domenica 6 febbraio 2011

Ho bisogno di uno sfogo

Perchè la giornata è partita male.
Allora, premetto che la domenica mattina mia madre mi trascina a messa a tutti i costi, anche se io non voglio andarci (che differenza fa andarci e non seguire niente, o non andarci proprio?) e forse un giorno vi spiegherò perchè.
Comunque, mi sono svegliata tardi, ho studicchiato un po' e poi sono andata in chiesa in uno stato orribile. Occhiaie e brufoli, occhi gonfi ancora assonnati, capelli tutti in disordine e cose così. Ma tanto vado solo in chiesa, no? Che m'importa?
E quindi andiamo. Io, mia madre e i miei fratelli.
Mentre ero lì, seduta su una delle panche, pensavo a delle cose. Anche a cosa scrivere sul blog, per esempio. Volevo parlare di Dio e la mia fede che non ho. O forse sì, cioè, non so più. Volevo scrivere alcune altre cose, cose belle.
E invece, appena usciamo chi incontriamo? Un mio vecchio compagno, che ha fatto con me sia le medie che le elementari. Con le persone che appartengono a quella parte di passato, mi comporto in un certo modo, come già scritto in un altro post.
Ebbene, io volevo andarmene. Un po' perchè mi vergognavo dello stato in cui ero, sì. Perchè avrei voluto fargli vedere quanto sono cambiata, come sono cresciuta, capite? Non volevo che si tenesse impresso nella memoria la persona che ero una volta. Ora non sono più così, non completamente. Non volevo mi vedesse in quello stato.
E poi, mia madre si è messa a chiacchierare con un'amica che ha incrociato. E io me ne stavo lì con loro, e la tipa mi faceva domande e io davo delle risposte senza senso o annuivo e basta, io non la conoscevo, ma che voleva questa da me?, e cercavo di non incrociare lo sguardo del ragazzo. Vattene, vattene, vattene. E invece è venuto vicino a noi, e sono stata costretta a salutarlo, con un mezzo ciao sussurrato. Lui è andato coi miei fratelli a parlare di non so che, e io ero lì, e sarei voluta sprofondare ed ero così imbarazzata.
A mia mamma rivolgevo occhiate omicide e cariche d'odio e con le labbra e con gli occhi le dicevo "Andiamocene. Ti prego, mamma, andiamocene". Sapevo che stavo per scoppiare.
Invece, sapete cos'è successo? Che è arrivato il padre del ragazzo e io sono dovuta andare da lui e forzarmi a sorridere e avrei voluto che il tempo si fermasse perchè mi sentivo così brutta e impacciata. Sono dovuta rimanere lì, mentre imploravo mia madre di tornare a casa.
Io nemmeno ci volevo venire, con lei, in chiesa!
Il ragazzo è diventato tanto carino, con quegli occhi azzurri e i capelli biondo scuro ed io ero così orribile. Chissò cos'ha pensato di me.
Il padre mi ha pure detto "Oh, ma sei diventata altissima e proprio una bella ragazza!" ma io ero orribile, lo sapevo di essere orribile, e avevo gli ormoni che saltavano da una parte all'altra come matti e il ciclo e le lacrime che stavano per rompere la diga.
Dio, volevo che una voragine mi si aprisse sotto i piedi e mi risucchiasse in fondo.
Come se non bastasse, quando stavamo finalmente tornando alla macchina, è arrivata un'altra conoscente di mamma.
Io sono scappata, non ne potevo più.
E' che, non so, ci sono delle volte in cui non puoi fare a meno di piangere ed è tutto una merda, anche cose così banali, porca miseria! Perchè piangere, perchè, S.? Me lo spieghi?
E boh, era arrivato il giorno delle lacrime. Era troppo che non piangevo, forse. Ma perchè proprio ora? Sarà mica successa una cosa orribile, vero? No! Niente di niente, e allora perchè piangere, S.? Guarda, non ti capisco proprio.
Sono scappata verso la macchina, con le lacrime agli occhi e il naso rosso e un sacco di insulti in testa. Insulti per me e per il mondo e per mia madre.
Mi sono seduta sul marciapiede e ho fatto finta di messaggiare col cellulare. Non sono normale, no.
Quando è finalmente tornata mia mamma siamo saliti tutti in macchina e lei mi ha vista un po' così e mi ha chiesto "Perchè sei arrabbiata?"
Io mi ero messa sui sedili posteriori, con la fronte appiccicata al finestrino e in uno stato ancora più orribile di quando eravamo partiti, e lei ha visto che mi comportavo in modo strano. Non volevo che gli altri mi guardassero, non volevo che lei mi vedesse. Non è che non voglio che si preoccupi per me, anzi, vorrei proprio che mi avesse sulla coscienza per un bel po'!, è che altrimenti comincia a farmi domande e io, le sue domande, non le voglio ascoltare. Né tantomeno rispondere.
Sapete mio fratello cos'ha risposto al posto mio, invece? "Forse si è guardata allo specchio".
Le dice spesso queste cose, e forse è anche convinto di ciò che dice, ma io non ci faccio caso. Anche io sono acida con lui, è il rapporto fratello-sorella, no?
Io ho ingoiato un singhiozzo, perchè accidenti, aveva proprio ragione.

Mia madre non mi capisce. Vorrei che con un solo sguardo, sapesse cosa sto pensando. So che non è possibile, però mi piacerebbe.
Avrei voluto che mi avesse portata via da quella gente. Al sicuro dalle mie lacrime insensate, al sicuro da me stessa. Via.
E invece, ho pianto e pianto per un po'. Ai miei non ho detto nulla. Altrimenti mi fanno domande, lo sapete.
Ora sto meglio, e vado a prepararmi per la partita.
Carica, S., carica!

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