domenica 10 febbraio 2013

"Who are you? Who, who, who, who?"

Quanta polvere, da queste parti!
Rimpiango i tempi in cui, in prima liceo, scrivevo qui sul blog tutti i giorni. O forse no, non li rimpiango per niente; non voglio ritornare una primina, e, avere sedici anni, per ora, è okay. Faccio altre cose, ecco, e non mi fondo più il cervello al computer. A guardarli bene, i primini, sono così piccoli. Dio, non posso - né voglio - credere di esser stata così minuscola e bambina. Allo stesso tempo, è assurdo pensare di essere già al secondo quadrimestre della terza. Due anni fa mi sembrava che gli altri della scuola fossero così grandi e irraggiungibili; fantasticavo molto su come sarebbero stati gli anni successivi, e mi dicevo chissà. Chissà se farò parte dei giri della gente popolare, chissà se avrò il ragazzo - anzi, sicuro che ce l'avrò! Sarò così gnocca che ne avrò fatti cadere ai miei piedi a bizzeffe -, chissà come sarà la vita, chissà quante cose avrò fatto, chissà, chissà. Ah, povera ingenua! Ora eccomi qui: sedici anni e mezzo, gli ormoni più in subbuglio che mai, sola come un cane, media dell'otto, terza di seno (da non crederci), brufoli sul mento e, sicuramente, così lontana dai giri più cool da essere sconosciuta alla maggior parte della fauna dell'ecosistema scolastico da risultare invisibile. Probabilmente l'unica cosa che si nota di me sono i capelli, riccissimi come al solito, una nuvola nera sulla testa. Insomma, posso dire di ritenermi soddisfatta: almeno non sono finita in prigione e non sono incinta. Devo dire che però mi piace bere, soprattutto il latte e il tè freddo, e la mia droga preferita sono i biscotti con le gocce di cioccolato. Sono così trasgressiva che il sabato sera lo passo a vedere film o a casa di amici.
Su una scala da 1 a 10, direi che la mia gnoccaggine vacilla tra il 3 e il 4, in questo periodo, fino a toccare le mitiche vette del 5 in giorni migliori.
Sono diventata un filino più alta di mia madre, che già è alta: che impressione. Quand'ero piccola mi sembrava gigantesca. Sono sempre il solito fuscello di prima, però tutti gli spigoli che avevo si stanno un po' smussando. Continuo ad avere le gambe da fenicottero e continuano a non piacermi; continuo a dire cose sceme e ridere un sacco. Quando attacca la ridarola, davvero, non mi ferma nessuno.

Comunque, ragazzi, francamente non m'importa. Me ne fotto, di essere "out". Anzi, sono felice di essere diversa dalla mandria di adolescenti che popola le nostre città - dio, davvero, certe volte mi sento un'aliena -. Spesso mi vergogno per la nostra generazione, a vedere o sentire certe cose che i miei coetanei fanno e dicono. Alcuni sono davvero senza cervello, santo cielo: mi chiedo se se lo siano rollato e poi fumato con qualche amico. Molti mi sembrano talmente fuori dal mondo; molti, più il tempo passa, più diventano stronzi. Non fanno altro che criticare e lamentarsi ed etichettare la gente, cristo! Ma perché non vi fate una vita? Ma poi, ci conosciamo?
E poi, tutti a seguire le stesse mode. Una cosa che proprio non sopporto è l'omologazione. Sarebbe decisamente più divertente e interessante, se ognuno pensasse con la propria testa senza essere continuamente condizionato da altri. No?
Comunque, comunque. Qualche volta mi sento davvero sbagliata e inadeguata e vecchia dentro, come se fossi cresciuta prima del resto del mondo, come se mi portassi addosso le colpe degli altri. Tutto di botto, tra le altre cose; all'inizio mica me ne sono accorta. Poi ho cominciato a pensarci, e, davvero, non mi riconosco più. E' cominciato con l'inizio della terza, appunto. Mi sembra di aver cambiato cervello. Ora tutto è molto più chiaro; mi accorgo di cose a cui prima non avevo fatto caso. Penso in un'altra maniera, mi comporto in un'altra maniera. Certe volte dico cose che, a ripensarci, mi chiedo da dove diavolo mi siano uscite. E quindi è così, crescere? Io ormai ho rinunciato a capirci qualcosa. Mi sembra di vedere le cose in un'altra prospettiva.
Ci pensavo, prima: se fossi più simile ai miei coetanei, li capirei di più. Non mi sentirei così tagliata fuori dalla loro realtà. Direi che riesco a rapportarmi meglio con i bambini e con gli adulti - ora mi sembrano più vicini, riesco a comprendere meglio i loro comportamenti e le loro parole -. Forse sto vivendo in una dimensione parallela? Forse ho preso un'altra strada. Tutti cresciamo, è ovvio, ma gli altri camminano in gruppo e io da sola, su due marciapiedi diversi, se capite cosa voglio dire. 
Forse è normale, sentirsi così? Forse tutti si sentono un po' strambi, prima o poi, nella vita. 
Però non importa, non importa. Un giorno mi renderò conto di come stanno davvero le cose.
Mi chiedo anche se il cambiamento che sento che mi sta stravolgendo dentro sia visibile pure fuori. Se ne accorgono, gli altri? Cosa vede, la gente? Probabilmente non se ne rendono conto. E' troppo complicato, spiegare e capire roba del genere.

Nessun commento:

Posta un commento