martedì 30 aprile 2013

Ricapitoliamo:

Questo è stato l'inverno del profumo d'incenso sparso per la camera, delle lunghe riflessioni solitarie, delle infinite docce calde, delle spremute d'arancia, delle uscite al sabato sera fino a quando le lenti a contatto si seccano. L'inverno delle bibite alcoliche, delle eterne giornate piovose, dei baci mai dati, degli aperitivi, del molto studio, delle cartelle pesanti, dei talloni ruvidi (come quelli di mia madre), di fratelli adolescenti chiusi nelle proprie camere e nelle proprie vite, dei parenti invecchiati, dei libri divorati, dei balli sotto la neve, dei tiri di sigaretta e di erba sotto gli ombrelli e sui portoni delle case, delle passeggiate notturne.
E' stato l'inverno dei pomeriggi in biblioteca, dei nove in filosofia, dei sogni bizzarri, del torpore del freddo, degli anfibi neri. L'inverno del cibo cinese, di uno scambio a Parigi e dei piedi ghiacciati, di Jane Austen e di Prévert, della passione per il cinema, della pallavolo coi controcoglioni, delle sere silenziose. L'inverno della prima volta in discoteca, del primo diciottesimo festeggiato in un locale - tutti tirati a lucido e cosa ti metti e cosa non ti metti, e che cosa le regaliamo eccetera eccetera -.


Questo è stato l'inizio di una timida primavera struggente; è stato un inizio primaverile di un dolore nascosto da troppo tempo, di un attacco di panico nel bagno della scuola - il nero e il bianco delle piastrelle, i giramenti di testa, il formicolio alle mani e ai piedi, le gambe molli, il senso di terrore e oppressione, io che camminavo avanti e indietro e mantieni la calma, mantieni la calma, io che non riuscivo a mantenere la calma -. E' stata la rimessa in discussione di quel presunto autocontrollo che credevo di avere, è stata l'inizio della fine e la fine dell'inizio, è stato lacrime e sofferenza, è stato disperazione traboccante, è stato testardaggine e forza d'animo, è stato coraggio e razionalità, è stato silenzio e rumore. C'è stata quel paio di volte che ne ho parlato col prof d'italiano, e lui che aveva quegli occhi dolci e mi diceva fatti forza, bisogna avere pazienza, e io che gli dicevo "credevo che crescendo sarebbe passata" e lui che rispondeva "mentre cresci sei fragile, non pensare di essere già arrivata a destinazione", e io che capivo che davvero bisogna usare un gerundio perché dentro di me ci sono ancora i lavori in corso, e probabilmente non finiranno prima di un lungo periodo. Io che credevo di poter avere sotto controllo la situazione e invece non era così; io tormentata da un senso d'impotenza e da una paura che mi striscia ancora sotto la pelle, paura di me stessa e di quello che non riesco a fare, e paura dei ricordi di quella domenica di giugno di cui non ho parlato mai con nessuno a parte che col prof e con Fede S. e che mi sono tenuta dentro per tanto di quel tempo da farmi marcire il cervello; e lui che mi dice "abbiamo tutti una parte cattiva che dobbiamo imparare ad accettare, crescere è proprio questo". E in effetti mi rendo conto che è vero.
L'inizio di una primavera con una me più fragile e spenta e paurosa, ma che vuole imparare ad affrontare le cose nel modo giusto, e costruirsi un guscio più forte e inviolabile di prima, perché ormai ho detto delle cose che ripensandoci non avrei dovuto dire, ma che ormai non posso più rimangiarmi.
Poi è cambiato: è andato meglio, questo inizio di primavera. Sono arrivati i corrispondenti francesi ed è stato uno spasso, noi che li portavamo in giro per le strade di Milano, a comprare gelati e fare fotografie e girare per negozi coi piedi stanchi. Li abbiamo portati in discoteca, e quella è stata la mia seconda volta, e ancora una volta ho capito di non essere il tipo, ma ho ballato molto lo stesso e mi sono divertita. Coi francesi sono arrivati anche i gossip e gli inciuci e le cotte, i segreti rivelati a mezza voce e le risate grasse dei nostri amici parigini. Li abbiamo portati a mangiar fuori la sera, qualche volta, e la settimana dal 7 al 14 aprile è volata così.
Poi le ultime settimane d'aprile sono andate trascinandosi in maniera bizzarra e un po' malinconica, con questa pioggia perenne e gli sbalzi d'umore del cielo che qualche volta ci regala un poco di sole. 

Mi sto facendo il culo, quest'anno, e per questo sarà il mio anno: ho addirittura avuto un 8 in italiano, nell'interrogazione! Roba che non riesco quasi a crederci tutt'ora. Roba che ne parlavano tutti i genitori, alla riunione di classe; e ho lasciato il prof a bocca aperta, con tutta la valanga di roba e riflessioni personali e menate varie, e finalmente mi ha mollato più di 7, dopo 3 anni che mi faceva penare. E negli ultimi due temi ho avuto 7 e mezzo, altro che il 7+ del primo quadrimestre: queste sì che sono soddisfazioni.
A parte il fatto che questo tempo scuro mi sta scartavetrando i coglioni e non vedo l'ora che sia primavera per davvero, le cose scorrono come al solito, ma più veloce di sempre: manca appena un mese alla fine della scuola! Mangio fragole col gelato alla panna e mi metto la mitica giacca di jeans e spero che il ritorno del bel tempo mi faccia ritornare carica come una volta. Credo di aver bisogno di staccare un attimo.
In questo mese di assenza dal blog ho scritto poesie e racconti e ascoltato Fabrizio de Andrè; ho letto Cent'anni di solitudine e altri libri, ho trovato il mio scrittore preferito: Gabriel Garcìa Marquez, il mio film preferito: V per Vendetta, e già per me è tanto, perché sono la classica tipa che ha un sacco di artisti che le piacciono e non riesce mai a decidere. In effetti, ripensandoci, non sono sicura siano i miei preferiti...
Ho comprato i biglietti per il concerto di ottobre dei Nickelback (ci vado con Fede S.), ho dormito a casa di L. con M., ho preso un mucchio di bei voti, mi sono iscritta ad un concorso letterario, ho rivisto persone che non vedevo da secoli, ho riso e pianto un mondo, ho ricevuto complimenti dal mio allenatore, ho scoperto dei cereali buonissimi che mangio tutti i giorni col latte freddo.
Ho scoperto i Bastille e gli You and Me at Six.

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