mercoledì 27 aprile 2011

Sono secoli che non vedo L. e M.

Non proprio secoli, però un mucchio di giorni sì. Proprio un mucchio. Come i mucchi di foglie. Vabbè. Deliri a parte, oggi ci vediamo.
Post superveloce - che poi vado a studiare, forse - per dire qualcosa sulla festa dei 150 anni della scuola di settimana scorsa. E' che ho sempre delle cose da scrivere, solo che poi mi dimentico e amen.
Okay, allora: mi sono preparata per bene, mercoledì pomeriggio. Ammetto che mi sentivo un po' una di quelle ragazze americane che vanno ai loro primi e americani balli scolastici superfighi. Dato che ci avevano detto di vestirci "eleganti", o almeno non come degli straccioni, ecco, ho messo quella gonna nera che avevo preso e le collant e la matita sugli occhi. Mi sentivo stranissima, tutta così femminile, e anche un po' su di giri.
E' venuto a prendermi il padre di G. In macchina eravamo io, Fede S. e G. (siamo tutte nella stessa classe). Siamo scese dall'auto alla fermata della metro perchè le strade sono sempre troppo incasinate per arrivare in macchina a Milano. Abbiamo preso la metro con altre due nostre compagne di classe e alla fine non smettevamo di farci complimenti eccetera. L'incontro era un'ora prima dell'inizio effettivo della cerimonia, in un posto appena prima del teatro. Io e le ragazze siamo arrivate in ritardo di, rullo di tamburi, ben otto minuti! Così ci ha detto il malefico prof di mate (ma cheppale, proprio quello doveva venire con noi? Lui è quello che non si capisce bene se mi odia o che altro n.d.A.).
Poi niente, siamo rimasti a grattarci il pancino, come dice Fede S. E' arrivata un saaacco di gente, tanto che nel teatro non c'era manco posto per tutti. C'erano pure i genitori di tutte e due le sedi della nostra scuola, ma non i miei (muah).

Qualche giorno prima, a scuola: "Mi raccomando, eh, dite ai vostri genitori di partecipare!" Come no, guarda.

Quindi è andata a finire che non l'ho detto ai miei (madonna, non li volevo mica pure lì!) e così hanno fatto pure G. e un'altra ragazza.
Il teatro era strapieno, proprio. Insegnanti, studenti, ex studenti, ex professori, ex presidi, genitori. Una valanga di gente, ecco.
Ho scoperto insomma, in questa "festa", che era più la festa di compleanno della scuola che altro, che generazioni e generazioni sono passate dalla nostra scuola. Tanta gente, ma proprio tanta. Un sacco di vecchietti prima erano quindicenni e frequentavano i corsi che frequento io ora, e avevano i brufoli e le prime cotte e si ammazzavano di studio come facciamo noi ora. Cioè, è stato bello. Mi sono sentita parte di qualcosa, qualcosa di grande, enorme. Forse per la prima volta nella mia vita. Un po' di persone sono venute a parlare di com'era la scuola negli anni '40, '50, '60 e via dicendo. E quelle persone avevano vissuto la scuola, la mia scuola, in quegli anni.
Allora ho pensato chissà come sarò io quando si festeggeranno i 200 anni della scuola. Sono comunque solo altri 50 anni, no? Mi inviteranno a parlare? Ci saranno altre generazioni ad ascoltarmi? Sarò ancora viva? I prof saranno ancora vivi? E ne abbiamo parlato io e Fede S., che era di fianco a me, e ci è venuta una malinconia, ragazzi, una malinconia!
E quelli non la finivano più di parlare di come è nata la scuola e blablabla.
Poi, dopo tipo un'ora e mezza è arrivata la Moratti (buuuh!). La Moratti, si sa, prima era Ministro dell'Istruzione, adesso sindaco di Milano eccetera eccetera, e per farsi figa importante è venuta alla cerimonia a farci gli auguri e a dire oh, ma che bella scuola, ma che bel clima che si respira e votatemi, votatemi, votatemi di nuovo alle elezioni di maggio niente, ha fatto un po' di presenza. La cosa bella è che ad un certo punto è partito uno che ha urlato contro la Moratti, che stava parlando, e il preside, che era di fianco a lei, è diventato tutto rosso (poverino) e cercava di giustificare quell' "inappropriato gesto, maleducato e non voluto", così ha detto. Tipo, ma ti sembra la sede adatta per dire certe cose?
Okay, dopo la comparsa della Moratti, che è una che arriva sempre in ritardo, lei scompare come un fantasma e arriva la parte migliore della serata: le canzoni.
Le prime canzoni sono state cantate da un po' di cori di ragazzi (intonati, ovvio, mica come me) della scuola, e devo dire che sono stati bravissimi. Poi sono entrati sul palco un ragazzo di prima, una mia compagna di classe che fa proprio venire i brividi mentre canta e un'altra ragazza che non avevo mai visto. Hanno cantato tre canzoni, e sono stati... wow. Non so proprio come descriverli, proprio assolutamente fantastici.
Il ragazzo aveva una bellissima voce, molto profonda, che prendeva certe note in una maniera splendida. E mi ha fatto piangere, sul serio. Mi sentivo un po' sciocca, in realtà. E' che questo ragazzo, io, lo vedo spesso in corridoio. E' sempre appoggiato sullo spigolo della porta della sua classe, con un pacchetto di patatine in mano, gli occhiali, i capelli un po' lunghi e biondi. E' un po' uno sfigatello, diciamo. No, non che io sia la superfiga della scuola (ma quando mai!), solo che lui lo lasciano sempre in disparte. Non sta mai con gli altri ragazzi, e mi sembra sempre così imbarazzato e imbranato, che non sa come muoversi. E' un po' robusto e alto, e a sentirlo lì sul palco, con quella voce stupenda, mentre suonava il pianoforte... ecco, mi si è sciolto il cuore. E mi dicevo ma perchè, perchè non fa mai sentire la sua voce? Perchè una persona così è sempre sola, perchè? E piangevo come una stupida, perchè la sua voce mi emozionava, e lui dava le spalle al pubblico perchè intanto suonava il pianoforte e allora mi sono chiesta, ma perchè non fa vedere la sua faccia? Si vergogna? Ha una voce così bella, Dio, meravigliosa, che mi faceva venire la pelle d'oca e tremare gli occhi. E Fede S. mi guardava con compassione e diceva ma no, ma perchè piangi, eh? Ma dai, S. e mi sorrideva. E io pensavo ma merda, a lui non sorride mai nessuno! Come fa ad avere una voce del genere?
Quindi, ecco cos'ho deciso: domani, o quando torno a scuola (non voglio!), se lo trovo ancora tutto solo a guardarsi intorno senza sapere dove andare, cosa dire, come fare, vado da lui e gli dico quanto è stato bravo. E ci parlerò, con lui, sì, ci parlerò e spero che questo lo farà stare bene. Sarà la mia buon azione, ecco come stanno le cose. Lo farò felice (o almeno spero).
Anche le altre due ragazze, comunque, sono state stupende. La mia compagna di classe, M., ha fatto certi acuti da far rabbrividire. Davvero brave, davvero. E hanno cantato anche canzoni difficili, per quanto ne so io di musica (cioè poco).
Alla fine del tutto ce ne siamo andati (anche se in realtà la cosa continuava per un po' ancora), solo che era già abbastanza tardi. Ho salutato il prof di matematica e lui mi ha sorriso e mi ha fatto un cenno! Cioè, oddio, mi sono sentita troppo importante. Questo è uno che non sorride quasi mai, proprio di pietra, che non sembra nemmeno umano. Mi ha fatto un sacco piacere.
Quando siamo uscite ho preso una granita all'arancia al chiosco lì vicino (sì, mangio granite ogni volta che ne trovo, ne vado matta!), anche se era già sera. Si stava anche bene, faceva quasi caldo. Abbiamo ripreso la metro, anche se avevo detto a mia mamma che ci sarebbe venuto a prendere sempre il padre di G. subito fuori dal teatro (altrimenti veniva a prendermi lei e no, non volevo che venisse).
Poi niente, siamo tornate a casa stanche morte.
Comunque ecco, altro che post superveloce.

Se volete ascoltarle, le canzoni sono Dare to live, di Andrea Bocelli e Laura Pausini (continuo ad ascoltarla da giorni, 'sta canzone!), The prayer sempre di Bocelli, ma con Céline Dion, e l'immortale We are the world.
E, ripeto, solo in tre le hanno cantate. Proprio wow.

Un sorriso a voi, gente, mi sento felice,
R. Cherry

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