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giovedì 19 aprile 2012

Ultimamente faccio parte di quella categoria di persone chiamata: i rifiuti della società.

Probabilmente è il tempo, a mettermi questa malinconia. Rispondo male alla gente e non mi va che mi chiedano come sto, anche perché non saprei rispondere.
Oggi c'è stata un'uscita scolastica alla redazione di un quotidiano, ed è stato molto interessante. Poi con G., R. e Fede S. siamo andate ad un centro commerciale a mangiare, poi siamo andate in biblioteca. Fede S. con la sua tessera (io lì non sono ancora iscritta, anche se penso lo farò presto) mi ha preso due libri, che sono l'Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters e Caro Nessuno, di Berlie Doherty. Nella mia lista ci sono anche Il ritratto di Dorian Gray, da finire la biografia di Jobs e della Joplin, Questa storia, di Baricco, Il profumo delle foglie di limone, di Clara Sànchez, che mi ha regalato la mamma di M., Blue e un paio di altri che al momento non mi vengono in mente. Tra le mie letture più recenti ci sono Da qui vedo la luna, L'educazione delle fanciulle (scritto a quattro mani dalla Littizzetto - è una grande, quella donna, stima profonda - e Franca Valeri), I pesci non chiudono gli occhi e i quattro libri della saga Quattro amiche e un paio di jeans (anche Il Passaggio, ma quello non è più tanto recente). Poi avevo intenzione di vedere se in biblioteca hanno un libro di poesie di Saba, magari prendere qualcosa di Leopardi, e cercare Rivoluzione n° 9 di Muccino.
Vabbè, comunque. Quando sono tornata a casa mi sono messa a leggere, e alla fine m'è venuto sonno. Ho guardato fuori dalla finestra ed era tutto grigio e non avevo voglia di fare niente, così mi sono messa a dormire con gli Scorpions nelle orecchie e quando mi sono svegliata erano passate un paio d'ore e mio fratello era tornato da scuola. Ho mangiato una ciotola di cereali col latte e l'ultima fetta di pan carrè con la Nutella. Ancora non avevo voglia di fare niente; così, continuando a ripetermi che tra poco sarei andata a studiare per la verifica di inglese per domani, ho guardato alla tele i videoclip delle canzoni che davano e mi sono segnata un po' di titoli. Sono andata avanti a leggere, poi è arrivato mio padre e abbiamo mangiato la pizza io e lui e basta mentre guardavamo il telegiornale. Continuava a dire che i nostri politici sono tutti dei ladri e io lo lasciavo parlare.
Alla fine per le sette mi sono decisa ad andare a studiare, ma domani non so come andrà.
Davvero, non mi va più né di studiare né altro. Non capisco nemmeno che cos'ho, ma mi sento stanca, stanchissima, vecchia. Con le ossa rotte e tutto il resto, solo che domani mattina dovrò rimettermi in piedi e uscire di casa per vedere le stesse facce di sempre e fare le cose di sempre. Certe volte mi viene voglia di scappare e lasciare questa monotonia e noleggiare un camper o girare l'Australia in bicicletta o fare immersioni nella Barriera Corallina e semplicemente andarmene, correre via. Magari potrei chiedere a L. di venire con me, che oggi l'ho incrociata in metro e mi sembrava un po' strana.
Poi in questi giorni ho fatto poco e niente; ieri mi sono guardata Number 23 (che è strainquietante ma mi è piaciuto un sacco) su Youtube - Cristo, ora che non c'è più Megavideo la mia vita ha perso il senso, se mai ne abbia avuto uno -, con Jim Carrey, e i pomeriggi prima ho scritto e pensato un sacco, stesa sul letto, a guardare la pioggia e gli alberi di fronte alla mia finestra che ormai sono diventati belli verdi ondeggiare - è assurdo pensare che li ho visti trasformarsi, dall'autunno, che erano tutti rossi e gialli, poi l'inverno, che erano spogli e nudi come modelle scheletriche, e poi ora, che è tutto pieno di fiori - e quando è uscito il sole sono andata sul terrazzo ad abbozzare qualche poesia e guardare la gente che cammina e stare con la felpa e sotto il pigiama e Pulce che veniva a sedersi di fianco a me coi biscotti e il latte a cercare di leggere quello che scrivevo.

martedì 3 gennaio 2012

Merda, siamo nel duemiladodici

Sono tornata l'altro ieri dal Belgio. Sono stata da mia zia, abbiamo girato in alcune città tra cui Bruxelles, ho fatto molte foto con la Reflex di mia madre, era pieno di negozi di Chocolato, giuro (qui qualcuno esulterà). E' piovuto un sacco, ha fatto freddo, ma m'è piciuto. Mi piacciono un sacco quei posti del nord, con le casette adorabili tipo quelle inglesi traditional, come quelle di Paignton (ah, che ricordi). Nella piazza grande di Bruxelles c'era un mercatino natalizio, era delizioso, con le bancarelle che vendevano dolci tipici e davano assaggi, e c'era un sacco di gente che beveva birra (in Belgio son famosi per la birra). Siamo andati sulla ruota panoramica, è stato magnifico; c'era una pista di pattinaggio enorme, c'era un sacco di gente che camminava, bambini, genitori isterici, ma l'atmosfera era magica, con tutte le luci e il cielo umido e un sacco di profumi. Insomma, tutto molto natalizio (erano gli ultimi di dicembre). La sera tardi eravamo stanchissimi, dovevamo prendere il treno per tornare a casa di mia zia, ci siamo messi a correre per poi scoprire che avevamo ancora qualcosa come 20 minuti prima che arrivasse e non eravamo in ritardo come pensavamo.
Il 31 ci hanno raggiunti degli zii dalla Francia, con la banda di cugini al seguito. Mio zio s'è messo a suonare un tamburo e noi a cantare, battere le mani e ballare. Abbiamo pensato che i vicini si fossero detti Ehy, son tornati gli arabi!, ché gli arabi son sempre molto festosi e allegri e rumorosi e colorati e si scatenano come facciamo sempre quando stiamo insieme. Ed è bello perché anche se la nostra grande (enorme) famiglia (dalla parte di mio padre, certo) è divisa, con membri sparsi in Francia/Belgio/Italia (noi, of course) e diverse parti del Marocco, ritrovarsi è sempre fantastico, è come un ritorno alle origini, qualcosa del genere.
Poi, vediamo. Credo che il mio periodo nero stia volgendo al termine. Cambiare aria mi ha fatto bene, e mi sento più leggera e serena, anche se i vecchi demoni tornano ancora a farmi visita. Non che sia una novità.
E' assolutamente straordinario come io riesca a nascondere i miei pensieri e ciò che provo, assolutamente straordinario. Nessuno se ne accorge, proprio nessuno. Tutti credono che io stia bene anche quando sono giù, col morale sotto le scarpe, proprio. Perché sorrido e parlo come al solito eccetera eccetera, perché non mi va di scaricare sulla gente i miei pensieri. E anche quando vado in giro con una nuvola grigia che mi galleggia a pochi centimetri dalla testa, nessuno sembra farci caso. Sono brava a fingere, quando la cosa va a mio vantaggio. Tiro fuori la mia maschera con la faccia felice e me la calo sugli occhi e per il mondo è tutto come prima.
Per il resto, ho ricevuto la biografia di Janis Joplin e un libro su Kurt Cobain (se non sapete chi è vi picchio). E sto letteralmente divorando la biografia su Steve Jobs, che in realtà sarebbe di mio padre, ma vabbé.
Insomma, mi si sta aprendo un mondo nuovo negli occhi. Seriamente. Questi libri mi stanno facendo ragionare un sacco sul mondo, su me stessa, sul mio futuro. E' tutto un ragionare senza sosta, insomma. Le vite di questi personaggi spettacolari mi stanno influenzando, e sto avendo una sottospecie di illuminazione continua. Ora sto capendo cosa bisogna fare per comprendere me stessa. Devo scavarmi dentro, a fondo. Ho pensato che anche io voglio essere qualcuno. Voglio cambiare qualcosa, rivoluzionare. Magari farlo nel mio piccolo, ma rivoluzionare. Essere un esempio, un modello, come loro. Essere conosciuta. Essere importante, essere grande, fare cose grandi. E mi sto ponendo degli obbiettivi, perché per fare cose grandi bisogna porsi degli obbiettivi e cominciare da cose piccole. Voglio impegnarmi e trovare quello che voglio fare. Per adesso ancora non ho idee, ma le troverò. E' bello sentirsi tanto pieni di vita a voglia di imparare e fare errori.
E' fantastico il modo in cui un libro o la vita di qualcuno possano farti pensare e possano farti venire la voglia di cambiare, in meglio. E di cambiare le cose.
"Be hungry, be foolish".

R. Cherry

domenica 18 dicembre 2011

A nove anni ho smesso di credere a Babbo Natale

Sì, direi tra le quarta e la quinta elementare. Il che è triste, perché quando smetti di credere a Babbo Natale vuol dire che stai diventando grande e non ti è (quasi) più concesso sognare. Il che vuol dire che a uno dei miei fratelli (d'ora in poi lo chiamerò Pulce, in questo blog) mancano qualcosa come tre/quattro anni prima che smetta di scrivere le letterine per Babbo Natale. Proprio ora che sta imparando a scrivere ed è in quella fase in cui fai degli errori buffissimi. E in questo periodo è così bello e mi fa sorridere talmente tanto vedere Pulce che cerca di scrivere bene per farsi capire da Babbo Natale, che pensare di togliergli questo momento mi mette angoscia. Il punto è che non saremo noi a dirgli la verità; sarà lui a scoprirla da solo. A farsi domande, come me le son fatte io (ma come è possibile che in Marocco [dai miei cugini, N.d.A.] non ricevano regali a Natale?, Babbo Natale non fa mica il giro del mondo? E dove li prende i giocattoli? E perché nessuno l'ha mai visto?); a ragionare con il suo cervellino.
Perché quando cominci a non crederci più, il Natale ha un altro gusto.
Però boh, a parte questo, sento che sto per crollare. Son tre giorni che non tocco il pc, sono distrutta, mi sento un fottuto straccio troppo consumato, e domani ho due verifiche e martedì un'altra e ci sono ancora dei giri di interrogazione in un po' tutte le materie fino a giovedì. Quando uscirò da scuola, l'ultimo giorno, credo mi metterò tipo a ballare o roba del genere, a ringraziare il cielo per l'esistenza delle vacanze di Natale.
Perché i 5 giorni che mi sono fatta a casa settimana scorsa (dal 7 all'11, ringraziando Sant'Ambrogio di essere il patrono di Milano, e Pisapia, sindaco di Milano, per aver chiuso le scuole anche venerdì e sabato), sinceramente... non son serviti a un cazzo. Della serie che sono stata sempre in giro, o sempre a studiare, ho dormito 11 ore a notte, ma poi ero più stanca di prima.
Quindi ecco, non vedo l'ora che questi ultimi quattro giorni passino, non vedo l'ora, non vedo l'ora. Non riesco più ad alzarmi la mattina; al posto che alle sei, se va bene, per le sei e mezza sono in piedi e devo fare tutto di fretta, altrimenti perdo il bus, e intanto prego affinché la metro rossa abbia i suoi soliti "problemi tecnici" e mi faccia arrivare in ritardo, almeno posso balzarmi tutta l'ora ed entrare alle 9 meno un quarto dicendo "la metro non andava, non è colpa mia o della sveglia!", anche se in realtà sarei potuta essere in classe benissimo per le 8 e un quarto. Cosa che tra l'altro ho già fatto, con alcuni compagni di classe; solo che faceva un freddo della madonna e allora non abbiamo resistito fino alla fine dell'ora e siamo entrati prima, ma sempre in ritardo, saltandoci l'interrogazione (oh yeah).
Poi, poi, poi. Sto leggendo Il passaggio, di Justin Cronin, che è un mattone di 800 e passa pagine, ma lo sto adorando. Seriamente. E' scritto benissimo e scivola via che è una meraviglia.
Stranamente mia madre, da ormai un sacco di mesi, non trascina più me e i miei fratelli a Messa. Non so bene quale sia il motivo; forse s'è rotta le palle delle nostre lamentele e dei miei discorsi spacca maroni sul fatto che "Se ci obblighi ad andare in chiesa a quest'età, da vecchi non vorremo più metterci piede!" Il che, secondo me, è assolutamente vero. Insomma, sicuramente non sono atea, perché pensare di essere completamente sola un po' mi spaventa. Credo in Dio e credo che Gesù sia esistito e tutto il resto, ma non capisco il motivo dell'andare a Messa ogni domenica - insomma, se credi a qualcosa di tanto intimo, non dovresti avere il bisogno di dimostrarlo -, e non appoggio la Chiesa, come organismo, per tutta la merda che ha sparso in giro per il mondo, pur sostenendo di fare il volere di Dio.
A parte questo, è favoloso vedere luci e decorazioni in giro per la città. E' una di quelle cose che mi fa stare bene, come sentire le canzoni natalizie e ricordarmi di quando ero piccina così.
Non so quanto riuscirò a scrivere qui sul blog; tralasciando il fatto che la seconda liceo è pesante, cosa che tra l'altro è vero, è prende un sacco di tempo, con la storia delle feste e che poi vado in Belgio a trovare i miei zii fino a Capodanno, non potrò essere costante (come se io lo fossi stata fino ad ora...).
Ma comunque. Guardatevi Se mi lasci ti cancello, è qualcosa di meraviglioso. C'è Jim Carrey che per una volta recita un ruolo serio, e, anche se il titolo sembra una roba tipo commedia demenziale, fidatevi, non lo è. Il titolo originale, infatti, sarebbe Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
Non vedo l'ora del concerto del Boss [Bruce Springsteen, N.d.A.]! Ho preso i biglietti qualche settimana fa e sono già gasatissima.

R. C.

giovedì 13 ottobre 2011

Devo smetterla

Di mangiare di fretta. Che altrimenti mi ingozzo e mi va tutto di traverso e poi quando ho finito, al solo pensiero del cibo, mi viene il voltastomaco. Perché quando comincio a mangiare i pensieri cominciano a svolazzare sopra la mia testa, e allora non riesco a trattenermi per mangiare con calma. Ci vuole una grande forza mentale, sapete?
Devo anche smetterla di spegnere la sveglia, quando suona. Altrimenti succede come stamattina, che mi sono svegliata mezz'ora dopo il solito. E non va bene. Dovrei cominciare a spostare la sveglia sulla scrivania, lontano dal letto. Almeno sarei costretta ad alzarmi, mh?
Devo smetterla di arrivare in ritardo.
E di mangiare cioccolata e troppe schifezze, che altrimenti mi vengono i brufoli - per una volta che sono riuscita a levarmeli di dosso! -. Ora capisco come si sente la gente a dieta.
E niente, il pane tostato col burro e la marmellata di albicocche, la mattina, è qualcosa di sublime.
Sono stanchissima, perché son stata fuori tutto il giorno. Devo fare ancora un sacco di compiti e portarmi avanti. C'è da spararsi.
I. mi ha prestato Cime tempestose, di Emily Bronte.

Cherry

sabato 24 settembre 2011

Scommetto che stanotte non ci dormirò su

Perché praticamente oggi ero sull'autobus, al ritorno, da sola. Ero su un sedile vicino al finestrino, e ascoltavo la musica.
Poi dopo un po' entra questo ragazzo e mi dice qualcosa, solo che io non sento perché ho gli auricolari nelle orecchie. Allora me li levo, e lui, un po' imbarazzato, mi fa: Oh, ehm, it's just that I wanted to know if this place is free...
E io, un po' stranita perché non mi aspettavo mi parlasse in inglese: Oh... yeah, yeah.
Così s'è seduto di fianco a me, tenendo una grande valigia nera di fianco a lui, nel corridoio. Ha appoggiato la giacca tra noi due. Continuava a guardarsi intorno, un po' smarrito.
E io ero lì che morivo dalla voglia di dirgli qualcosa, tipo Where do you come from? o roba così. Magari avrebbe pensato che gli italiani sono gente aperta che si mette a parlare con gli sconociuti in pullman. Magari l'Italia gli avrebbe fatto un'impressione migliore, se io gli avessi parlato. E comunque, semplicemente, mi andava di parlare inglese, oh. Eccheccavolo.
Però alla fine è sceso prima che potessi dirgli qualcosa. S'è alzato e ha mi ha farfugliato qualcosa, poi m'ha sorriso e io gli ho sorriso.
Alla fine, ecco, me la sono presa un mucchio con me stessa, perché mi faccio troppi problemi e decido sempre le cose quando è troppo tardi.
E' una cosa che mi capita spesso, sapete. Mi vengono delle risposte fenomenali, da far zittire chiunque, solo dopo la fine di una litigata. A scuola, se il prof chiede qualcosa, so la risposta prima di tutti, ma mi decido ad alzare la mano solo quando qualcun altro ha già risposto, o il prof ha rinunciato e s'è risposto da solo.
Sono un po' un'eterna indecisa, per dire. Però, quando alla prendo la decisione e mi fisso degli obbiettivi, non mi scolla più nessuno. Seguo la direzione che ho preso, fino alla fine.
Ma a parte questo.
Avevo pensato di promuovere la distribuzione di magliette con su scritto: Giratemi alla larga: ho il ciclo. O roba così. Almeno gli altri starebbero attenti alle ragazze che indossano 'ste maglie e eviterebbero di essere sbranati su due piedi.
Comunque ho finito Zanna Bianca, che proprio non mi uscirà più dalla testa. E' uno di quei libri che non si scorda più, nossignore. E ho visto il film Ragazze interrotte. Consigliato ai lettori.

Bon, basta, mi son rotta.
C.

sabato 27 agosto 2011

I don't want to miss a thing

C'è questa canzone, degli Aerosmith, che è meravigliosa. Il titolo è quello scritto qua sopra. Secondo me e L. è una delle canzoni più belle del secolo.
Oggi sono uscita con lei. Siamo andate a Porta Genova coi mezzi - senza biglietti, tra l'altro - e lei m'ha messo il dilatatore al secondo buco dell'orecchio destro e mi son fatta fare una treccina e ho comprato una collana stupenda.




Ed eccoli. Il dilatatore - quello bianco -  ancora è sottile (anche se ha fatto male proprio, quando L. me l'ha infilato, e ancora brucia un po'), ma conto di allargarlo ancora un po' - ora dovrebbe essere 1 millimetro e 8 o qualcosa del genere. Senza farlo diventare un cratere lunare, s'intende.
La treccina mi arriva al petto ed è dei colori della Giamaica, un po' in onore di Bob Marley e della sua musica, un po' perché rosso, verde e giallo sono vivaci e mi piacciono da morire insieme, un po' perché L. mi ha detto che i colori stanno strabene con la mia carnagione e i capelli. Quindi mi fido di lei, e niente.
Siamo andate in Fiera, ed è lì che fanno queste treccine tutte colorate. Tra l'altro la ragazza che me l'ha fatta - una senegalese magrolina e tutta un "Dimmi, bella, dimmi. Ti piace la collana, bella? Costa cinque euro, bella. Ciao, bella. Ecco a te, bella" - mi tirava pure un po' i capelli, ma in una maniera piacevole. Che quando aveva finito avevo voglia che continuasse a intrecciarmi i suoi fili colorati sulla ciocca, e che continuasse a tirarla e tutto. Non so perché. Ho il cervello quadrato, ormai lo sapete.
Lì alla Fiera, appena entri ti chiedono se vuoi del fumo. E c'è, come dire, gente alternativa. E rockettari e metallari e punk che hanno questi stili strafighi - io e L. non facevamo altro che dire Che figata - se ne vanno in giro in modo naturale. Se, nella vita di tutti giorni, sono "quelli diversi"... beh, alla Fiera, sei tu, presunto normale, ad essere quello diverso. Ci piace da morire, la Fiera, a me e L.
C'erano stand in cui vendevano dischi in vinile, oppure maglie di gruppi musicali, bracciali, collane, orecchini, piercing particolari, o ancora CD rock e metal a basso prezzo, e c'era questa musica bellissima  nell'aria nella quale ho riconosciuto la voce di John Lennon. Mi veniva troppa voglia di cantare con lui.
Alla Fiera, vendono birra a chiunque - come il fumo, d'altro canto - senza controllare un tuo documento. Però non volevamo tornare a casa brille eccetera, quindi niente. Anche perché non è che mi piaccia la birra tutta 'sta gran cosa, alla fine.
Poi ci siamo messe sui gradini vicino all'uscita della metro di Porta Genova e abbiamo fatto un mucchio di foto con facce buffe e tutto e la gente ci fissava strano, allora noi scoppiavamo a ridere e loro sorridevano (Ah, la giovinezza, pensavano. Ne sono convinta. Ah, com'era tutto leggero e frizzante).
E abbiamo ricevuto dei fischi e diverse occhiate, in metropolitana.
E stamattina ho riportato due libri alla biblioteca e ne ho presi altri due  - La voce di noi due, di Loredana Frescura, e NO! di Sylvia Hall. E non so bene se si debba dire o meno, ma NO!, ha pure un sottotiolo: Il segreto di mio padre. Il mio segreto, anche se credo sia di poca importanza -, e un tizio, mentre passavo, ha mormorato un Che figa!. E no, accidenti, non mi sto vantando. Di che, poi? Di un viscido, sconosciuto e pure ultra-quarantenne che sussurra cose al mio orecchio - che poi, tra l'altro, che le dica a sua moglie, certe cose. E se non ce l'ha, beh, cominci a cercarsi qualcuno, al posto di importunare una giovincella come me -? Ehm, no. Se lo pensate, buco nell'acqua. Lo scrivo perché, accidenti, la gente è preoccupante, al giorno d'oggi. Miseria ladra!
E ad essere preoccupante sono anche i ragazzi della mia cittadina  - o paesello, o ammasso di lerciume, o come diavolo dovrei chiamare questo buco di provincia -, che saltano a pié pari cinque anni di vita. Dodicenni che fanno le diciottenni - ma sul serio, mica per dire.
Sconvolgente, non trovate? Io a dodici anni manco sapevo se fossi maschio o femmina (okay, sì, ora non esageriamo, però mica facevo sesso con dei diciassettenni, per la miseria!).
Ma comunque. Altro esempio abbastanza sconvolgente: mentre aspettavo alla fermata dell'autobus, c'erano queste due ragazze che parlavano tra di loro e tutto. Ad un certo punto passa uno - probabilmente aveva suonato il clacson, non so, avevo gli auricolari nelle orecchie - e sorride. Poi riparte, e una delle ragazze fa "Cioè, ma l'hai visto?", o cose così. Poco dopo questo tizio ripassa, e chiede "Andate a Bisceglie?". Una di loro dice sì. Allora questo chiede se vogliano un passaggio. La ragazza dice sì, fa un cenno all'altra, e salgono entrambe nella macchina di Codesto Personaggio.
Allora io ho pensato Se vi stupra son problemi vostri, belle mie. Però la cosa m'ha lasciata comunque perplessa. Ed è anche triste, se ci pensate. Non trovate?
Poi prima pensavo che, da piccola, quando nominavano Porta Genova, io pensavo sempre a queste mura altissime, tipo fortezza, con questa porta dalle dimensioni bibliche con sopra la scritta Porta Genova. E credevo che Milano fosse divisa in zone da queste alte mura, e ogni zona avesse questa grande porta, e che ogni porta avesse un nome diverso: Porta Genova, Porta Venezia, Porta Garibaldi...
E pensavo che il mio cervello era quadrato, sì, ma pure molto ingenuo e pieno d'immaginazione. Vedevo cose diverse, allora. E un po' mi manca, quel cervellino di una volta.

Cherry

domenica 21 agosto 2011

E' possibile slogarsi la mascella masticando una gomma?

Forse per la gente normale no, ma per me sì. Anche se non credo sia veramente slogata. Però fa un male cane lo stesso, giuro.
Questi dieci giorni sono volati, tra tuffi in piscina e nuotate in mare e sole. Tante granite, smalto color crema, passeggiate, fuochi d'artificio. Oh, meravigliosi fuochi d'artificio, il sedici d'agosto. C'era un mucchio di gente radunata sulla spiaggia, e là, avanti, sopra il mare, tutti quei botti e quei colori e quei soffi. Sembravano fiori, proprio, che come boccioli si schiudevano in scintille colorate.
Poi siamo andati in Francia da degli amici francesi. Uno dei figli ha ricevuto per il suo tredicesimo compleanno una carta di credito. No, cioè, una carta di credito. Tredici anni. Carta di credito. 30 euro ogni mese. Che roba! I miei manco mi danno due euro di paghetta alla settimana.
Breccia nel cuore di: Paolo (uno ogni viaggio, me ne sta capitando. Prima o poi vi parlerò anche degli altri). Un marmocchietto di cinque anni che ci provava con me, mi prendeva per mano e mi trascinava in giro per tutta la casa e mi diceva di chinarmi, così lui poteva sussurrarmi un "Ma tu sei troppo bellissima, lo sai?", nell'orecchio. Oppure "Sei più bella anche della mamma, perché hai dei capelli bellissimi". E, permettetemi, se un bimbo mi paragona alla propria madre, dicendo pure che sono meglio, beh, mi si scioglie il cuore.
Tra l'altro ho snocciolato ai miei una serie di motivi per cui non amo andare in vacanza con loro. Al primo posto ci stanno le figuracce che mi fanno fare. Sembra che il loro obbiettivo sia mettermi in imbarazzo a tutti i costi. Ma comunque, alla fine, nelle profondità di me stessa, so che senza di loro non sarebbe lo stesso (anche se non lo ammetterò mai). E non cambia il fatto che non vedo l'ora di evadere da questa rumorosa famiglia di pazzi, vivere da sola, per conto mio, nel mio appartamento, col mio lavoro e la mia vita da maggiorenne, per abbandonare questo fottutissimo guscio da adolescente brufolosa.
Ah, tra l'altro, grazie al sole, non ho più brufoli sulla schiena. O forse sono io che non li vedo.
Comunque trovo che l'aria del mare, con la salsedine eccetera, mi ispiri. Ho scritto una one-shot e alcuni capitoli di una storia. Ho finito matematica. Ho letto cinque libri (alcuni anche abbastanza voluminosi) in sette giorni: E finalmente ti dirò addio, di Lauren Kate; Romeo e Giulietta (e con questo ne manca solo uno da leggere della lista), indovinate di chi?; Il significato segreto dei fiori, di Vanessa Diffenbaugh. In più un libro in francese - di cui devo pure fare il riassunto - che ci ha detto di leggere la prof, e Domeniche da Tiffany, di James Patterson e Gabrielle Charbonnet. Per l'ultimo mi aspettavo qualcosa in più, non per il titolo, ma per la trama, invece lo stile molto molto semplice ha diminuito il gusto della lettura. Ho invece totalmente adorato il primo e il terzo: magnifici. Non parlo poi di Romeo e Giulietta.
E ho visto Kung-fu panda 2 al cinema (spassosissimo!), e Kick Ass, che è demenziale allo stato puro e non m'è piaciuto proprio. Li aggiungerò alla lista.
Ah, preparatevi a dei probabili interminabili post. Se riesco narrerò le mie avventure nelle terre britanniche.
Tra l'altro, sto morendo di caldo. E adoro il melone (quello arancione più degli altri).
Che poi, a ripensarci, la mascella mica si sloga. Quella è la mandibola, no?

R. C.

venerdì 1 luglio 2011

Valigiando (?)

Nella mia valigia c'è un sacco di roba, e io sono tutta un groviglio confuso di eccitazione e timore.
La mia camera è un casino, il mio cervello pure; il sole s'è nascosto dietro alle nuvole, ma prima o poi sarà costretto a tornare, no? Magari evitando di portarsi dietro tutta quell'afa, come in questi giorni.
Pensavo che, proprio un anno fa, mi ero liberata degli esami da appena cinque giorni o giù di lì, e mi sentivo leggerissima, tranquilla, senza pensieri... quella dell'anno scorso è stata forse l'estate più libera della mia vita. Non dovevo fare i compiti, ripassare gli ultimi giorni di vacanza, fare questo e quello.
Comunque niente.
Adesso ho un CD dei Guns, regalato da M.
Presi due nuovi libri in biblioteca: Gita al faro, di Virginia Woolf, e Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, di Robert Louis Stevenson. Erano alcuni di quelli della lista che ci ha dato il prof.
Allora, un bel respiro e stanotte si parte.
E, tra l'altro, i miei post sono sempre più sconclusionati.

Cherry

mercoledì 29 giugno 2011

Ormai siamo agli sgoccioli

Data prevista per la partenza: 2 luglio.
Ore 7.00.
Terminal 1.
Dovrò essere all'aereoporto due ore prima ( h. 5.00), e questo di conseguenza significa partire da casa un'ora prima (h. 4.00) per il tempo che ci mettiamo ad arrivare. Morale? Sveglia alle 3.00! Una follia, proprio.
Al telefono con G., abbiamo fatto una lista di tutta la roba da portare.
Ho finito ormai da un pezzo Red, di Kerstin Gier, e devo dire che mi è piaciuto molto!
Ho anche finito Il giovane Holden di J.D. Salinger, e mi ha deluso abbastanza. Mi aspettavo qualcosa di meglio, sinceramente, dato che è molto, molto conosciuto, è praticamente un classico della letteratura eccetera eccetera. Invece niente, ecco, non mi ha dato né detto niente. Il libro era tra la lista dei libri che il mio prof di italiano ci ha dato da leggere. Domani vado in biblioteca a procurarmene altri per il viaggio in  Inghilterra (minimo 5 letture, ha detto il prof).
Finito anche Evermore, di Alyson Noel (coi due puntini sulla "o"). Ed ecco, non ci ho trovato niente di speciale. La solita storia dei due che si conoscono e dopo tre giorni già si baciano, con dietro una storia sovrannaturale abbastanza accettabile, ma già vista. Compresa la storia d'amore, oltretutto. Troppo vista (=leggasi Stephenie Meyer).
Poi, uhm, vediamo. In questi giorni ho visto Notte folle a Manhattan, una commedia molto divertente e leggera. E anche Il diario della tata, anche questo molto carino. Visto anche The secret window, con Johnny Depp e il suo immortale fascino *sbava*. Okay, mi riprendo. Il film è un thriller psicologico, che ho trovato interessante e avvincente (madonna, che paroloni da critica cinematografica. Okay, non è vero).
Aggiornata la lista dei film dell'estate duemilaundici.
Di Red, comunque, pretendo di comprare il seguito - dovrebbe essere una trilogia, a quanto ho capito.
Credo sia tutto. Queste erano le ultime news dalla parte più intelletuale e appassionata di Cherry.
Ah, e la giornata in piscina non è andata male come credevo, anzi. Ci siamo divertite un sacco, ci siamo abbronzate, ci siamo spruzzate. C'erano un sacco di marmocchi dei vari oratori e centri estivi. Siamo salite sugli scivoli ad acqua, dove si andava anche abbastanza veloci, e mentre scendevo il pezzo di sotto del mio costume è diventato una specie di perizoma e mi si infilato tra le chiappe.
Ora, comunque, le mie guance sono rosse (no, non sono arrossita o roba così, è colpa del sole).

R. C.

sabato 30 aprile 2011

Trenta giorni a novembre, con april, giugno e settembre.

Mi mette tristezza pensare che questo sia l'ultimo giorno di aprile. Tra poco inizia maggio, che è pure un bel mese, eh, ma vuol dire anche verifiche/interrogazioni a tutto spiano e non c'ho proprio più voglia di studiare, mi sento stanchissima.
Per le prossime settimane ci sono un enormità di pagine da studiare di latino, arte e scienze e poi anche tutto il resto, che ne so.
Le fragole sono sempre buonissime, le sto mangiando ora, ma io continuo ad aspettare le belle ciliegie.
Il cielo è un po' grigio un po' grigio dorato, ecco, con un pochetto di sole. Quindi non è che cambi molto.
Ho una voce strana. La sento nelle registrazioni e mi dico sempre più spesso menomale che non parlo a una con la voce come la mia. Sapete che si dice che sentiamo la nostra voce diversa, mentre parliamo, perchè rimbomba nella cassa toracica? Quindi ha tutto un altro suono, e per fortuna che sento solo quello.
La scuola è ricominciata solo da tre giorni ma sono più stanca di prima. Le vacanze non sono servite a niente, già.
Ho comprato una maglietta bianca e larga, con scritto in nero, nel centro "We're never be as young as we are now" (non saremo mai così giovani come lo siamo ora). Non credete anche voi che sia fighissima?
Mi piacciono le caramelle all'arancia, ma non quelle ripiene, col succo di non so che dentro.
Sto scaricando una valanga di canzoni, ormai vivo solo di musica.
Ho finito, diversi giorni fa, di leggere i Sessanta racconti, Bar sport e In viaggio verso casa. L'ultimo è quello che mi è piaciuto di più. Gli ultimi due li ho divorati entrambi in due giorni.
Mi serve un bel film da vedere.
Se ne serve uno anche a voi, vi consiglio The butterfly effect, che ho visto di recente.
«Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo».
Che poi ieri pensavo, ma "butterfly" vuol dire letteralmente "volare di burro"? O magari ali di burro. O magari burro di volo. In realtà significa solo farfalla. Mi piacciono, le farfalle.
Volevo dire altre cose solo che non me le ricordo, quindi niente. Alla fine non faccio altro che blaterare.
Ora volo, corro, salto fuori di casa che il mondo là fuori mi aspetta. E non voglio essere in ritardo.

Cherry

mercoledì 30 marzo 2011

Chanter,

Chanter pour se dessiner un monde
c'est pas si loin le temps où je m'en allais.
Errer,
pour sentir des mélodies qui m'inondaient d'espoir.
Je chantais pour oublier.
Amel Bent - Où je vais

E pensavo, pensavo che mi mancano proprio Mary, Lucy, Simon e Ruthie e l'altra bella compagnia, e presto riprenderò a vedere le altre puntate di Settimo Cielo.
Oggi papà mi ha portato a casa una macedonia, che io adoro la frutta, e anche se non era proprio buona - presa dall'autogrill, o qualcosa del genere - cioè, mi ha fatto piacere. E' bello quando sai che la gente ti pensa, almeno un po', e ti lascia un buco tutto per te, tra i suoi mille impegni, un secondino anche, solo per pensarti e comprarti una macedonia.
Sono arrivata alla metà degli esercizi di mate, e c'ho le palle piene di quella roba, sinceramente.
Devo ripassare francese che domani c'è la verifica (non ci fermiamo un attimo, con le verifiche e le interrogazioni, maimaimai, da tre settimane o giù di lì) e sono stanca morta.
E ho cominciato a leggere La solitudine dei numeri primi, e accidenti, c'ho come uno spillo conficcato nel cervello perchè quello che scrive è così tutto vero da essere crudo, e tanto tagliente da graffiarti lo stomaco. Proprio, proprio i personaggi vengono spogliati e sbattuti sulle pagine bianche, davanti ai nostri occhi. Si scava dentro, a Mattia ed Alice, e poi ti rimane addosso un loro pezzetto di vita, e ti pesa dentro da farti male.
O almeno, a me sembra così e il libro mi piace un mondo, anche se è un po' così. Così come? Non ne ho idea. Così e basta.

Cherry

martedì 29 marzo 2011

Un panzerotto, gelato al caramello e tanti piedi e tanti occhi

Ecco, oggi ho fatto la famosa cosa che dicevo in un post di qualche secolo settimana fa.
Sì, che volevo andare al centro commerciale, da sola, a fare quello che mi pare.
Non che il centro commerciale sia una grande meta o chissà che cosa, ma è l'unico posto decente che ci rimane, a noi giovani esiliati in questa cittadina di provincia, escludendo le bellezze di Milano eccetera. Solo che nella mia città non c'è proprio una pippa, e la fauna di giovani si divide in tre categorie:
1. Quelli che stanno nel buco qui a far niente; soltanto girare e girare (a pensarci ci sono dei bei parchi, sì, ma niente di più, fidatevi)
2. Quelli che vanno al centro commerciale
3. Quelli che girano a Milano perchè qua dentro soffocano
(Ah, e poi quelli che girano a Milano solo per farsi fighi, ma questa è un'altra storia).

Beh, sì, dicevo che sono andata a questo centro commerciale, subito dopo scuola. I miei credevano che mangiassi con due mie amiche (che poi sarebbe dovuto essere proprio così, ma ovviamente nessuno mi aveva avvertita che alla fine non se ne faceva più niente - fino a stamattina).
E, mh, sì. Centro commerciale, subito dopo scuola. Ormai lo conosco come le mie tasche, ma vabbè. Comunque, prima tappa il bagno, mi stava scoppiando la vescica la libreria. Coi risparmi che mi ero messa da parte mi son comprata finalmente La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. Anche se ancora mi mancano da finire i Sessanta racconti, per la scuola, e Bar sport, di Benni, sempre per scuola.
Non so, mi son sentita realizzata, come se avessi finalmente raggiunto la mia più grande ambizione, facendocela solo con le mie forze.
Dopo son salita al piano di sopra, col mio zaino aggrappato alle spalle e il giubbotto sul braccio (un caldo della miseria). Un po' di ristoranti erano pieni, o quasi pieni, e dato che non mi andava di fare la fila e robe così, mi sono fiondata al bancone di una focacceria e ho chiesto un panzerotto. Coi wustel, sì, mi andava ed era pure buono e il tizio che me l'ha servito mi ha aggiunto anche un altro mezzo panzerotto. Forse gli facevo pena? Oppure voleva solo farmi un piacere, forse quella è stata la sua buona azione del giorno, fatta così, per star meglio con se stesso. O forse perchè ero l'unica cliente e si è sentito in debito con me, che ne so.
Comunque ho preso 'sto panzerotto e una bottiglietta d'acqua e mi sono seduta su uno di quegli sbagelli alti e ho mangiato guardando le persone che camminavano tra i corridoi del secondo piano. Erano un sacco di persone, con altrettanti piedi, ma non erano poi così tanti. Cioè, lì, personalmente, ho visto di meglio.
Ora però non capisco perchè in tantissimi mi guardassero con uno sguardo strano. Cioè, è strano che una quattordicennequasiquindicenne se ne vada in giro da sola? Andiamo, gente, una volta può andare. E chissenefrega, lasciatemi fare.
Dopo il panzerotto e il sorriso del tizio che stava dietro al bancone che mi ha dato un bicchiere per l'acqua, ho vagabondato tra negozi e corridoi. Credo sembrassi mezza brilla, dato che ondeggiavo, tipo. Ma che ne so. Mi sono sentita leggera, bene, in pace, e questo mi basta.
Ho comprato un orecchino che credevo fosse per le orecchie, ma poi, dopo averlo pagato, ho scoperto un piercing per il naso. Cioè.
Per questo mi sono fiondata un altra volta nel bagno, a vedere se riuscivo a infilarlo in almeno uno dei 3 buchi, ma nada. E così niente, vabbè.
Un altro piccolo giro, con un signore che mi ha squadrata dall'alto al basso col suo sulla sua testa pelata a forma di uovo, tre indiani che mi guardavano strano e un altro che credo abbia fatto un apprezzamento (tipo col labiale, ma sussurrando appena). Sì, c'erano tantissimi, un mucchio di occhi diversi. Alcuni proprio belli, devo dire.
Mi sono presa poi un gelato col caramello, buonissimo, e me lo sono mangiata mentre camminavo verso la fermata dell'autobus. Ho aspettato quasi 10 minuti, poi il pullman è passato, io sono salita mezza sciolta per il caldo (faceva proprio caldo, che bellezza!).
Però, ecco, niente, non dite a nessuno di questa cosa. E' un segreto solo mio e vostro, di voi che leggete e non mi conoscete dal vivo, ma al contrario avete davanti agli occhi me stessa, completa, spoglia, tutta tra queste righe.

Ah, e sì, è davvero bello ascoltare vecchi dischi, di quelli che non sentivi da mesi e mesi, e forse anni. Commuovente, da farti sciogliere gli occhi e il cuore.

RedCherry

mercoledì 2 marzo 2011

Ohibò, marzo è cominciato

Un paio di giorni fa ho finito di leggere Segreti e Sorelle.
Devo dire che mi è piaciuto, sì, anche se la tipa è depressa eccetera. Mi ha fatta commuovere per la povera Zoe, che era così piena di vita e colorata... certa gente non si merita di morire, proprio no (non mi interessa se è il personaggio di un libro, è così e basta).

Oggi ho perso l'autobus. Sono rimasta ad aspettare seduta su una panchina freddissima, con le chiappe che mi si congelavano e le nuvolette di vapore condensato che mi uscivano dalla bocca (trovo fantastico, guardarle, le nuvolette. Non sono molto a posto, lo so, però okay. Okay cosa? Okay e basta).
E' passato il secondo autobus, e chi ci trovo dentro? Fede T. Cara, cara Fede T.
Quando l'ho riconosciuta ho fatto finta di guardare fuori dal finestrino - so che si sente a disagio, con me. O almeno sono arrivata a questa conclusione - e non l'ho salutata. La cosa che mi ha fatto star male, è che lei manco mi ha detto ciao. Cioè, sono quasi sicura che mi abbia vista... c'è da dire però che era con un paio dei suoi nuovi amichetti.
E a me, Fede? A me non ci pensi più?
Cazzo, siamo sempre state legatissime, noi due, e ora manco mi saluta. Okay, nemmeno io l'ho fatto, però... l'ho fatto per lei. Credo. Perchè volevo vedere che cosa avrebbe fatto. Che ne so, magari pure lei c'è rimasta male. Anche se IO, l'ho sempre salutata.
Vabbè; lei è salita è si è messa tipo un paio di file dietro di me. La sentivo parlare, e accidenti, era proprio serena. E' tornata la bella Fede T. che conoscevo io una volta, quella solare ed allegra che rideva e mi faceva star bene. Comunque mi ha fatto piacere sentirla ridere così, e parlare del più e del meno. Sono contenta che stia bene, finalmente... anche se ammetto di essere abbastanza gelosa dei suoi amichetti del classico. E vorrei averla anche un po' per me, capite?
Cioè, da quando ha cominciato a comportarsi in modo strano, ad essere perennemente nervosa ed incazzata col mondo, ho cercato di farmi piccola piccola per non darle fastidio. Perchè ogni cosa che facevamo io ed L. non andava bene, e la vedevo sbuffare e la vedevo soffrire per tutta la situazione che si era creata intorno a lei. Perchè... perchè era cambiata, Fede T., era tutta un'altra persona. Era più arrabbiata, più fragile, più debole e consumata.
Però mi manca, proprio tanto.
Mi ricordo di quando alle elementari progettavamo di tenere la nostra fattoria, piena di animali - era il nostro periodo animali, quello, e l'abbiamo passato insieme - e quando poi volevamo fare tutto il giro dell'Italia e ce ne stavamo lì, davanti alla cartina di geografia della classe a decidere ogni meta. E ci immaginavamo insieme, insieme per sempre. Pensavamo che niente ci avrebbe divise, perchè noi eravamo migliori amiche!
E' passato del tempo, diverso tempo (ma non poi così tanto), da quando ci siamo... separate. Sì, devo imparare a dirlo. Tu l'hai imparata, questa parola, Fede T.? Sei proprio sicura che sia così? Perchè se vuoi, se vuoi, io questa parola la cancello dalla testa e dal cuore e ci metto un "vicine". Se vuoi, però. Non voglio più vederti triste, Fede T., quindi fa un po' come ti pare. Come hai sempre fatto, insomma.
Mi viene da piangere a pensare che non torneremo più a ridere insieme e ad essere amiche. Chi è che ti è stata vicina quando stavi male, eh? Chi è che ti consolava quando tutti ti avevano mollato, eh? Chi ti stringeva e ti diceva che andava tutto bene, quando non sei diventata altro che un mucchietto di ossa, quando il tuo cuore non riusciva a contenere le tue lacrime? Io c'ero, cazzo, Fede. Ero lì, per te, e tu... tu che hai fatto? Sempre di testa tua.
Come se non fosse mai successo niente, eh? Okay. Cancelliamo questi anni belli e sereni, dove eravamo noi due e basta.
Lo so che non c'è più spazio, per me. Non c'è nemmeno tempo, per me, lo so bene. Fai come diavolo vuoi, Fede.
E quindi... quindi ciao.

Devo ricordarmi di rinnovare la tessera dell'autobus.
Buonanotte.

giovedì 24 febbraio 2011

Cose verdi

Come il maglione che mi ha prestato mamma. E' bello perchè finalmente io e lei ci passiamo le cose a vicenda, o meglio, io le rubo a lei con la domanda "Me lo presti?" e poi non le torna più niente indietro. Nel suo armadio, dico. Non le restituisco più niente e dopo un po' viene lei stessa a frugare tra i miei vestiti per riprendersi ciò che è suo.
E' che ad avere due fratelli maschi mi sento un po' sola. Mi manca la presenza di una sorella, una ragazza come me con cui chiacchierare di cose da ragazze. Semplice, no? Una roba così. Loro, poi, sono in due e si fanno un sacco di compagnia, mentre io poi passo per l'asociale della famiglia che se ne sta nascosta in camera sua tutto il giorno tutti i giorni - che poi è vero - con la testa tra i suoi libri e la sua musica allo stereo.
Ma anche litigarci, eh, anche litigarci, con una sorella, andrebbe bene. Anche insultarci per un nonnulla, insomma, anche rubarsi gli smalti o ascoltare l'una le telefonate dell'altra per dispetto e poi abbracciarsi così perchè ci va.
Cose del genere. Ci sarebbe anche L., lei è quasi una sorella per me. O le mie cugine - quanto le adoro, quelle pazze scatenate! - ma non è la stessa cosa perchè sono lontane. Sono loro che mi passano i vestiti che a loro vanno stretti, come io faccio con le cuginette piccole.
E anche L. è lontana e mi manca da morire, e poi credo che ad avercela in casa 24 ore al giorno finiremmo per non sopportarci, perchè siamo proprio due caratteri che non combaciano. O forse sì, forse combaciamo, ma in un modo un po' strano, perchè siamo talmente diverse (forse come gli opposti, che si attirano).
Ma comunque, io, una sorella non ce l'ho, e sono la più grande e sinceramente non so che fare. I miei fratelli mica giocano con le bambole, oh. Almeno in quello sarei stata capace di far loro compagnia, chessò, inventando storie romantiche e via dicendo. Il punto è che quei due fanno la lotta e giocano a pallone e si tirano pugni. E comunque non avrei voglia di giocare con le bambole, se anche fosse.
Però dicevo di mia madre, che finalmente sono alta quasi quanto lei e grande abbastanza perchè i suoi vestiti non mi cadano di dosso. Mi piace. E pensare che da piccola ero proprio uno scricciolo e sentivo un sacco di mie amiche che già prendevano i vestiti dalle madri, mentre io le guardavo così, senza sapere che dire, perchè io mica mi facevo prestare le cose da mia madre. Io non ero mai abbastanza alta, abbastanza... boh, abbastanza e basta.
Poi d'un tratto sono tipo esplosa verso l'alto e in due anni ho preso 20 centimetri, che ora mi permettono di guardare il mondo dall'alto. Mi fanno pure sentire fuori luogo, sapete, quei centimetri in più. Mi sento così ingombrante, certe volte. Però adesso sono io a ridere degli altri, e li guardo abbassando la testa e non alzandola come facevo prima. E' figo.
Okay, ora non pensate che io sia una giraffa di 1 metro e 80 - non arrivo nemmeno al metro e 70, in realtà - però la mia altezza ce l'ho e mi sta bene, più o meno.

E poi, mi bruciano gli occhi. Queste cazzo di gocce che mi spruzzano negli occhi bruciano un sacco e mi fanno sbattere le palpebre veloceveloce che non riesco nemmeno a vederci bene.
Sto leggendo Segreti e Sorelle, di Alyson Noel (coi due puntini sulla "e", solo che non so come fare a metterli). L'ho ritrovato tra i dizionari di lingua, mentre cercavo i miei occhiali, stamattina. Che poi li ho trovati tra le coperte del mio letto, guarda un po' che roba.
Mi piace, come libro, e anche il titolo. Forse è perchè si tratta di sorelle che mi vengono questi pensieri da ragazza-sola-e-depressa, cosa che non sono. Non ancora, comunque... no, dai, non lo sono e basta. Forse è solo un'autoconvinzione, come dico io. Ovvero cerco di convincermi che le cose non siano come sono davvero. Non credo che sia così, comunque.
E' che boh, mi sento sola sul serio. E ho il naso tutto tappato e domani non vado a scuola perchè non sto troppo bene e poi c'è autogestione e nessun corso che mi interessa più di tanto. E comunque i prof non ci sono, quindi non mi perdo niente.
Stamattina sono andata con la mia classe ad un convegno sulla salute degli adolescenti, proprio dietro la piazza del Duomo. Hanno parlato di cose come tabagismo, sesso sicuro e alcolismo; le solite menate, insomma.
All'inizio è stato pure interessante, ma poi noiooooso. E' durato quasi tre ore, e io sinceramente mi stavo addormentando (eravamo seduti su quelle comode poltrone rosse, tipo cinema, e quelle mi mettono sonno). Il bello è che subito all'uscita c'erano tre ragazzi che si fumavano una sigaretta! Tante parole sprecate per niente, già.
Poi al pomeriggio ho dormito due ore filate, che quando mi sono svegliata stavo da Dio. Non ho studiato proprio un emerito ciufolo, ma va bene. Domani avrò tutto il giorno a mia disposizione, no? Speriamo di combinare qualcosa, dato che ci hanno sommerso nelle verifiche per le prossime due settimane.

E boh, certe volte mi viene voglia di prendere e mollare tutto, ché tanto non ne vale la pena.
RedCherry

martedì 22 febbraio 2011

Hope.

Hope is the thing with feathers,
 That perches in the soul,
And sings the tune without the words,
 And never stops at all,

And sweetest in the gale is heard;
 And sore must be the storm
That could abash the little bird
 That kept so many warm.

I've heard it in the chillest land,
 And on the strangest sea;
Yet, never, in extremity,
 It asked a crumb of me.

[ Pagina 5; Selected Poems,
              Emily Dickinson]

Sembra quasi una canzone, non trovate?

lunedì 14 febbraio 2011

Have a good S. Valentin!

E' San Valentino e non ho nessuno con cui passarlo. L'unica cosa che vedo, sono un mucchio di coppiette che si slinguazzano allegramente, alcuni con una sigaretta tra le dita, altri rifugiati dentro i pullman, altri nascosti dietro lampioni e cartelli.
Sì, bravi, continuate così. Tanto voi siete felicemente innamorati, nevvero?
Bah. Mi chiedo quando, quando sarà il mio turno?
Che poi boh, non c'ho voglia di mettermi a studiare.
*Cherry pensiero* Ora comincio, eh. Ancora due minuti. *Fine CP (=Cherry Pensiero)*
Dieci minuti dopo: Oh, 'sta volta sul serio.
Ancora più tardi: Giuro, giuro che ora tiro fuori i libri!
SSSSe', come no!
No, vabbè. Ho avuto 10- in francese.
Lo dico, io, che studio. No, sul serio, mi ci sto mettendo d'impegno, anche se la voglia e le forze mancano sempre.
Anche se devo finire la storia per il concorso (mancano 45 giorni! Sembrano tanti, eh, ma vi assicuro che non bastano mai!), anche se potrei anche fregarmene altamente, anche se potrei accucciarmi sotto le coperte e ronfare.
A pensarci, avrei una larga scelta di cose da fare.
Che due palle. Ho un sacco di roba per i prossimi giorni. Millemila verifiche/interrogazioni.
Ora comincio, veh.
La verifica di inglese di oggi era una cosa assurda. Tipo che ci ha messo dentro tutti i vocaboli che non avevamo fatto. Tipo che nella comprensione del testo non si capivano nemmeno le domande, né tantomeno (mh, si scrive tutto attaccato?) il testo.
Continuo a ripetere "tipo". Alla zia non piace "tipo", o "boh", o "cioè" (che abbreviamo tipo c'è. Due in uno! Mamma mia, peggioro di giorno in giorno).
Devo cominciare la tredicesima puntata della terza stagione di Settimo Cielo. Mi sta prendendo, proprio un sacco.

Intanto che ci sono, vi metto un altro Selected Poem, della raccolta di Selected Poems, di Emily Dickinson. E' da stimare, quella donna.
Credo che il libro fosse di mia madre, perchè ha le pagine tutte ingiallite e il prezzo in lire.
Aluor, *sfoglia*:

Battlefield
They dropped like flakes, they dropped like stars,
 Like petals from a rose,
When suddenly across June
 A wind with fingers goes.

They perished in the seamless grass,
 No eye could find the place;
But God on his repealless list
 Can summon every face.

[Pagina 17; Selected Poems,
                 Emily Dickinson.]

Bella lì.

domenica 13 febbraio 2011

The heart asks pleasure first;

E me ne sto qua, ad aspettare che la voglia di fare latino mi salti addosso. Con una mela rossa in mano e il suo succo dolce tra le labbra e loro due che giocano a carte.
Voleva la rivincita, il piccolino. E' testardo, il piccolino. E vuole sapere tutto di tutti ed è curioso, curioso come me.
Quanto è vero che i bambini sono sinceri. Che non hanno peli sulla lingua.
"Giochi con me?"
Me l'ha chiesto prima, e io ho giocato con lui.
Ha sempre voglia di giocare, il piccolino. E salta per tutta la casa come una molla.
Dice cose assurde, fa domande imbarazzanti. Certe volte non lo sopporto.
Però il piccolino è sempre il piccolino, è sempre un tenero, dolce cuore.
Me lo tengo stretto, il piccolino, perchè Dio solo sa quanto gli voglio bene. A tutti e due.
Sì, a tutti e due, anche a quello che piccolino non è più.
Perchè sono i miei fratelli, e solo miei.
Guai a chi lo tocca.

E ora voglio fare una cosa.
Prendo la raccolta di poesie di Emily Dickinson, in inglese.
Lo apro a caso e vi leggo quello che c'è scritto.
Anzi, più che leggere, che non posso farlo da lontano, non riuscireste a sentirmi, ve lo metto qua, tutto bellino, ma voi immaginatevi la mia voce.
Come dite, non conoscete il suono della mia voce?
Beh, allora immaginatevela;

Experience.
I stepped from plank to plank
 So slow and cautiously;
The stars about my head I felt,
 About my feet the sea.

I knew not but the next
 Would be my final inch,
This gave me that precarious gait
 Some call experience.

[Pagina 41; Selected Poems,
                 Emily Dickinson.]

Quanto mi piace.

giovedì 10 febbraio 2011

#o2. Lista dei desideri

Ieri sera, dopo l'allenamento, ero coi piedi a mollo nell'acqua ghiacciata, una gomma da masticare blu (mi fa strano, "gomma da masticare". Non dico cicca come si dice qui da noi, perchè poi qualcuno pensa a "sigaretta", e non mi va che pensiate queste cose, anche perchè non fumo) che mi ha fatto la lingua blu, e il quadernetto degli appunti in mano.
Un po' ripassavo, un po' pensavo ed immergevo i miei pensieri in qualche bel posto, lontano dall'acqua fredda e dall'argomento di storia dell'arte che cercavo di farmi entrare in testa.
Che, cioè, storia dell'arte sarebbe anche interessante - forse - se le lezioni di questa prof non fossero così... Dio, sono terribili! Mi mettono un gran sonno addosso e non posso nemmeno deconcentrarmi perchè quello che dice lei non c'è scritto sul libro. Per questo scrivo e scrivo e scrivo per tutta l'ora, dato che quella non si ferma mai. E va così veloce! Alla fine dell'ora (che quando suona la campanella lei è ancora lì a spiegare) direi che la mia mano è ridotta a tipo, boh, un brandello di carne essiccata (e questa da dov'è uscita?).
Oggi, in più, verifica di francese. Dovrebbe essere andata bene. Se soltanto il mondo vorrà concerdermi questo favore, è chiaro.


A parte queste inutili chiacchiere, ho aggiunto un punto alla mia lista dei desideri, ovvero scrivere un libro.
Per scrivere un libro s'intende avere soprattutto idee geniali, un'ispirazione folgorante, qualcosa di originale da scrivere. Migliorare il mio stile di scrittura, buttare giù le idee, fare la stasura, pubblicare il libro e vedere scritte le lettere del mio nome una vicina all'altra, così belle, sulla copertina. Non sarebbe magnifico?
Credo proprio di non essere l'unica a voler fare una cosa simile, ma ce la metterò tutta, giuro. Scrivo e leggo da sempre; pensate che la prima volta che, il primo anno delle elementari, quando ci hanno dato in mano il nostro primo, sottilissimo librettino da leggere (avevamo appena imparato), io me ne sono rimasta tutto l'intervallo a leggerlo, a sfogliarlo, ad amarlo, mentre tutti i miei amici se ne stavano fuori a giocare.
Sì, accidenti, sono una sfigata da tampi immemori. Sapete quanto me ne frega, però?
I libri mi hanno insegnato molto, moltissimo. Tutto quello che so, o quasi, l'ho imparato da loro. E quando stavo male, quando ero triste, quando volevo fuggire, mi rifugiavo tra le pagine di un libro, e viaggiavo all'interno del racconto e affiancavo i protagonisti nelle loro avventure, perchè io di avventure non ne avevo, non come le volevo io.
Quello che voglio fare, è scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, per insegnare a chi leggerà. Voglio creare un posto segreto, intimo, in cui le persone possano rifugiarsi come ho fatto io, come faccio ancora. Come adoro fare da sempre.
Lunga vita ai libri, perchè, gente, sono una cosa splendida.
"Hai quattordici anni e passi le tue giornate a leggere?" Sì, qualche problema?

Mio padre, da piccola, mi diceva sempre: Non rovinare i libri, loro sono tuoi amici.
Ragazzi, quanto è vero.
Da un mese preciso su questi fogli virtuali,
Cherry

domenica 30 gennaio 2011

Trullalà

Partita di oggi vinta 3-0. Oh yeah.

Cherry:
1. In questi ultimi giorni sta leggendo Zia Mame, di Patrick Dennis
2. Ha deciso che le piacciono le sue sopracciglia, perchè sono come le vuole lei
3. Ha deciso che le piacciono i suoi occhi, che sono scuri come il caffè nero e hanno un bel taglio e sono profondi
4. Sta leggendo un sacco di Fan Fiction su EFP
5. E' uscita da poco dalla doccia e adesso profuma di shampoo ai fiori di Ninfea (così c'era scritto sulla confezione)
6. E' tutta dolorante e incazzata col ginocchio, che oggi l'ha fatta zoppicare
7. Sta per andare a mettersi la crema anti-infiammatoria sul fottuto ginocchio
8. Continua ad ascoltare la canzone Rolling in the deep, di Adele
9. Crede che Adele si legga "Adèle", alla francese, insomma
10. Ha un sonno da far paura e tra due minuti sarà sotto le coperte
11. Oggi ha fatto un sogno stranissimo
12. Questa notte vuole fare un sogno meraviglioso
13. Ha voglia di mangiare ciliegie
14. Vuole avere un ragazzo

Non per forza in quest'ordine.
Goodnight!

lunedì 24 gennaio 2011

Due settimane

Stamattina sul bus c'era un tizio che ha dato della puttana ad una ragazza nei sedili infondo. Non ho capito proprio bene che è successo, ma di sicuro niente di divertente.
Voglio vedere Marco, magari riesco a farmi coraggio e a parlargli.
Ho ripreso in mano ieri un libro che avevo abbandonato prima delle vacanze di Natale, ma, dato che me l'ha prestato una mia compagna di classe, non potrò tenerlo per l'eternità. Così mi sono fatta forza per finirlo. Fino ad un certo punto non mi è sembrato poi così brutto, però ora sono arrivata ad un pezzo in cui parla di battaglie tra fate e troll e ci mescola dentro un sacco di cose che non mi sta più piacendo come all'inizio. E come quando l'ho ripreso in mano.
Ah, tanto per farvelo sapere, il titolo è Wings ed è di Aprilynne Pike.

Non vedo più la donna con l'ombrello. Non so perchè. Forse sono troppo stanca; quando ero in vacanza non avevo mai sonno, e così anche quando ho ricominciato la scuola. Per questo me ne stavo per ore a fissare la finestra... però adesso mi addormento subito e non riesco più a vederla. Triste, eh?
La mia ex compagna di banco vuole lasciare la scuola. Dice che non ce la fa, che è troppo pesante. Mi mancherà, la mia ex compagna di banco. Abbiamo legato molto. Le voglio bene, alla mia ex compagna di banco.
Adesso il mio nuovo compagno di banco tenta di abbordare. Flirta. Mi dà abbastanza sui nervi, ma è bello sentirsi carina, per una volta che qualcuno te lo dimostra.
Sono andata avanti con la storia per il concorso. Sono più o meno alla metà e mi sento una BIG.
Se vi va, andate a fare un giro sul blog di Parbleu! http://pescefuordaria.blogspot.com/
E a voi VA, perchè lo dico io e basta.

Ah, ora sono due settimane che sto su Blogspot. Tanti auguri a me.