martedì 20 marzo 2012

Ci sono affezionata, ecco.

Alle mie scarpe, dico. Le chiamo le Scarpe Viaggianti. Sono comode, modello All Star, grigie, consumate al massimo, scritte sulle punte e sui bordi che una volta erano bianchi. Mia madre voleva buttarmele di nascosto, ma sono riuscita a convincerla a non farlo (anche perché se lo avesse fatto, mi avrebbe sentita!).
Me le sono portate praticamente dappertutto; hanno camminato sulle strade di Roma, per quelle inglesi, quest'estate, in Marocco, in montagna, al mare, fino alla mia scuola, hanno toccato il prato di un mucchio di parchi, sono entrate in tante case, in palestra, in ogni genere di mezzo di trasporto. Hanno la suola spaccata, ma non m'importa. Il tessuto interno è una fantasia di fiori rossi e steli verdi.
Si sono inzuppate di pioggia, hanno toccato la neve, hanno camminato con me nelle giornate ventose e in quelle calde.
Sono le mie Scarpe Viaggianti e ci sono affezionata; non sono poi tanto vecchie (le ho comprate l'anno scorso, dev'essere stato l'inizio del 2011 o forse fine 2010, qualcosa così, sì), ma mi hanno sempre accompagnata praticamente dappertutto. Ci ho ballato dentro, corso, passeggiato a fianco di Kilian e di mille altre persone. Hanno toccato la sabbia bagnata (me la ricordo ancora bene, faceva un freddo della Madonna e mi gelavano i piedi) di Paignton e il suo molo, forse persino l'acqua dell'Oceano.
Mi piace pensare che, come me, tengano dentro di loro un pezzetto di ogni posto dove siamo state insieme, io e loro, le mie Scarpe Viaggianti piene zeppe di ricordi.
Se dovessero chiedermi cosa ho fatto nell'ultimo anno della mia vita, io me le slaccerei e le tirerei su - molto in alto, ché l'unica cosa che ancora non hanno assaggiato è un po' di cielo - e direi ecco.

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