogno, non solo nella realtà. Cioè, quando stamattina l'ho raccontato a mia madre m'è scoppiata a ridere in faccia, ma 'sto sogno m'ha aperto un mondo. Tipo quei sogni che hanno fatto tutte quelle persone su Dio, e poi hanno avuto la vocazione... io ora so la verità. So che i panini soffrono. E ragazzi, come soffrono.
Adottate un panino, loro hanno bisogno d'affetto (sì, lo so, vi starete chiedendo una roba tipo what the fuck is wrong with you? E sì, probabilmente avete ragione).
C.
Sì, parliamo di Internet, quel maledetto. E in me si attua una specie di lotta interiore, del tipo angioletto e diavoletto; o meglio: buon senso e strafottutavogliaditrovareunqualsiasipretestopermollarelìsullascrivaniaillibro (ce l'avete fatta a leggerla tutta senza prendere fiato?).
Poi, qualche volta, riesco a respingere la tentazione. Qualche altra volta... no, diciamocele come stanno, le cose. Molto spesso, ecco, sì, così va meglio; molto spesso non ce la faccio. E' solo che ho il portatile qua davanti, mi capite, no? Cioè, è qui, così vicino, con tutte le sue robine belle dentro, tipo Word e Internet e Youtube, e dimmi tu come fai a non accenderlo. Spiegamelo, seriamente.
Ma vabbé. Tanto ormai son qua, no? E c'ho l'Eneide che mi scongiura di tornare a leggerla, è qui, proprio sotto i miei gomiti. Ma non c'ho voglia, Virgilio mio caro, di leggere il tuo bel poema. E lo so che manco tu sei contento, che volevi pure che la tua opera fosse bruciata perché non eri riuscito a finirla e poi t'eri ammalato... ehi, hai visto? Qualcosa ho studiato, non son mica una cialtrona.
Vabbè, il punto è che ho sognato una cosa buffa. Praticamente ho sognato di essere un panino (ti vedo, che stai cominciando a ridacchiare...). Ma è stato terribile, ragazzi, sul serio. Perché io ero un bel panino, di quelli tondi e morbidi, e stavo dormendo. E poi mia madre ha preso un coltello e m'ha tagliata. Giuro. E ha fatto un male cane, gente, roba che uno non s'immagina neanche. Mi son sentita squarciata in due, e il bello è che non m'ero accorta di niente, perché dormivo, pure lì nel sogno, non solo nella realtà. Cioè, quando stamattina l'ho raccontato a mia madre m'è scoppiata a ridere in faccia, ma 'sto sogno m'ha aperto un mondo. Tipo quei sogni che hanno fatto tutte quelle persone su Dio, e poi hanno avuto la vocazione... io ora so la verità. So che i panini soffrono. E ragazzi, come soffrono.
Adottate un panino, loro hanno bisogno d'affetto (sì, lo so, vi starete chiedendo una roba tipo what the fuck is wrong with you? E sì, probabilmente avete ragione).
C.
sabato 21 gennaio 2012
They said it changes when the sun goes down.
Allora. Mi sono fissata cogli Arctic Monkeys, che son bravi da far paura e mi piacciono un casino, e col verde. Però la mia stanza, verde, ancora non l'abbiamo fatta. E meno male che mia madre diceva sì, lo facciamo appena finisce l'estate, eh... abbelli, qua tra un po' pure l'inverno finisce.
Comunque. Ultimamente m'è tornata quell'infezione all'occhio, che boh, m'è diventato rosso e brucia (uno che stava in banco con me, quello dei graffiti: "Sei fatta solo per metà, ammettilo!").
Questi due giorni sono andata a scuola con la tracolla, non so bene perché. Poi oggi, quando tornavo a piedi dalla fermata dell'autobus con la sciarpa azzurra e le converse ai piedi e gli auricolari nelle orecchie e c'era fresco ma il cielo era limpido mi sentivo troppo figa, con quella tracolla. Giuro. Tipo protagonista di un video clip, o qualcosa del genere.
A dir la verità, però, di figo in me non c'è niente, soprattutto sulla mia faccia, in questi giorni. Dato che "sono fatta per metà" non posso mettere le lenti, e manco la matita e il mascara, che sono l'unica traccia di trucco che normalmente ho in faccia, ma ultimamente manco quello. Quindi ho quei fottuti occhiali e quelle fottute occhiaie sotto gli occhiali, abbastanza in evidenza, e quel fottuto punto rosso sulla punta del naso, e qualche fottuto brufolo che m'è spuntato sulla schiena per colpa del ciclo. Cioè, due palle. Quindi non sono sexy per una minchia, proprio; la mattina mi guardo allo specchio e mi faccio cagare, perciò alla fine non oso più specchiarmi e via, acchiappo la tracolla e l'iPod e corro giù per le scale e mi butto nell'aria fredda delle 7 meno 5 di una mattina di gennaio a caso per non arrivare in ritardo alla fottuta verifica di matematica della prima ora. Però insomma, è molto meglio dire fuckin' math's test.
Poi io e le ragazze avevamo pensato di andare in Inghilterra con le vacanze studio pure quest'estate, ma ancora non dico niente, nemmeno la meta, perché l'anno scorso dirlo ha portato sfiga, quindi ecco. E cazzo, non vedo l'ora di fare un altro viaggio come quello a Paignton! Dio, è stato pazzesco.
A parte questo, insomma, mi sono successe un sacco di cose, che però alla fine secondo me non vale la pena di scrivere. Cioè, le solite cose ordinarie della vita di una quindicenne, niente di così speciale: sono stata richiamata perché chiacchieravo, ho preso un 5 e mezzo in scienze e la prof m'ha chiesto come mai?, e io boh, ho detto proprio boh. Però ho comunque la media del 7, quindi scialla, soprattutto perché è il primo quadrimestre. Poi ultimamente piovono 8, sul serio, mi piovono tutti in testa e io non posso fare a meno di essere felice e accoglierli a braccia aperte, come fanno i bambini quando aprono la bocca mentre piove. Che poi, non so voi, ma l'8 è un numero così fenomenale da vedere sul proprio libretto!; insomma, non è un 10, certo, ma neanche un 6, cioè, non ti fai schifo né perché hai preso un voto troppo alto né perché ne hai preso uno mediocre. E pensavo che essere abbracciata da un otto, tutto così pieno di curve, dev'essere fantastico.
What else, what else... sì. Oggi, sempre mentre mi sentivo figa con la mia tracolla eccetera, ho visto un guantino bianco sul marciapiede. Non sono una di quelle che raccoglie il guantino e lo poggia da qualche altra parte, perché mi sembrerebbe brutto. Insomma, se è caduto lì lasciamolo lì, no? Magari l'hanno messo lì apposta, che ne sai tu? Poi è sempre bello immaginarsi come abbia fatto il guantino ad arrivare fino a lì. Magari c'era un bambino, sì, un bambino con una sciarpina bianca abbinata ai guantini bianchi, c'era questo marmocchietto che camminava sul marciapiede ed era appena uscito da scuola e sua madre era andata a prenderlo, gli aveva dato un bacio e lui aveva sorriso con pochi denti, e magari si era sentito orgoglioso di mostrare al mondo che gli erano caduti i denti da latte e ormai stava diventando grande; magari s'era messo a zompettare e sua madre l'aveva guardato, facendo attenzione che non si avvicinasse troppo alla strada. Poi, per come me la sono immaginata io, la mamma era una di quelle cicciottelle che preparano le torte di mele, e pure il bimbo era bello tondo. Ma comunque, poi, magari, sempre per come me la sono immaginata io, la mamma s'era ricordata che doveva levare la teglia con la torta di mele dal forno, altrimenti si sarebbe bruciata - per come me la sono immaginata io, la mamma era anche una di quelle un po' sbadate che si dimenticano le cose nel forno -, e allora aveva acciuffato il marmocchietto, che s'era messo a frignare, e l'aveva tirato verso la macchina, ché le mamme cicciottelle che preparano le torte di mele e se le dimenticano nel forno secondo me vanno sempre in giro in macchina e poi non ricordano mai dove hanno posato le chiavi. Poi magari qualcuno aveva chiamato la mamma al telefono, lei non c'aveva fatto caso, e al bimbetto piagnucolante con la sciarpa e i guantini abbinati era scivolato uno dei guantini, appunto, e quando erano arrivati a casa, dopo aver mangiato la torta di mele col papà, che era appena tornato dall'officina - per come me la sono immaginata io, il papà era uno di quelli allampati, alti e con un po' di ciccia, magari pure col riporto e una pipa in mano - avevano scoperto di averne perso uno, solo che cominciava a far buio e la mamma non trovava più le chiavi della macchina, appunto, perché era una di quelle che lasciavano le chiavi in giro per casa e poi non le trovavano più per un pezzo (proprio come fa mia madre), e allora non se n'era più fatto niente, mi capite, non c'era proprio più tempo, e poi la mamma doveva cominciare a scongelare il pollo, ché quella sera avevano ospiti i suoi genitori e lei voleva preparare un gran bell'arrosto, e aveva anche pensato di lasciare ai nonni del marmocchio tutto tondo una fetta di torta alle mele.
Che poi, a parte questa bella storiella che non so manco come m'è uscita dal cervello, avete presente le scarpe che si trovano per strada? Ecco, quelle come fanno a caderti? Insomma, spiegatemelo. Cioè, tu giri un angolo e ti trovi di fronte uno scarponcino così, tutto solo, in mezzo a tutto quel cemento, che un po' ti senti pure triste per lui. Forse il proprietario dello scarponcino s'era rotto le palle, proprio, non gli andava più a genio, lo scarponcino, e l'aveva lasciato così, in mezzo alla strada. O magari c'era questo tizio, un intelligentone, che s'era messo bello comodo a dormire in macchina coi piedi fuori dal finestrino, e manco se n'era accorto, che gli volava giù la scarpa. Insomma, tutto può essere. Può essere anche che il proprietario dello scarponcino fosse il nonno del bimbetto con i guantini bianchi, che quando era arrivato a casa loro era tutto imbronciato e s'era mangiato di fretta l'arrosto e aveva fatto pure il bis, poi tutti gli avevano chiesto cos'avesse e lui aveva raccontato tutta la storia di lui coi piedi fuori dal finestrino, magari l'aveva fatto un po' in imbarazzo, e alla fine c'avevano riso tutti sopra, lui, la nonna, la figlia, il marmocchio e il padre del marmocchio che si fumava una pipa e s'aggiustava il riporto.
Che poi insomma, non è fantastico pensare a quante storie potrebbero venir fuori da un semplice guantino perso in mezzo al marciapiede? E' assolutamente fenomenale. E' per questo che non tocco mai le cose che qualcuno ha perso in mezzo al marciapiede: magari un giorno uno scrittore bravo, che sa far cantare le parole, ci scriverà sopra una bella storia, che ne sai. E saranno famosi pure il guantino e lo scarponcino, e forse si sentiranno pure un po' meno soli, perché qualcuno ha finalmente pensato a loro, che ne sai?
Cherry
Comunque. Ultimamente m'è tornata quell'infezione all'occhio, che boh, m'è diventato rosso e brucia (uno che stava in banco con me, quello dei graffiti: "Sei fatta solo per metà, ammettilo!").
Questi due giorni sono andata a scuola con la tracolla, non so bene perché. Poi oggi, quando tornavo a piedi dalla fermata dell'autobus con la sciarpa azzurra e le converse ai piedi e gli auricolari nelle orecchie e c'era fresco ma il cielo era limpido mi sentivo troppo figa, con quella tracolla. Giuro. Tipo protagonista di un video clip, o qualcosa del genere.
A dir la verità, però, di figo in me non c'è niente, soprattutto sulla mia faccia, in questi giorni. Dato che "sono fatta per metà" non posso mettere le lenti, e manco la matita e il mascara, che sono l'unica traccia di trucco che normalmente ho in faccia, ma ultimamente manco quello. Quindi ho quei fottuti occhiali e quelle fottute occhiaie sotto gli occhiali, abbastanza in evidenza, e quel fottuto punto rosso sulla punta del naso, e qualche fottuto brufolo che m'è spuntato sulla schiena per colpa del ciclo. Cioè, due palle. Quindi non sono sexy per una minchia, proprio; la mattina mi guardo allo specchio e mi faccio cagare, perciò alla fine non oso più specchiarmi e via, acchiappo la tracolla e l'iPod e corro giù per le scale e mi butto nell'aria fredda delle 7 meno 5 di una mattina di gennaio a caso per non arrivare in ritardo alla fottuta verifica di matematica della prima ora. Però insomma, è molto meglio dire fuckin' math's test.
Poi io e le ragazze avevamo pensato di andare in Inghilterra con le vacanze studio pure quest'estate, ma ancora non dico niente, nemmeno la meta, perché l'anno scorso dirlo ha portato sfiga, quindi ecco. E cazzo, non vedo l'ora di fare un altro viaggio come quello a Paignton! Dio, è stato pazzesco.
A parte questo, insomma, mi sono successe un sacco di cose, che però alla fine secondo me non vale la pena di scrivere. Cioè, le solite cose ordinarie della vita di una quindicenne, niente di così speciale: sono stata richiamata perché chiacchieravo, ho preso un 5 e mezzo in scienze e la prof m'ha chiesto come mai?, e io boh, ho detto proprio boh. Però ho comunque la media del 7, quindi scialla, soprattutto perché è il primo quadrimestre. Poi ultimamente piovono 8, sul serio, mi piovono tutti in testa e io non posso fare a meno di essere felice e accoglierli a braccia aperte, come fanno i bambini quando aprono la bocca mentre piove. Che poi, non so voi, ma l'8 è un numero così fenomenale da vedere sul proprio libretto!; insomma, non è un 10, certo, ma neanche un 6, cioè, non ti fai schifo né perché hai preso un voto troppo alto né perché ne hai preso uno mediocre. E pensavo che essere abbracciata da un otto, tutto così pieno di curve, dev'essere fantastico.
What else, what else... sì. Oggi, sempre mentre mi sentivo figa con la mia tracolla eccetera, ho visto un guantino bianco sul marciapiede. Non sono una di quelle che raccoglie il guantino e lo poggia da qualche altra parte, perché mi sembrerebbe brutto. Insomma, se è caduto lì lasciamolo lì, no? Magari l'hanno messo lì apposta, che ne sai tu? Poi è sempre bello immaginarsi come abbia fatto il guantino ad arrivare fino a lì. Magari c'era un bambino, sì, un bambino con una sciarpina bianca abbinata ai guantini bianchi, c'era questo marmocchietto che camminava sul marciapiede ed era appena uscito da scuola e sua madre era andata a prenderlo, gli aveva dato un bacio e lui aveva sorriso con pochi denti, e magari si era sentito orgoglioso di mostrare al mondo che gli erano caduti i denti da latte e ormai stava diventando grande; magari s'era messo a zompettare e sua madre l'aveva guardato, facendo attenzione che non si avvicinasse troppo alla strada. Poi, per come me la sono immaginata io, la mamma era una di quelle cicciottelle che preparano le torte di mele, e pure il bimbo era bello tondo. Ma comunque, poi, magari, sempre per come me la sono immaginata io, la mamma s'era ricordata che doveva levare la teglia con la torta di mele dal forno, altrimenti si sarebbe bruciata - per come me la sono immaginata io, la mamma era anche una di quelle un po' sbadate che si dimenticano le cose nel forno -, e allora aveva acciuffato il marmocchietto, che s'era messo a frignare, e l'aveva tirato verso la macchina, ché le mamme cicciottelle che preparano le torte di mele e se le dimenticano nel forno secondo me vanno sempre in giro in macchina e poi non ricordano mai dove hanno posato le chiavi. Poi magari qualcuno aveva chiamato la mamma al telefono, lei non c'aveva fatto caso, e al bimbetto piagnucolante con la sciarpa e i guantini abbinati era scivolato uno dei guantini, appunto, e quando erano arrivati a casa, dopo aver mangiato la torta di mele col papà, che era appena tornato dall'officina - per come me la sono immaginata io, il papà era uno di quelli allampati, alti e con un po' di ciccia, magari pure col riporto e una pipa in mano - avevano scoperto di averne perso uno, solo che cominciava a far buio e la mamma non trovava più le chiavi della macchina, appunto, perché era una di quelle che lasciavano le chiavi in giro per casa e poi non le trovavano più per un pezzo (proprio come fa mia madre), e allora non se n'era più fatto niente, mi capite, non c'era proprio più tempo, e poi la mamma doveva cominciare a scongelare il pollo, ché quella sera avevano ospiti i suoi genitori e lei voleva preparare un gran bell'arrosto, e aveva anche pensato di lasciare ai nonni del marmocchio tutto tondo una fetta di torta alle mele.
Che poi, a parte questa bella storiella che non so manco come m'è uscita dal cervello, avete presente le scarpe che si trovano per strada? Ecco, quelle come fanno a caderti? Insomma, spiegatemelo. Cioè, tu giri un angolo e ti trovi di fronte uno scarponcino così, tutto solo, in mezzo a tutto quel cemento, che un po' ti senti pure triste per lui. Forse il proprietario dello scarponcino s'era rotto le palle, proprio, non gli andava più a genio, lo scarponcino, e l'aveva lasciato così, in mezzo alla strada. O magari c'era questo tizio, un intelligentone, che s'era messo bello comodo a dormire in macchina coi piedi fuori dal finestrino, e manco se n'era accorto, che gli volava giù la scarpa. Insomma, tutto può essere. Può essere anche che il proprietario dello scarponcino fosse il nonno del bimbetto con i guantini bianchi, che quando era arrivato a casa loro era tutto imbronciato e s'era mangiato di fretta l'arrosto e aveva fatto pure il bis, poi tutti gli avevano chiesto cos'avesse e lui aveva raccontato tutta la storia di lui coi piedi fuori dal finestrino, magari l'aveva fatto un po' in imbarazzo, e alla fine c'avevano riso tutti sopra, lui, la nonna, la figlia, il marmocchio e il padre del marmocchio che si fumava una pipa e s'aggiustava il riporto.
Che poi insomma, non è fantastico pensare a quante storie potrebbero venir fuori da un semplice guantino perso in mezzo al marciapiede? E' assolutamente fenomenale. E' per questo che non tocco mai le cose che qualcuno ha perso in mezzo al marciapiede: magari un giorno uno scrittore bravo, che sa far cantare le parole, ci scriverà sopra una bella storia, che ne sai. E saranno famosi pure il guantino e lo scarponcino, e forse si sentiranno pure un po' meno soli, perché qualcuno ha finalmente pensato a loro, che ne sai?
Cherry
martedì 17 gennaio 2012
Subways
Ebbene, volevo parlare delle metropolitane. Maledette/benedette metropolitane.
No, cioè, più che delle metro volevo parlare della gente che stanzia al loro interno.
Situazione random di, facciamo, un lunedì mattina. Okay? Okay.
Allora, c'è da sapere che al lunedì mattina, anche se alla radio (sì, l'ascolto con l'iPod) dicono tanto Ehy, fantastico, è ricominciata la settimana! Buon lunedì mattina a tutti voi già in piedi! Cominciamo questa giornata col sorriso, perché serve una carica in più! Allora, partiamo con questo pezzo!... E ci mettono tutte queste frasi messe così con un sacco di punti esclamativi e voci allegre che mi viene da dire ehy, sai che c'è? Io al lunedì mattina c'ho lo scazzo chilosaperché, è regolare, proprio, al lunedì mattina tac, ecco lo scazzo, mi guardo allo specchio ma non riesco a vedermi perché c'ho ancora le palpebre appiccicate, poi riesco ad aprire gli occhi e sono un disastro, e non trovo affatto meraviglioso che tu mi auguri un buon inizio di settimana, perché la settimana è cominciata n'ammerda anche se sono appena uscita di casa, okay? Okay. Quindi smettila di fare il simpaticone, ché al lunedì mattina non si diverte proprio nessuno, che tutti c'hanno due occhiaie così e i nervi a fior di pelle, tipo che se li sfiori ti azzannano, e stanno lì a bofonchiare e a lamentarsi.
Ma continuiamo, perché mi sono persa.
Come dicevo, al lunedì mattina, anche se alla radio dicono di tenersi allegri eccetera eccetera, quando sei giù alla metro vedi rivelarsi sotto i tuoi occhi un mondo completamente diverso, abitato da creature fantastiche, tipo licantropi in menopausa, e ti vedi 'ste signore pensionate in pelliccia (che poi, che cazzo ci fanno delle pensionate in giro per Milano alle 7 di mattina?) che cercano di affrettarsi alla metro con la borsetta sotto l'ascella, e ti vedi tutta Truzzolandia, la terra dei bimbominchia schierata al completo, con tanto di bestemmioni delle 07.05. E poi il gruppo di turchi e i senegalesi che vendono borse vicino alle macchinette delle fototessere, e ancora omaccioni vestiti tutto d'un punto che fanno certi salti tipo antilopi imbizzarrite per entrare nella metro mentre le porte si stanno chiudendo.
Ecco, parlando di salti, c'è gente che fa robe assurde; e ti vedi la vecchietta che fa un doppio avvitamento carpiato, il tizio della pizza che sgambetta, la professoressa che con uno scatto felino non solo ti sorpassa, ma riesce pure (nessuno sa come) ad aggiudicarsi il posto migliore, vicino alle porte e un po' isolato, con nessuno che ti cade sulla faccia o con gente che ti pesta i piedi, lì, bella seduta, e riesce pure ad incrociare le gambe. Roba da matti.
Comunque ecco, le porte non fanno neanche in tempo ad aprirsi che ti ritrovi tipo salmone, trascinato da branchi di stegosauri (?) che riescono ad intrufolarsi spingendo di qua e di là, ma tuttavia, non capirò mai come, riescono a lasciarti indietro, fuori dalla metro, come un fesso, a guardarti in giro con sguardo allibito. Ma che cazz..?
Quando riesci ad aggrapparti, finalmente, alla giacca di un tuo amico e a tirarti dentro con un ultimo colpo di reni, ecco che rimani bloccato tra le porte, e cominci ad imprecare. Partenza. Gente che ti tira gomitate nei fianchi. Odorino nauseabondo del tizio con l'ascella sollevata che ti sta accanto. Un ginocchio ti si conficca nel femore. Gli spigoli della valigia enorme e ingombrante - che se ne sta in mezzo al corridoio, tutta sola, e sembra non appartenga a nessuno e ti chiedi come diavolo abbiano fatto a trasportarla fino a lì - ti graffiano la schiena. Il tizio zoppo con armonica/flauto/violino (meglio se coi fili della bacchetta che penzolano, fa più scena)/tamburello/mandolino/microfono/stereo/contrabbasso, o con tutto questo assieme, in equilibrio sulla testa, e aggiungiamoci pure un pianoforte, che non guasta, che strombazza qualche nota stonata nel tuo povero orecchio, che ancora non si rende conto che il resto del corpo è sveglio. Un maniaco random che ammicca. Un poppante random che ti frigna nell'orecchio. La mamma del poppante random che è isterica e grida anche più del pargolo, sempre contro il tuo delicato padiglione acustico.
E quindi eccoti lì, circondato da chissà quante decine di persone, il 10% delle quali non ha messo in atto gli insegnamenti della mamma, quali "lavarsi tutti i giorni", ad esempio. Gente, vi chiedo solo un po' di sapone, niente di più. Siate clementi.
Poi, vedi che quello seduto nell'angolo comincia ad esitare. Sta formulando una strategia per uscire illeso dallo scontro frontale con il resto dei presenti che in quel momento gli girano attorno tipo avvoltoi, lo vedi, glielo leggi negli occhi. Ha le iridi che si spostano da una parte all'altra, le gambe che si preparano allo sprint finale. E quasi lo senti, lo senti che si ripete nella testa un mantra, tipo Ci siamo quasi. Posso farcela, basta allungarsi un po' verso destra, ruotare il bacino di 37 gradi a nord, mantenere il baricentro in un equilibrio relativamente stabile per...
E poi, quando finalmente è la sua fermata, quando il momento è giunto e comincia a tirarsi su, faticosamente, cercando di recuperare l'agilità di un tempo, tutti i presenti girano la testa verso di lui, e ad un certo punto sembra si trasformino in felini, o rapaci, insomma, belve. E quando il poveretto cerca di defilarsi, tutta la popolazione che in quel momento coabita nell'ecosistema metropolitana si avventa sull'unico posto libero di tutto il treno. E lì son dolori, miei cari: gente che ti tira calci, nella mischia, e magari potrebbe sembrar pure che non l'abbia fatto apposta, perché dai, siamo tutti così appiccicati... ma in realtà non è così, e tu lo sai, in realtà lui l'ha fatto apposta eccome, anche se poi si scusa con tono amabile, perché in ambienti come quello sopravvivono i più veloci, i più crudeli.
La parte peggiore arriva quando tu, finalemente, sei riuscito a sederti, ma due secondi dopo arriva un vecchietto col cilindro in testa, o una donna incinta coi piedi gonfi (che poi, pure loro, che ci fanno in piedi a quell'ora, Cristo?), e allora tu fai finta di non vederli, e ti dici okay, mantiani la calma, guarda... uhm, vediamo, guarda l'iPod. Sì, dai, inventati qualcosa, fai finta di essere cieca e sorda, sì, così, tutti e due insieme. Però poi l'amabile vecchietto si avvicina proprio a te, sì, a te, e con un altrettanto amabile sguardo ti trafigge il cervello e tu sei costretto ad alzare gli occhi, anche se ti eri ripromesso di non farlo. Perché lo sai, che, nel caso non lo facessi, i vecchietti col cilindro son capaci di spaccarti il bastone sulla capoccia (non scherzano mica, quei tipi) e cominciare a parlare malissimo della gioventù odierna (son pure dei borbottoni, esperienza personale), o le donne gravide di cominciare con una serie interminabile di lamentele, tipo Uhhh, euuuh, che male i piedi... che male la schiena... sono incinta, lo sa, signora?... (e tu pensi no, maddai? Non si vedeva proprio, col pancino che ti ritrovi!). Solo che la signora, dato che è anziana e blabla, non si può alzare, no, eh? E quindi tocca a te, anche perché ti vien da pensare che se la futura mammina ti sviene sulle ginocchia dopo ti sentirai in colp a vita. Ti tocca, proprio.
Il bello è che quando il vecchietto col cilindro/la donna gravida si alzano e scendono e tu tiri un sospiro di sollievo... scopri di dover scendere.
Forse, a sopravvivere nella jungla-metropolitana, sopravvivono quelli che più sanno sopportare. E pazientare. A lungo e a lungo...
RedCherry
No, cioè, più che delle metro volevo parlare della gente che stanzia al loro interno.
Situazione random di, facciamo, un lunedì mattina. Okay? Okay.
Allora, c'è da sapere che al lunedì mattina, anche se alla radio (sì, l'ascolto con l'iPod) dicono tanto Ehy, fantastico, è ricominciata la settimana! Buon lunedì mattina a tutti voi già in piedi! Cominciamo questa giornata col sorriso, perché serve una carica in più! Allora, partiamo con questo pezzo!... E ci mettono tutte queste frasi messe così con un sacco di punti esclamativi e voci allegre che mi viene da dire ehy, sai che c'è? Io al lunedì mattina c'ho lo scazzo chilosaperché, è regolare, proprio, al lunedì mattina tac, ecco lo scazzo, mi guardo allo specchio ma non riesco a vedermi perché c'ho ancora le palpebre appiccicate, poi riesco ad aprire gli occhi e sono un disastro, e non trovo affatto meraviglioso che tu mi auguri un buon inizio di settimana, perché la settimana è cominciata n'ammerda anche se sono appena uscita di casa, okay? Okay. Quindi smettila di fare il simpaticone, ché al lunedì mattina non si diverte proprio nessuno, che tutti c'hanno due occhiaie così e i nervi a fior di pelle, tipo che se li sfiori ti azzannano, e stanno lì a bofonchiare e a lamentarsi.
Ma continuiamo, perché mi sono persa.
Come dicevo, al lunedì mattina, anche se alla radio dicono di tenersi allegri eccetera eccetera, quando sei giù alla metro vedi rivelarsi sotto i tuoi occhi un mondo completamente diverso, abitato da creature fantastiche, tipo licantropi in menopausa, e ti vedi 'ste signore pensionate in pelliccia (che poi, che cazzo ci fanno delle pensionate in giro per Milano alle 7 di mattina?) che cercano di affrettarsi alla metro con la borsetta sotto l'ascella, e ti vedi tutta Truzzolandia, la terra dei bimbominchia schierata al completo, con tanto di bestemmioni delle 07.05. E poi il gruppo di turchi e i senegalesi che vendono borse vicino alle macchinette delle fototessere, e ancora omaccioni vestiti tutto d'un punto che fanno certi salti tipo antilopi imbizzarrite per entrare nella metro mentre le porte si stanno chiudendo.
Ecco, parlando di salti, c'è gente che fa robe assurde; e ti vedi la vecchietta che fa un doppio avvitamento carpiato, il tizio della pizza che sgambetta, la professoressa che con uno scatto felino non solo ti sorpassa, ma riesce pure (nessuno sa come) ad aggiudicarsi il posto migliore, vicino alle porte e un po' isolato, con nessuno che ti cade sulla faccia o con gente che ti pesta i piedi, lì, bella seduta, e riesce pure ad incrociare le gambe. Roba da matti.
Comunque ecco, le porte non fanno neanche in tempo ad aprirsi che ti ritrovi tipo salmone, trascinato da branchi di stegosauri (?) che riescono ad intrufolarsi spingendo di qua e di là, ma tuttavia, non capirò mai come, riescono a lasciarti indietro, fuori dalla metro, come un fesso, a guardarti in giro con sguardo allibito. Ma che cazz..?
Quando riesci ad aggrapparti, finalmente, alla giacca di un tuo amico e a tirarti dentro con un ultimo colpo di reni, ecco che rimani bloccato tra le porte, e cominci ad imprecare. Partenza. Gente che ti tira gomitate nei fianchi. Odorino nauseabondo del tizio con l'ascella sollevata che ti sta accanto. Un ginocchio ti si conficca nel femore. Gli spigoli della valigia enorme e ingombrante - che se ne sta in mezzo al corridoio, tutta sola, e sembra non appartenga a nessuno e ti chiedi come diavolo abbiano fatto a trasportarla fino a lì - ti graffiano la schiena. Il tizio zoppo con armonica/flauto/violino (meglio se coi fili della bacchetta che penzolano, fa più scena)/tamburello/mandolino/microfono/stereo/contrabbasso, o con tutto questo assieme, in equilibrio sulla testa, e aggiungiamoci pure un pianoforte, che non guasta, che strombazza qualche nota stonata nel tuo povero orecchio, che ancora non si rende conto che il resto del corpo è sveglio. Un maniaco random che ammicca. Un poppante random che ti frigna nell'orecchio. La mamma del poppante random che è isterica e grida anche più del pargolo, sempre contro il tuo delicato padiglione acustico.
E quindi eccoti lì, circondato da chissà quante decine di persone, il 10% delle quali non ha messo in atto gli insegnamenti della mamma, quali "lavarsi tutti i giorni", ad esempio. Gente, vi chiedo solo un po' di sapone, niente di più. Siate clementi.
Poi, vedi che quello seduto nell'angolo comincia ad esitare. Sta formulando una strategia per uscire illeso dallo scontro frontale con il resto dei presenti che in quel momento gli girano attorno tipo avvoltoi, lo vedi, glielo leggi negli occhi. Ha le iridi che si spostano da una parte all'altra, le gambe che si preparano allo sprint finale. E quasi lo senti, lo senti che si ripete nella testa un mantra, tipo Ci siamo quasi. Posso farcela, basta allungarsi un po' verso destra, ruotare il bacino di 37 gradi a nord, mantenere il baricentro in un equilibrio relativamente stabile per...
E poi, quando finalmente è la sua fermata, quando il momento è giunto e comincia a tirarsi su, faticosamente, cercando di recuperare l'agilità di un tempo, tutti i presenti girano la testa verso di lui, e ad un certo punto sembra si trasformino in felini, o rapaci, insomma, belve. E quando il poveretto cerca di defilarsi, tutta la popolazione che in quel momento coabita nell'ecosistema metropolitana si avventa sull'unico posto libero di tutto il treno. E lì son dolori, miei cari: gente che ti tira calci, nella mischia, e magari potrebbe sembrar pure che non l'abbia fatto apposta, perché dai, siamo tutti così appiccicati... ma in realtà non è così, e tu lo sai, in realtà lui l'ha fatto apposta eccome, anche se poi si scusa con tono amabile, perché in ambienti come quello sopravvivono i più veloci, i più crudeli.
La parte peggiore arriva quando tu, finalemente, sei riuscito a sederti, ma due secondi dopo arriva un vecchietto col cilindro in testa, o una donna incinta coi piedi gonfi (che poi, pure loro, che ci fanno in piedi a quell'ora, Cristo?), e allora tu fai finta di non vederli, e ti dici okay, mantiani la calma, guarda... uhm, vediamo, guarda l'iPod. Sì, dai, inventati qualcosa, fai finta di essere cieca e sorda, sì, così, tutti e due insieme. Però poi l'amabile vecchietto si avvicina proprio a te, sì, a te, e con un altrettanto amabile sguardo ti trafigge il cervello e tu sei costretto ad alzare gli occhi, anche se ti eri ripromesso di non farlo. Perché lo sai, che, nel caso non lo facessi, i vecchietti col cilindro son capaci di spaccarti il bastone sulla capoccia (non scherzano mica, quei tipi) e cominciare a parlare malissimo della gioventù odierna (son pure dei borbottoni, esperienza personale), o le donne gravide di cominciare con una serie interminabile di lamentele, tipo Uhhh, euuuh, che male i piedi... che male la schiena... sono incinta, lo sa, signora?... (e tu pensi no, maddai? Non si vedeva proprio, col pancino che ti ritrovi!). Solo che la signora, dato che è anziana e blabla, non si può alzare, no, eh? E quindi tocca a te, anche perché ti vien da pensare che se la futura mammina ti sviene sulle ginocchia dopo ti sentirai in colp a vita. Ti tocca, proprio.
Il bello è che quando il vecchietto col cilindro/la donna gravida si alzano e scendono e tu tiri un sospiro di sollievo... scopri di dover scendere.
Forse, a sopravvivere nella jungla-metropolitana, sopravvivono quelli che più sanno sopportare. E pazientare. A lungo e a lungo...
RedCherry
martedì 10 gennaio 2012
Post senza titolo, perché sì
Ebbene, oggi è un anno esatto che sono su questo blog. Cioè, figo. Della serie che se a gennaio del 2011 avessi scoperto di essere incinta, ora avrei già partorito e potrei addirittura aspettare di nuovo un marmocchio. Assolutamente sconvolgente.
Comunque, c'è troppo sole per convincersi di essere in inverno. Dov'è la neve? Fuck, io la volevo, la neve. Poi la gente si lamenta sempre della neve perché si scivola sulle strade, c'è traffico, eccetera eccetera... ma ragazzi, è così splendida, lei! Insomma, per la miseria, un giorno con tutti i tetti bianchi e i bimbi con le loro facce tonde tutte rosa a giocare fuori, una passeggiata romantica coi fiocchi di neve che ti cadono sulla testa (a me è capitato, ed è stato molto scena da film, con me e Mr. Primo Bacio che pattinavamo sul ghiaccio- no, in realtà io ero quella bravina e lui l'impedito, ma tant'é).
Insomma, freddo fa freddo, sopratutto la mattina, quando alle sette e dieci scendo alla stazione dei bus per prendere la metro e mi si ghiaccia il culo se mi siedo sulle panche di granito e allora devo mettermi sul bordo. Però non è la stessa cosa, insomma. Vorrei anche un po' di pioggia - mi piace la pioggia, ma solo quando sono riparata da qualche parte a guardarla dalle finestre con qualcosa di caldo addosso, magari un felpone di papà, oppure sdraiata a letto, a far finta che il tic tic sui vetri sia una ninnananna tutta per me, per me e basta, ché quando sono fuori e piove mi si gonfiano i capelli manco la criniera di Simba del Re Leone (non che di solito il volume della mia chioma sia di tanto inferiore, ma tralasciamo).
Poi ecco, mi fanno un male del diavolo gli addominali e i quadricipiti, perché ieri ho tirato giù certe schiacciate come non mai, all'allenamento.
E non lo so, mi sembra non ci sia mai abbastanza tempo per fare quello che vorrei. Cioè, l'anno scorso facevo una roba tipo un post al giorno o qualcosa del genere, quest'anno sono stanca, mi sento vecchia. Giuro. Poi però non voglio che scrivere qua diventi un obbligo, che se non posto ommioddiochissàchesuccede. Proprio no. Poi ho sempre da studiare, due maroni. Della serie che oggi ho passato il pomeriggio sui libri e tutti questi ultimi mesi è stato lo stesso, magari non a ritmo costante, ma così fu. Fortuna che il quadrimetrestre finisce tra poco, due settimane, mi sembra, meglio così, anche se ora ci caricano e noi sgobbiamo, of course. E poi ho sempre altre cose da fare, da andare in giro con questo e quello che mi chiedono di uscire con loro e poi c'è allenamento e poi blablabla.
E comunque preferisco scrivere qualcosa di vagamente sensato magari una volta ogni due giorni, dire qualcosa che mi sento dentro, al posto di fare come facevo prima e magari non arrivare da nessuna parte e magari parlare tanto per fare. Ma è una cosa che reputo importante anche nella vita, insomma, se vuoi dire qualcosa dillo bene, almeno, non è che straparli e non arrivi ad una conclusione. E un qualche abitante di questa mia umile dimora ha deciso non so bene perché di lasciarmi sulla scrivania dei post-it, del genere a linguette, non so se mi spiego. Sono di colori sparafleshanti e sto cominciando a scriverci sopra gli argomenti di cui vorrei buttar giù due righe magari qui o magari su word, ché appena mi riprometto di scrivere di una determinata cosa ovviamente (e quando mai?) me ne dimentico. Proprio che mi sfugge, cerco il pensiero ma mi sfugge e non riesco più a riacciuffarlo. Perché sì, perché ho una memoria a breve termine eccetera eccetera, e ora in questo momento non mi ricordo di cosa stavo parlando prima di quest'insensato sproloquio, ma tant'è.
Quindi vi auguro una buona serata (o buona notte, come preferite), prima che mi scordi pure di questo, eh?,
R. Cherry
Comunque, c'è troppo sole per convincersi di essere in inverno. Dov'è la neve? Fuck, io la volevo, la neve. Poi la gente si lamenta sempre della neve perché si scivola sulle strade, c'è traffico, eccetera eccetera... ma ragazzi, è così splendida, lei! Insomma, per la miseria, un giorno con tutti i tetti bianchi e i bimbi con le loro facce tonde tutte rosa a giocare fuori, una passeggiata romantica coi fiocchi di neve che ti cadono sulla testa (a me è capitato, ed è stato molto scena da film, con me e Mr. Primo Bacio che pattinavamo sul ghiaccio- no, in realtà io ero quella bravina e lui l'impedito, ma tant'é).
Insomma, freddo fa freddo, sopratutto la mattina, quando alle sette e dieci scendo alla stazione dei bus per prendere la metro e mi si ghiaccia il culo se mi siedo sulle panche di granito e allora devo mettermi sul bordo. Però non è la stessa cosa, insomma. Vorrei anche un po' di pioggia - mi piace la pioggia, ma solo quando sono riparata da qualche parte a guardarla dalle finestre con qualcosa di caldo addosso, magari un felpone di papà, oppure sdraiata a letto, a far finta che il tic tic sui vetri sia una ninnananna tutta per me, per me e basta, ché quando sono fuori e piove mi si gonfiano i capelli manco la criniera di Simba del Re Leone (non che di solito il volume della mia chioma sia di tanto inferiore, ma tralasciamo).
Poi ecco, mi fanno un male del diavolo gli addominali e i quadricipiti, perché ieri ho tirato giù certe schiacciate come non mai, all'allenamento.
E non lo so, mi sembra non ci sia mai abbastanza tempo per fare quello che vorrei. Cioè, l'anno scorso facevo una roba tipo un post al giorno o qualcosa del genere, quest'anno sono stanca, mi sento vecchia. Giuro. Poi però non voglio che scrivere qua diventi un obbligo, che se non posto ommioddiochissàchesuccede. Proprio no. Poi ho sempre da studiare, due maroni. Della serie che oggi ho passato il pomeriggio sui libri e tutti questi ultimi mesi è stato lo stesso, magari non a ritmo costante, ma così fu. Fortuna che il quadrimetrestre finisce tra poco, due settimane, mi sembra, meglio così, anche se ora ci caricano e noi sgobbiamo, of course. E poi ho sempre altre cose da fare, da andare in giro con questo e quello che mi chiedono di uscire con loro e poi c'è allenamento e poi blablabla.
E comunque preferisco scrivere qualcosa di vagamente sensato magari una volta ogni due giorni, dire qualcosa che mi sento dentro, al posto di fare come facevo prima e magari non arrivare da nessuna parte e magari parlare tanto per fare. Ma è una cosa che reputo importante anche nella vita, insomma, se vuoi dire qualcosa dillo bene, almeno, non è che straparli e non arrivi ad una conclusione. E un qualche abitante di questa mia umile dimora ha deciso non so bene perché di lasciarmi sulla scrivania dei post-it, del genere a linguette, non so se mi spiego. Sono di colori sparafleshanti e sto cominciando a scriverci sopra gli argomenti di cui vorrei buttar giù due righe magari qui o magari su word, ché appena mi riprometto di scrivere di una determinata cosa ovviamente (e quando mai?) me ne dimentico. Proprio che mi sfugge, cerco il pensiero ma mi sfugge e non riesco più a riacciuffarlo. Perché sì, perché ho una memoria a breve termine eccetera eccetera, e ora in questo momento non mi ricordo di cosa stavo parlando prima di quest'insensato sproloquio, ma tant'è.
Quindi vi auguro una buona serata (o buona notte, come preferite), prima che mi scordi pure di questo, eh?,
R. Cherry
martedì 3 gennaio 2012
Merda, siamo nel duemiladodici
Sono tornata l'altro ieri dal Belgio. Sono stata da mia zia, abbiamo girato in alcune città tra cui Bruxelles, ho fatto molte foto con la Reflex di mia madre, era pieno di negozi di Chocolato, giuro (qui qualcuno esulterà). E' piovuto un sacco, ha fatto freddo, ma m'è piciuto. Mi piacciono un sacco quei posti del nord, con le casette adorabili tipo quelle inglesi traditional, come quelle di Paignton (ah, che ricordi). Nella piazza grande di Bruxelles c'era un mercatino natalizio, era delizioso, con le bancarelle che vendevano dolci tipici e davano assaggi, e c'era un sacco di gente che beveva birra (in Belgio son famosi per la birra). Siamo andati sulla ruota panoramica, è stato magnifico; c'era una pista di pattinaggio enorme, c'era un sacco di gente che camminava, bambini, genitori isterici, ma l'atmosfera era magica, con tutte le luci e il cielo umido e un sacco di profumi. Insomma, tutto molto natalizio (erano gli ultimi di dicembre). La sera tardi eravamo stanchissimi, dovevamo prendere il treno per tornare a casa di mia zia, ci siamo messi a correre per poi scoprire che avevamo ancora qualcosa come 20 minuti prima che arrivasse e non eravamo in ritardo come pensavamo.
Il 31 ci hanno raggiunti degli zii dalla Francia, con la banda di cugini al seguito. Mio zio s'è messo a suonare un tamburo e noi a cantare, battere le mani e ballare. Abbiamo pensato che i vicini si fossero detti Ehy, son tornati gli arabi!, ché gli arabi son sempre molto festosi e allegri e rumorosi e colorati e si scatenano come facciamo sempre quando stiamo insieme. Ed è bello perché anche se la nostra grande (enorme) famiglia (dalla parte di mio padre, certo) è divisa, con membri sparsi in Francia/Belgio/Italia (noi, of course) e diverse parti del Marocco, ritrovarsi è sempre fantastico, è come un ritorno alle origini, qualcosa del genere.
Poi, vediamo. Credo che il mio periodo nero stia volgendo al termine. Cambiare aria mi ha fatto bene, e mi sento più leggera e serena, anche se i vecchi demoni tornano ancora a farmi visita. Non che sia una novità.
E' assolutamente straordinario come io riesca a nascondere i miei pensieri e ciò che provo, assolutamente straordinario. Nessuno se ne accorge, proprio nessuno. Tutti credono che io stia bene anche quando sono giù, col morale sotto le scarpe, proprio. Perché sorrido e parlo come al solito eccetera eccetera, perché non mi va di scaricare sulla gente i miei pensieri. E anche quando vado in giro con una nuvola grigia che mi galleggia a pochi centimetri dalla testa, nessuno sembra farci caso. Sono brava a fingere, quando la cosa va a mio vantaggio. Tiro fuori la mia maschera con la faccia felice e me la calo sugli occhi e per il mondo è tutto come prima.
Per il resto, ho ricevuto la biografia di Janis Joplin e un libro su Kurt Cobain (se non sapete chi è vi picchio). E sto letteralmente divorando la biografia su Steve Jobs, che in realtà sarebbe di mio padre, ma vabbé.
Insomma, mi si sta aprendo un mondo nuovo negli occhi. Seriamente. Questi libri mi stanno facendo ragionare un sacco sul mondo, su me stessa, sul mio futuro. E' tutto un ragionare senza sosta, insomma. Le vite di questi personaggi spettacolari mi stanno influenzando, e sto avendo una sottospecie di illuminazione continua. Ora sto capendo cosa bisogna fare per comprendere me stessa. Devo scavarmi dentro, a fondo. Ho pensato che anche io voglio essere qualcuno. Voglio cambiare qualcosa, rivoluzionare. Magari farlo nel mio piccolo, ma rivoluzionare. Essere un esempio, un modello, come loro. Essere conosciuta. Essere importante, essere grande, fare cose grandi. E mi sto ponendo degli obbiettivi, perché per fare cose grandi bisogna porsi degli obbiettivi e cominciare da cose piccole. Voglio impegnarmi e trovare quello che voglio fare. Per adesso ancora non ho idee, ma le troverò. E' bello sentirsi tanto pieni di vita a voglia di imparare e fare errori.
E' fantastico il modo in cui un libro o la vita di qualcuno possano farti pensare e possano farti venire la voglia di cambiare, in meglio. E di cambiare le cose.
"Be hungry, be foolish".
R. Cherry
Il 31 ci hanno raggiunti degli zii dalla Francia, con la banda di cugini al seguito. Mio zio s'è messo a suonare un tamburo e noi a cantare, battere le mani e ballare. Abbiamo pensato che i vicini si fossero detti Ehy, son tornati gli arabi!, ché gli arabi son sempre molto festosi e allegri e rumorosi e colorati e si scatenano come facciamo sempre quando stiamo insieme. Ed è bello perché anche se la nostra grande (enorme) famiglia (dalla parte di mio padre, certo) è divisa, con membri sparsi in Francia/Belgio/Italia (noi, of course) e diverse parti del Marocco, ritrovarsi è sempre fantastico, è come un ritorno alle origini, qualcosa del genere.
Poi, vediamo. Credo che il mio periodo nero stia volgendo al termine. Cambiare aria mi ha fatto bene, e mi sento più leggera e serena, anche se i vecchi demoni tornano ancora a farmi visita. Non che sia una novità.
E' assolutamente straordinario come io riesca a nascondere i miei pensieri e ciò che provo, assolutamente straordinario. Nessuno se ne accorge, proprio nessuno. Tutti credono che io stia bene anche quando sono giù, col morale sotto le scarpe, proprio. Perché sorrido e parlo come al solito eccetera eccetera, perché non mi va di scaricare sulla gente i miei pensieri. E anche quando vado in giro con una nuvola grigia che mi galleggia a pochi centimetri dalla testa, nessuno sembra farci caso. Sono brava a fingere, quando la cosa va a mio vantaggio. Tiro fuori la mia maschera con la faccia felice e me la calo sugli occhi e per il mondo è tutto come prima.
Per il resto, ho ricevuto la biografia di Janis Joplin e un libro su Kurt Cobain (se non sapete chi è vi picchio). E sto letteralmente divorando la biografia su Steve Jobs, che in realtà sarebbe di mio padre, ma vabbé.
Insomma, mi si sta aprendo un mondo nuovo negli occhi. Seriamente. Questi libri mi stanno facendo ragionare un sacco sul mondo, su me stessa, sul mio futuro. E' tutto un ragionare senza sosta, insomma. Le vite di questi personaggi spettacolari mi stanno influenzando, e sto avendo una sottospecie di illuminazione continua. Ora sto capendo cosa bisogna fare per comprendere me stessa. Devo scavarmi dentro, a fondo. Ho pensato che anche io voglio essere qualcuno. Voglio cambiare qualcosa, rivoluzionare. Magari farlo nel mio piccolo, ma rivoluzionare. Essere un esempio, un modello, come loro. Essere conosciuta. Essere importante, essere grande, fare cose grandi. E mi sto ponendo degli obbiettivi, perché per fare cose grandi bisogna porsi degli obbiettivi e cominciare da cose piccole. Voglio impegnarmi e trovare quello che voglio fare. Per adesso ancora non ho idee, ma le troverò. E' bello sentirsi tanto pieni di vita a voglia di imparare e fare errori.
E' fantastico il modo in cui un libro o la vita di qualcuno possano farti pensare e possano farti venire la voglia di cambiare, in meglio. E di cambiare le cose.
"Be hungry, be foolish".
R. Cherry
sabato 24 dicembre 2011
Ommaigod!
Blogger ha ripreso a funzionare come si deve, dopo qualcosa come 5 mesi che dava problemi. Sono esterrefatta, davvero. What a beautiful Christmas present.
E' bello vedere su Youtube commenti a video natalizi con scritte cose tipo Merry Christmas from Poland/Philippines/Romania/Holland/Greece/unpaeserandomdelmondo. Cioè, mi riempie il cuore.
Poi questo periodo, almeno per me, non è dei migliori. Insomma, è bello lo spirito natalizio e tutto, stare a casa a cazzeggiare, ricevere regali dagli amici (uno dei regali, fatto da alcune mie compagne di classe, è stato un reggiseno rosso! Era da settembre che dicevo di volerne uno, ma non avrei mai creduto che, insomma... Gesù, ho riso per un'eternità, da non credere!). Sì, è bello tutto questo e molto altro, ma è un periodo buio, per me. Nel senso che sento un buio interiore, qualcosa del genere. Non faccio altro che paragonarmi ad altra gente e a chiedermi continuamente perché non ho quelle mille qualità che hanno loro. Non riesco ad accettarmi completamente; faccio finta di niente e guardo avanti, ma magari ho le lacrime agli occhi e prego perché nessuno se ne accorga. Insomma, c'è da dire che non è nemmeno la prima volta che mi capita. Spesso cerco di farmene una ragione, di dirmi ehy, non importa, sei molto meglio di altre. Certe volte lo penso davvero, certe altre sto una merda. Tipo in queste settimane. Sarà questa fottuta adolescenza, o il fatto che abbia detto bene le cose che mi erano state chieste nell'interrogazione di italiano, ma che il prof mi abbia messo un misero 6 e mezzo, giustificandosi con una frase del tipo "Le altre volte le cose le hai dette meglio" (e qua mi sono incazzata da morire). E okay, mi sta bene, tanto lui non mette mai più di 7, però è un'ingiustizia colossale. Oppure sarà che la verifica di scienze e quella di informatica sono andate penosamente, ma penosamente davvero. Sarà che mi sento sola come non mai, ma cerco di non pensarci. Saranno altre migliaia di cose, saranno i commenti della gente, quelli che da anni mi ripeto di non ascoltare, ma che non posso fare a meno di sentire. E sono due cose diverse. E ogni volta, quando credo che sia finita, quando m'illudo di essere riuscita a passarla, a dimenticare, ci ricado. Merda.
Non so, non so davvero. Continuo a ripensare a tutte le persone che ho perso, continuo a chiedermi che senso abbia andare bene a scuola se poi da vecchia guarderò indietro e non vedrò nulla. Se la gente guarderà indeitro e non mi ricorderà e non mi vedrà. E mi chiedo se io abbia mai colpito qualcuno per il modo in cui sono. Perché è una di quelle cose che vorrei fare: colpire la gente. Vorrei essere splendente come M., che non va bene a scuola ma a scuola tutti la conoscono e sa parlare con tutti e canta da Dio e ognuno la ricorda per qualcosa di bello. Perché lei sarà ricordata, lei sarà conosciuta, sarà amata dai professori anche se non è mai stata un genio, sarà pensata dai ragazzi perché ci sa fare ed è bella, avrà una vita splendente come ora. Magari non farà l'università, ma magari sarà famosa per la sua voce. E sarà carismatica quanto ora e potrà dire di essere stata mia amica, ma quando pronuncerà il mio nome nessuno saprà chi sono. Insomma, io la adoro, è fantastica, meravigliosa davvero, ma non posso fare a meno di invidiarla. E non sopporto invidiare la gente, andiamo, che senso ha? Mi chiedo che senso abbiano questo e tutto il resto. Chi sarò, io? Una di quelle normali. Sarò una normale, probabilmente. Ma sinceramente non riesco a vedermi di qui a 5 anni. Qualche volta mi vien da pensare che semplicemente non ci sarò, nessuno mi vedrà, me compresa, non ci sarò e stop.
A parte questo, sono convinta che nella vita serva una personalità forte, e io non credo di averla. Quest'anno sono stata classificata come una delle "alternative" della classe. Perché ho un mio stile, e d'accordo, ma anche questo, che senso ha? Solo perché mi vesto magari qualche volta tutta in nero o metto accessori particolari o perché ho dei piercing o perché qualche volta metto maglie di alcuni gruppi che mi piacciono? Mi vesto così perché mi piace, non perché voglia dimostrare qualcosa. Perché questa sono io, per il momento. Perché probabilmente questo è solo un periodo. Non credo che a trent'anni sarò ancora etichettata come "alternativa". E comunque non capisco. E c'è qualcosa di questo discorso che non va, c'è qualcosa in me che non va, non riesco a capire. Non so neanche se mi sono espressa bene, se ho detto veramente quello che volevo dire, e, pensandoci, la risposta è no. Perché assolutamente non ho detto tutto, anzi, ho detto poco e niente. E' difficile, non riuscirei a dire tutto, né ora né mai. E' complicato.
Mi verrebbe voglia di cancellare e riscrivere tutto, ma non lo farò. Probabilmente tu, sì, tu che stai leggendo, non riuscirai a comprendere. E ti dò ragione, anche perché per me vale lo stesso. E comunque questa specie di monologo ha preso una piega strana e non ho voglia di star qui a spiegarti le cose.
Solo che ho una specie di casino mentale e psicofisico, o qualcosa così. Una matassa di fili che non riesco proprio a sbrogliare. Non ho voglia di fare un'autoanalisi, e non ho la testa per risolvere certe cose. Potrei sembrare una specie di persona malsana che si fa i complessi, e probabilmente è così, ma quando c'ho dentro certe cose è meglio sputarle fuori scrivendo. Mi sento meno pesante, ma ancora soffocante.
Per fortuna non sono sempre così, altrimenti sai che palle!
Per adesso vi auguro solo di passare uno splendido Natale vicino alle persone che amate. Ingozzatevi di roba buona e rilassatevi e divertitevi, che le vacanze volano, come al solito!
Un sorriso,
Red Cherry
E' bello vedere su Youtube commenti a video natalizi con scritte cose tipo Merry Christmas from Poland/Philippines/Romania/Holland/Greece/unpaeserandomdelmondo. Cioè, mi riempie il cuore.
Poi questo periodo, almeno per me, non è dei migliori. Insomma, è bello lo spirito natalizio e tutto, stare a casa a cazzeggiare, ricevere regali dagli amici (uno dei regali, fatto da alcune mie compagne di classe, è stato un reggiseno rosso! Era da settembre che dicevo di volerne uno, ma non avrei mai creduto che, insomma... Gesù, ho riso per un'eternità, da non credere!). Sì, è bello tutto questo e molto altro, ma è un periodo buio, per me. Nel senso che sento un buio interiore, qualcosa del genere. Non faccio altro che paragonarmi ad altra gente e a chiedermi continuamente perché non ho quelle mille qualità che hanno loro. Non riesco ad accettarmi completamente; faccio finta di niente e guardo avanti, ma magari ho le lacrime agli occhi e prego perché nessuno se ne accorga. Insomma, c'è da dire che non è nemmeno la prima volta che mi capita. Spesso cerco di farmene una ragione, di dirmi ehy, non importa, sei molto meglio di altre. Certe volte lo penso davvero, certe altre sto una merda. Tipo in queste settimane. Sarà questa fottuta adolescenza, o il fatto che abbia detto bene le cose che mi erano state chieste nell'interrogazione di italiano, ma che il prof mi abbia messo un misero 6 e mezzo, giustificandosi con una frase del tipo "Le altre volte le cose le hai dette meglio" (e qua mi sono incazzata da morire). E okay, mi sta bene, tanto lui non mette mai più di 7, però è un'ingiustizia colossale. Oppure sarà che la verifica di scienze e quella di informatica sono andate penosamente, ma penosamente davvero. Sarà che mi sento sola come non mai, ma cerco di non pensarci. Saranno altre migliaia di cose, saranno i commenti della gente, quelli che da anni mi ripeto di non ascoltare, ma che non posso fare a meno di sentire. E sono due cose diverse. E ogni volta, quando credo che sia finita, quando m'illudo di essere riuscita a passarla, a dimenticare, ci ricado. Merda.
Non so, non so davvero. Continuo a ripensare a tutte le persone che ho perso, continuo a chiedermi che senso abbia andare bene a scuola se poi da vecchia guarderò indietro e non vedrò nulla. Se la gente guarderà indeitro e non mi ricorderà e non mi vedrà. E mi chiedo se io abbia mai colpito qualcuno per il modo in cui sono. Perché è una di quelle cose che vorrei fare: colpire la gente. Vorrei essere splendente come M., che non va bene a scuola ma a scuola tutti la conoscono e sa parlare con tutti e canta da Dio e ognuno la ricorda per qualcosa di bello. Perché lei sarà ricordata, lei sarà conosciuta, sarà amata dai professori anche se non è mai stata un genio, sarà pensata dai ragazzi perché ci sa fare ed è bella, avrà una vita splendente come ora. Magari non farà l'università, ma magari sarà famosa per la sua voce. E sarà carismatica quanto ora e potrà dire di essere stata mia amica, ma quando pronuncerà il mio nome nessuno saprà chi sono. Insomma, io la adoro, è fantastica, meravigliosa davvero, ma non posso fare a meno di invidiarla. E non sopporto invidiare la gente, andiamo, che senso ha? Mi chiedo che senso abbiano questo e tutto il resto. Chi sarò, io? Una di quelle normali. Sarò una normale, probabilmente. Ma sinceramente non riesco a vedermi di qui a 5 anni. Qualche volta mi vien da pensare che semplicemente non ci sarò, nessuno mi vedrà, me compresa, non ci sarò e stop.
A parte questo, sono convinta che nella vita serva una personalità forte, e io non credo di averla. Quest'anno sono stata classificata come una delle "alternative" della classe. Perché ho un mio stile, e d'accordo, ma anche questo, che senso ha? Solo perché mi vesto magari qualche volta tutta in nero o metto accessori particolari o perché ho dei piercing o perché qualche volta metto maglie di alcuni gruppi che mi piacciono? Mi vesto così perché mi piace, non perché voglia dimostrare qualcosa. Perché questa sono io, per il momento. Perché probabilmente questo è solo un periodo. Non credo che a trent'anni sarò ancora etichettata come "alternativa". E comunque non capisco. E c'è qualcosa di questo discorso che non va, c'è qualcosa in me che non va, non riesco a capire. Non so neanche se mi sono espressa bene, se ho detto veramente quello che volevo dire, e, pensandoci, la risposta è no. Perché assolutamente non ho detto tutto, anzi, ho detto poco e niente. E' difficile, non riuscirei a dire tutto, né ora né mai. E' complicato.
Mi verrebbe voglia di cancellare e riscrivere tutto, ma non lo farò. Probabilmente tu, sì, tu che stai leggendo, non riuscirai a comprendere. E ti dò ragione, anche perché per me vale lo stesso. E comunque questa specie di monologo ha preso una piega strana e non ho voglia di star qui a spiegarti le cose.
Solo che ho una specie di casino mentale e psicofisico, o qualcosa così. Una matassa di fili che non riesco proprio a sbrogliare. Non ho voglia di fare un'autoanalisi, e non ho la testa per risolvere certe cose. Potrei sembrare una specie di persona malsana che si fa i complessi, e probabilmente è così, ma quando c'ho dentro certe cose è meglio sputarle fuori scrivendo. Mi sento meno pesante, ma ancora soffocante.
Per fortuna non sono sempre così, altrimenti sai che palle!
Per adesso vi auguro solo di passare uno splendido Natale vicino alle persone che amate. Ingozzatevi di roba buona e rilassatevi e divertitevi, che le vacanze volano, come al solito!
Un sorriso,
Red Cherry
domenica 4 dicembre 2011
Dopo una settimana e mezza di fancazzismo totale,
Mia madre m'ha preso e m'ha chiesto se ultimamente stessi studiando abbastanza. Cosa mai successa, tra l'altro (che mi chiedesse una cosa del genere, dico). Beh, non l'avrei mai ammesso davanti a lei, ma aveva ragione, perché c'è stato un periodo, ultimamente, in cui passavo le giornate a fare un cazzo o ad uscire. Quindi niente, da quando me l'ha detto ho cominciato a pensarci seriamente, e mi sono resa conto di aver buttato all'aria un po' di pomeriggi. Poi lei ha tirato in ballo il fatto che sono sempre fuori coi miei amici o davanti al computer o a fare altro e mai a studiare.
Beh, no, infatti, c'aveva ragione. Per questo 'sta settimana l'ho passata quasi tutta sui libri, e se viene ancora a rompermi le palle comincio a ringhiare. E in effetti la cosa ha dato i suoi frutti: numero uno, mi sento un essere utile alla società e con un vago scopo nella vita; numero due, non sarò costretta a fare i compiti in metro o chiedere a G. di farmeli copiare (sempre in metro); numero tre, se in metro non riuscirò a fare niente perché non troverò nessun posto libero, non dovrò scopiazzare gli ultimi minuti prima che cominci la prima lezione; numero quattro perché mi sento meno in colpa per aver passato i pomeriggi a cazzeggiare.
Poi c'è la cosa del Carpe diem, o Seize the day o come volete chiamarlo; in effetti mi sono sempre chiesta come fa uno a vivere alla giornata. Cioè, a considerare una giornata come fosse l'ultima e blabla; insomma, come si fa? Cosa dovrei fare? L'ultimo giorno della mia vita vorrei passarlo con le persone che amo, sfogliando gli album di fotografie della mia esistenza, sorridendo molto. Poi vorrei che qualcuno si mettesse a cantare per me la ninnananna che mia mamma mi cantava quando io e mio fratello eravamo piccini; ricordo che si sdraiava nel letto di uno di noi e ci carezzava la testa e cominciava, con la sua bella voce che ti scalda il cuore:
C'era
una piccola,
margheritina...
Nata
da poco;
assai carina...
Diceva "Mamma,
voglio giocare...
ma sono sola,
ma sono sola,
che posso fare..."
E andava avanti, andava avanti, e io mi perdevo nelle sue ninnananne e m'addormentavo felice perché avevo una mamma bella che sapeva cantare ninnananne e un papà con gli occhi sorridenti che amava la mamma bella e un fratellino a cui volevo tanto bene.
Ecco, vorrei addormentarmi per sempre con qualcuno che mi sussurrasse all'orecchio le ninnananne della mamma.
C.
Beh, no, infatti, c'aveva ragione. Per questo 'sta settimana l'ho passata quasi tutta sui libri, e se viene ancora a rompermi le palle comincio a ringhiare. E in effetti la cosa ha dato i suoi frutti: numero uno, mi sento un essere utile alla società e con un vago scopo nella vita; numero due, non sarò costretta a fare i compiti in metro o chiedere a G. di farmeli copiare (sempre in metro); numero tre, se in metro non riuscirò a fare niente perché non troverò nessun posto libero, non dovrò scopiazzare gli ultimi minuti prima che cominci la prima lezione; numero quattro perché mi sento meno in colpa per aver passato i pomeriggi a cazzeggiare.
Poi c'è la cosa del Carpe diem, o Seize the day o come volete chiamarlo; in effetti mi sono sempre chiesta come fa uno a vivere alla giornata. Cioè, a considerare una giornata come fosse l'ultima e blabla; insomma, come si fa? Cosa dovrei fare? L'ultimo giorno della mia vita vorrei passarlo con le persone che amo, sfogliando gli album di fotografie della mia esistenza, sorridendo molto. Poi vorrei che qualcuno si mettesse a cantare per me la ninnananna che mia mamma mi cantava quando io e mio fratello eravamo piccini; ricordo che si sdraiava nel letto di uno di noi e ci carezzava la testa e cominciava, con la sua bella voce che ti scalda il cuore:
C'era
una piccola,
margheritina...
Nata
da poco;
assai carina...
Diceva "Mamma,
voglio giocare...
ma sono sola,
ma sono sola,
che posso fare..."
E andava avanti, andava avanti, e io mi perdevo nelle sue ninnananne e m'addormentavo felice perché avevo una mamma bella che sapeva cantare ninnananne e un papà con gli occhi sorridenti che amava la mamma bella e un fratellino a cui volevo tanto bene.
Ecco, vorrei addormentarmi per sempre con qualcuno che mi sussurrasse all'orecchio le ninnananne della mamma.
C.
Etichette:
blabla,
giornate,
situazioni,
su di me
sabato 3 dicembre 2011
Set fotografico
Ieri ho fatto una cosa molto, molto carina. Ma cominciamo dal principio:
Allora, un giorno, C., la mia compagna di banco (veramente non più, dato che ci hanno cambiato i posti), mi fa: Senti, mia sorella vorrebbe fare delle foto, foto serie, eh, e ha chiesto se ci fai da modella! Al ché io ero tipo con le lacrime agli occhi per la commozione (aveva scelto me, cioè, fighissimo, da paura). Sua sorella è all'ultimo anno del liceo artistico e ha una macchina fotografica professionale e voleva fare delle foto e cercava qualche modella, me ne ha parlato spesso, C., di lei, e io subito ho detto di sì.
Quindi ecco, ero a casa loro con una compagna di classe mia e di C., e abbiamo fatto foto tutte e tre. La sorella di C. è stata bravissima e alla fine era molto soddisfatta, e mi piaceva un sacco stare lì a guardarla mentre si muoveva attorno a una di noi per catturare ogni gesto e ogni espressione.
Il bello è che ci ho preso gusto sul serio, anche se certe volte le ragazze mi facevano ridere e in alcune foto sono venuta con facce strane. Quindi, quindi non vedo l'ora che mi richiami per un altro set (dice che ne farà un altro prima di Natale, e le piacerebbe riaverci).
Poi ho dato un racconto che ho scritto al prof di italiano e quando gli ho chiesto se gli andava di leggerlo perché volevo un suo parere mi ha risposto con un Molto volentieri, detto in un modo e con degli occhi e con un sorriso e con la testa inclinata di lato che a ripensarci mi vengono le lacrime agli occhi per come mi ha fatta sentire bene. No, più che bene è stato orgoglio, piacere, soddisfazione; non so, un'immensa felicità! Perché lui lo sa che scrivo e gli ha fatto piacere che io gli abbia affidato qualcosa di mio. Poi è uno di quegli uomini colti, ma in una maniera assurda, tipo che sa rispondere a qualsiasi tipo di domanda su qualsiasi argomento (giuro). E quindi niente, spero gli piaccia come è piaciuto ai ragazzi e alla prof del corso di poesia, che mi hanno fatto un sacco di complimenti.
Mio padre mi ha comprato un mucchio di libri di Paulo Coelho e un libro di poesie.
Voglio dormire.
Cherry
Allora, un giorno, C., la mia compagna di banco (veramente non più, dato che ci hanno cambiato i posti), mi fa: Senti, mia sorella vorrebbe fare delle foto, foto serie, eh, e ha chiesto se ci fai da modella! Al ché io ero tipo con le lacrime agli occhi per la commozione (aveva scelto me, cioè, fighissimo, da paura). Sua sorella è all'ultimo anno del liceo artistico e ha una macchina fotografica professionale e voleva fare delle foto e cercava qualche modella, me ne ha parlato spesso, C., di lei, e io subito ho detto di sì.
Quindi ecco, ero a casa loro con una compagna di classe mia e di C., e abbiamo fatto foto tutte e tre. La sorella di C. è stata bravissima e alla fine era molto soddisfatta, e mi piaceva un sacco stare lì a guardarla mentre si muoveva attorno a una di noi per catturare ogni gesto e ogni espressione.
Il bello è che ci ho preso gusto sul serio, anche se certe volte le ragazze mi facevano ridere e in alcune foto sono venuta con facce strane. Quindi, quindi non vedo l'ora che mi richiami per un altro set (dice che ne farà un altro prima di Natale, e le piacerebbe riaverci).
Poi ho dato un racconto che ho scritto al prof di italiano e quando gli ho chiesto se gli andava di leggerlo perché volevo un suo parere mi ha risposto con un Molto volentieri, detto in un modo e con degli occhi e con un sorriso e con la testa inclinata di lato che a ripensarci mi vengono le lacrime agli occhi per come mi ha fatta sentire bene. No, più che bene è stato orgoglio, piacere, soddisfazione; non so, un'immensa felicità! Perché lui lo sa che scrivo e gli ha fatto piacere che io gli abbia affidato qualcosa di mio. Poi è uno di quegli uomini colti, ma in una maniera assurda, tipo che sa rispondere a qualsiasi tipo di domanda su qualsiasi argomento (giuro). E quindi niente, spero gli piaccia come è piaciuto ai ragazzi e alla prof del corso di poesia, che mi hanno fatto un sacco di complimenti.
Mio padre mi ha comprato un mucchio di libri di Paulo Coelho e un libro di poesie.
Voglio dormire.
Cherry
martedì 29 novembre 2011
Tipo che Bruce Springsteen è un dio
E a giugno, come regalo per il compleanno, andrò al suo concerto (fuck yeah).
Intanto, novembre è stato un mese un po' così. Cioè, è passato straveloce, non so bene come, ma con tutta 'sta nebbia e il freddo e il fatto che non sembra proprio di stare in autunno, ma neanche in inverno, non so, in una via di mezzo, è stato un periodo strano.
L'ho passato, novembre, sotto le coperte a divorare libri e castagne, a indossare maglioni di mio padre e mio fratello - come mi piace, mettere le loro cose. Mi fanno sentire protetta, e calda, perché sono di un mucchio di taglie in più -, ad ascoltare musica, a fare lunghi viaggi in metropolitana, a camminare col freddo negli occhi, a scrivere poesie e storie sui miei quaderni, ad aiutare uno dei miei fratelli coi compiti sulle vocali e le consonanti.
Poi, eccezionalmente, ho cominciato a leggere il giornale. Cose tipo City, Leggo, o Metro, quelli gratis che danno all'entrata o all'uscita della metropolitana. E mi faccio delle belle letture, insomma, qualcosa del genere; prima non sopportavo i giornali, non so perché, mi sono sempre stati antipatici. Ora mi informo su quello che succede nel mondo, mi interessa. Mi sento un po' meno ragazza sempre con la testa chissà dove e più quella che si vuole fare una cultura d'attualità. E' un gran cambiamento, se ci si pensa. Anche se continuo ad irritarmi e/o ad aver voglia di piangere per nulla, ma veramente per delle sciocchezze, giuro, non capisco perché. Saranno gli ormoni, lo stress, che ne so, l'adolescenza e tutta quella merda. Tipo ora che mia madre è entrata e io ho cambiato finestra di Internet (non mi va che legga tutte 'ste cose, che tra l'altro sono mie e basta, che c'entra lei?) e lei s'è messa a ridacchiare e a dire T'ho visto, eh, t'ho visto! Dio santo, che rottura di palle! Perché deve fare così? Che odio. Perché non rispetta la cosa e basta e sta zitta? E poi insiste, eh, mica se ne va così. E mi dice ma che c'è, dai, perché mi rispondi male e blabla. Mollami e basta, santo cielo.
Comunque, ho trovato un rimedio quasi funzionante (ancora da collaudare) per trattenere le lacrime. Mi metto gli auricolari con una musica potente, qualcosa che mi scuota. Poi comincio a contare da 300 all'indietro, e mi concentro sui numeri e via dicendo, così non penso più al resto e la smetto.
A parte questo, abbiamo pitturato la cucina di giallo, sotto mio consiglio, anche se ai miei fratelli non garba molto ("Era meglio blu!" e blabla), ma io e i miei l'adoriamo, io sopratutto, e non smetto mai di far notare quanto sia così allegra, vivace, luminosa, e immagina in estate, come sarà bella! E il fatto che l'abbia scelta io, certo. Insomma, certi meriti vanno apprezzati.
Al corso di poesia ora ci fanno scrivere anche brani in prosa. Non accettano più di una pagina al computer, e io per farci stare tutto ho dovuto fare i margini stretti più che si poteva e usare un carattere che non ingrandisse troppo le lettere. Così ho scritto il mio testo - dalle nove alle dieci e mezza del mercoledì sera, per inciso -, e il giorno dopo l'ho portato. Però era troppo lungo da leggere lì, così i ragazzi se lo sono letti a casa, e quando mi hanno incrociata mi hanno fatto i complimenti per il bel lavoro. E' talmente gratificante. Il tema era l'Illusione.
Per il mese di dicembre voglio fare un sacco di giri in centro, che adesso stanno mettendo tutte le luci e gli alberi di natale e le decorazioni natalizie, e tutto è così bello e brillante che non posso starmene a casa (in una cittadina, tra l'altro, che il massimo che fa è mettere un albero rinsecchito con sopra qualche nastro nella piazza e agganciare due luci che vanno da un lampione all'altro).
E poi, voglio andare a teatro. Sì, a vedere i cori gospel e i balletti e ad ascoltare del jazz in qualche locale. E partecipare a degli eventi a Milano, non so, ne ho proprio voglia, organizzano un sacco di cose interessanti.
Cherry
Intanto, novembre è stato un mese un po' così. Cioè, è passato straveloce, non so bene come, ma con tutta 'sta nebbia e il freddo e il fatto che non sembra proprio di stare in autunno, ma neanche in inverno, non so, in una via di mezzo, è stato un periodo strano.
L'ho passato, novembre, sotto le coperte a divorare libri e castagne, a indossare maglioni di mio padre e mio fratello - come mi piace, mettere le loro cose. Mi fanno sentire protetta, e calda, perché sono di un mucchio di taglie in più -, ad ascoltare musica, a fare lunghi viaggi in metropolitana, a camminare col freddo negli occhi, a scrivere poesie e storie sui miei quaderni, ad aiutare uno dei miei fratelli coi compiti sulle vocali e le consonanti.
Poi, eccezionalmente, ho cominciato a leggere il giornale. Cose tipo City, Leggo, o Metro, quelli gratis che danno all'entrata o all'uscita della metropolitana. E mi faccio delle belle letture, insomma, qualcosa del genere; prima non sopportavo i giornali, non so perché, mi sono sempre stati antipatici. Ora mi informo su quello che succede nel mondo, mi interessa. Mi sento un po' meno ragazza sempre con la testa chissà dove e più quella che si vuole fare una cultura d'attualità. E' un gran cambiamento, se ci si pensa. Anche se continuo ad irritarmi e/o ad aver voglia di piangere per nulla, ma veramente per delle sciocchezze, giuro, non capisco perché. Saranno gli ormoni, lo stress, che ne so, l'adolescenza e tutta quella merda. Tipo ora che mia madre è entrata e io ho cambiato finestra di Internet (non mi va che legga tutte 'ste cose, che tra l'altro sono mie e basta, che c'entra lei?) e lei s'è messa a ridacchiare e a dire T'ho visto, eh, t'ho visto! Dio santo, che rottura di palle! Perché deve fare così? Che odio. Perché non rispetta la cosa e basta e sta zitta? E poi insiste, eh, mica se ne va così. E mi dice ma che c'è, dai, perché mi rispondi male e blabla. Mollami e basta, santo cielo.
Comunque, ho trovato un rimedio quasi funzionante (ancora da collaudare) per trattenere le lacrime. Mi metto gli auricolari con una musica potente, qualcosa che mi scuota. Poi comincio a contare da 300 all'indietro, e mi concentro sui numeri e via dicendo, così non penso più al resto e la smetto.
A parte questo, abbiamo pitturato la cucina di giallo, sotto mio consiglio, anche se ai miei fratelli non garba molto ("Era meglio blu!" e blabla), ma io e i miei l'adoriamo, io sopratutto, e non smetto mai di far notare quanto sia così allegra, vivace, luminosa, e immagina in estate, come sarà bella! E il fatto che l'abbia scelta io, certo. Insomma, certi meriti vanno apprezzati.
Al corso di poesia ora ci fanno scrivere anche brani in prosa. Non accettano più di una pagina al computer, e io per farci stare tutto ho dovuto fare i margini stretti più che si poteva e usare un carattere che non ingrandisse troppo le lettere. Così ho scritto il mio testo - dalle nove alle dieci e mezza del mercoledì sera, per inciso -, e il giorno dopo l'ho portato. Però era troppo lungo da leggere lì, così i ragazzi se lo sono letti a casa, e quando mi hanno incrociata mi hanno fatto i complimenti per il bel lavoro. E' talmente gratificante. Il tema era l'Illusione.
Per il mese di dicembre voglio fare un sacco di giri in centro, che adesso stanno mettendo tutte le luci e gli alberi di natale e le decorazioni natalizie, e tutto è così bello e brillante che non posso starmene a casa (in una cittadina, tra l'altro, che il massimo che fa è mettere un albero rinsecchito con sopra qualche nastro nella piazza e agganciare due luci che vanno da un lampione all'altro).
E poi, voglio andare a teatro. Sì, a vedere i cori gospel e i balletti e ad ascoltare del jazz in qualche locale. E partecipare a degli eventi a Milano, non so, ne ho proprio voglia, organizzano un sacco di cose interessanti.
Cherry
Iscriviti a:
Post (Atom)