sabato 27 agosto 2011

I don't want to miss a thing

C'è questa canzone, degli Aerosmith, che è meravigliosa. Il titolo è quello scritto qua sopra. Secondo me e L. è una delle canzoni più belle del secolo.
Oggi sono uscita con lei. Siamo andate a Porta Genova coi mezzi - senza biglietti, tra l'altro - e lei m'ha messo il dilatatore al secondo buco dell'orecchio destro e mi son fatta fare una treccina e ho comprato una collana stupenda.




Ed eccoli. Il dilatatore - quello bianco -  ancora è sottile (anche se ha fatto male proprio, quando L. me l'ha infilato, e ancora brucia un po'), ma conto di allargarlo ancora un po' - ora dovrebbe essere 1 millimetro e 8 o qualcosa del genere. Senza farlo diventare un cratere lunare, s'intende.
La treccina mi arriva al petto ed è dei colori della Giamaica, un po' in onore di Bob Marley e della sua musica, un po' perché rosso, verde e giallo sono vivaci e mi piacciono da morire insieme, un po' perché L. mi ha detto che i colori stanno strabene con la mia carnagione e i capelli. Quindi mi fido di lei, e niente.
Siamo andate in Fiera, ed è lì che fanno queste treccine tutte colorate. Tra l'altro la ragazza che me l'ha fatta - una senegalese magrolina e tutta un "Dimmi, bella, dimmi. Ti piace la collana, bella? Costa cinque euro, bella. Ciao, bella. Ecco a te, bella" - mi tirava pure un po' i capelli, ma in una maniera piacevole. Che quando aveva finito avevo voglia che continuasse a intrecciarmi i suoi fili colorati sulla ciocca, e che continuasse a tirarla e tutto. Non so perché. Ho il cervello quadrato, ormai lo sapete.
Lì alla Fiera, appena entri ti chiedono se vuoi del fumo. E c'è, come dire, gente alternativa. E rockettari e metallari e punk che hanno questi stili strafighi - io e L. non facevamo altro che dire Che figata - se ne vanno in giro in modo naturale. Se, nella vita di tutti giorni, sono "quelli diversi"... beh, alla Fiera, sei tu, presunto normale, ad essere quello diverso. Ci piace da morire, la Fiera, a me e L.
C'erano stand in cui vendevano dischi in vinile, oppure maglie di gruppi musicali, bracciali, collane, orecchini, piercing particolari, o ancora CD rock e metal a basso prezzo, e c'era questa musica bellissima  nell'aria nella quale ho riconosciuto la voce di John Lennon. Mi veniva troppa voglia di cantare con lui.
Alla Fiera, vendono birra a chiunque - come il fumo, d'altro canto - senza controllare un tuo documento. Però non volevamo tornare a casa brille eccetera, quindi niente. Anche perché non è che mi piaccia la birra tutta 'sta gran cosa, alla fine.
Poi ci siamo messe sui gradini vicino all'uscita della metro di Porta Genova e abbiamo fatto un mucchio di foto con facce buffe e tutto e la gente ci fissava strano, allora noi scoppiavamo a ridere e loro sorridevano (Ah, la giovinezza, pensavano. Ne sono convinta. Ah, com'era tutto leggero e frizzante).
E abbiamo ricevuto dei fischi e diverse occhiate, in metropolitana.
E stamattina ho riportato due libri alla biblioteca e ne ho presi altri due  - La voce di noi due, di Loredana Frescura, e NO! di Sylvia Hall. E non so bene se si debba dire o meno, ma NO!, ha pure un sottotiolo: Il segreto di mio padre. Il mio segreto, anche se credo sia di poca importanza -, e un tizio, mentre passavo, ha mormorato un Che figa!. E no, accidenti, non mi sto vantando. Di che, poi? Di un viscido, sconosciuto e pure ultra-quarantenne che sussurra cose al mio orecchio - che poi, tra l'altro, che le dica a sua moglie, certe cose. E se non ce l'ha, beh, cominci a cercarsi qualcuno, al posto di importunare una giovincella come me -? Ehm, no. Se lo pensate, buco nell'acqua. Lo scrivo perché, accidenti, la gente è preoccupante, al giorno d'oggi. Miseria ladra!
E ad essere preoccupante sono anche i ragazzi della mia cittadina  - o paesello, o ammasso di lerciume, o come diavolo dovrei chiamare questo buco di provincia -, che saltano a pié pari cinque anni di vita. Dodicenni che fanno le diciottenni - ma sul serio, mica per dire.
Sconvolgente, non trovate? Io a dodici anni manco sapevo se fossi maschio o femmina (okay, sì, ora non esageriamo, però mica facevo sesso con dei diciassettenni, per la miseria!).
Ma comunque. Altro esempio abbastanza sconvolgente: mentre aspettavo alla fermata dell'autobus, c'erano queste due ragazze che parlavano tra di loro e tutto. Ad un certo punto passa uno - probabilmente aveva suonato il clacson, non so, avevo gli auricolari nelle orecchie - e sorride. Poi riparte, e una delle ragazze fa "Cioè, ma l'hai visto?", o cose così. Poco dopo questo tizio ripassa, e chiede "Andate a Bisceglie?". Una di loro dice sì. Allora questo chiede se vogliano un passaggio. La ragazza dice sì, fa un cenno all'altra, e salgono entrambe nella macchina di Codesto Personaggio.
Allora io ho pensato Se vi stupra son problemi vostri, belle mie. Però la cosa m'ha lasciata comunque perplessa. Ed è anche triste, se ci pensate. Non trovate?
Poi prima pensavo che, da piccola, quando nominavano Porta Genova, io pensavo sempre a queste mura altissime, tipo fortezza, con questa porta dalle dimensioni bibliche con sopra la scritta Porta Genova. E credevo che Milano fosse divisa in zone da queste alte mura, e ogni zona avesse questa grande porta, e che ogni porta avesse un nome diverso: Porta Genova, Porta Venezia, Porta Garibaldi...
E pensavo che il mio cervello era quadrato, sì, ma pure molto ingenuo e pieno d'immaginazione. Vedevo cose diverse, allora. E un po' mi manca, quel cervellino di una volta.

Cherry

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