Allora. Mi sono fissata cogli Arctic Monkeys, che son bravi da far paura e mi piacciono un casino, e col verde. Però la mia stanza, verde, ancora non l'abbiamo fatta. E meno male che mia madre diceva sì, lo facciamo appena finisce l'estate, eh... abbelli, qua tra un po' pure l'inverno finisce.
Comunque. Ultimamente m'è tornata quell'infezione all'occhio, che boh, m'è diventato rosso e brucia (uno che stava in banco con me, quello dei graffiti: "Sei fatta solo per metà, ammettilo!").
Questi due giorni sono andata a scuola con la tracolla, non so bene perché. Poi oggi, quando tornavo a piedi dalla fermata dell'autobus con la sciarpa azzurra e le converse ai piedi e gli auricolari nelle orecchie e c'era fresco ma il cielo era limpido mi sentivo troppo figa, con quella tracolla. Giuro. Tipo protagonista di un video clip, o qualcosa del genere.
A dir la verità, però, di figo in me non c'è niente, soprattutto sulla mia faccia, in questi giorni. Dato che "sono fatta per metà" non posso mettere le lenti, e manco la matita e il mascara, che sono l'unica traccia di trucco che normalmente ho in faccia, ma ultimamente manco quello. Quindi ho quei fottuti occhiali e quelle fottute occhiaie sotto gli occhiali, abbastanza in evidenza, e quel fottuto punto rosso sulla punta del naso, e qualche fottuto brufolo che m'è spuntato sulla schiena per colpa del ciclo. Cioè, due palle. Quindi non sono sexy per una minchia, proprio; la mattina mi guardo allo specchio e mi faccio cagare, perciò alla fine non oso più specchiarmi e via, acchiappo la tracolla e l'iPod e corro giù per le scale e mi butto nell'aria fredda delle 7 meno 5 di una mattina di gennaio a caso per non arrivare in ritardo alla fottuta verifica di matematica della prima ora. Però insomma, è molto meglio dire fuckin' math's test.
Poi io e le ragazze avevamo pensato di andare in Inghilterra con le vacanze studio pure quest'estate, ma ancora non dico niente, nemmeno la meta, perché l'anno scorso dirlo ha portato sfiga, quindi ecco. E cazzo, non vedo l'ora di fare un altro viaggio come quello a Paignton! Dio, è stato pazzesco.
A parte questo, insomma, mi sono successe un sacco di cose, che però alla fine secondo me non vale la pena di scrivere. Cioè, le solite cose ordinarie della vita di una quindicenne, niente di così speciale: sono stata richiamata perché chiacchieravo, ho preso un 5 e mezzo in scienze e la prof m'ha chiesto come mai?, e io boh, ho detto proprio boh. Però ho comunque la media del 7, quindi scialla, soprattutto perché è il primo quadrimestre. Poi ultimamente piovono 8, sul serio, mi piovono tutti in testa e io non posso fare a meno di essere felice e accoglierli a braccia aperte, come fanno i bambini quando aprono la bocca mentre piove. Che poi, non so voi, ma l'8 è un numero così fenomenale da vedere sul proprio libretto!; insomma, non è un 10, certo, ma neanche un 6, cioè, non ti fai schifo né perché hai preso un voto troppo alto né perché ne hai preso uno mediocre. E pensavo che essere abbracciata da un otto, tutto così pieno di curve, dev'essere fantastico.
What else, what else... sì. Oggi, sempre mentre mi sentivo figa con la mia tracolla eccetera, ho visto un guantino bianco sul marciapiede. Non sono una di quelle che raccoglie il guantino e lo poggia da qualche altra parte, perché mi sembrerebbe brutto. Insomma, se è caduto lì lasciamolo lì, no? Magari l'hanno messo lì apposta, che ne sai tu? Poi è sempre bello immaginarsi come abbia fatto il guantino ad arrivare fino a lì. Magari c'era un bambino, sì, un bambino con una sciarpina bianca abbinata ai guantini bianchi, c'era questo marmocchietto che camminava sul marciapiede ed era appena uscito da scuola e sua madre era andata a prenderlo, gli aveva dato un bacio e lui aveva sorriso con pochi denti, e magari si era sentito orgoglioso di mostrare al mondo che gli erano caduti i denti da latte e ormai stava diventando grande; magari s'era messo a zompettare e sua madre l'aveva guardato, facendo attenzione che non si avvicinasse troppo alla strada. Poi, per come me la sono immaginata io, la mamma era una di quelle cicciottelle che preparano le torte di mele, e pure il bimbo era bello tondo. Ma comunque, poi, magari, sempre per come me la sono immaginata io, la mamma s'era ricordata che doveva levare la teglia con la torta di mele dal forno, altrimenti si sarebbe bruciata - per come me la sono immaginata io, la mamma era anche una di quelle un po' sbadate che si dimenticano le cose nel forno -, e allora aveva acciuffato il marmocchietto, che s'era messo a frignare, e l'aveva tirato verso la macchina, ché le mamme cicciottelle che preparano le torte di mele e se le dimenticano nel forno secondo me vanno sempre in giro in macchina e poi non ricordano mai dove hanno posato le chiavi. Poi magari qualcuno aveva chiamato la mamma al telefono, lei non c'aveva fatto caso, e al bimbetto piagnucolante con la sciarpa e i guantini abbinati era scivolato uno dei guantini, appunto, e quando erano arrivati a casa, dopo aver mangiato la torta di mele col papà, che era appena tornato dall'officina - per come me la sono immaginata io, il papà era uno di quelli allampati, alti e con un po' di ciccia, magari pure col riporto e una pipa in mano - avevano scoperto di averne perso uno, solo che cominciava a far buio e la mamma non trovava più le chiavi della macchina, appunto, perché era una di quelle che lasciavano le chiavi in giro per casa e poi non le trovavano più per un pezzo (proprio come fa mia madre), e allora non se n'era più fatto niente, mi capite, non c'era proprio più tempo, e poi la mamma doveva cominciare a scongelare il pollo, ché quella sera avevano ospiti i suoi genitori e lei voleva preparare un gran bell'arrosto, e aveva anche pensato di lasciare ai nonni del marmocchio tutto tondo una fetta di torta alle mele.
Che poi, a parte questa bella storiella che non so manco come m'è uscita dal cervello, avete presente le scarpe che si trovano per strada? Ecco, quelle come fanno a caderti? Insomma, spiegatemelo. Cioè, tu giri un angolo e ti trovi di fronte uno scarponcino così, tutto solo, in mezzo a tutto quel cemento, che un po' ti senti pure triste per lui. Forse il proprietario dello scarponcino s'era rotto le palle, proprio, non gli andava più a genio, lo scarponcino, e l'aveva lasciato così, in mezzo alla strada. O magari c'era questo tizio, un intelligentone, che s'era messo bello comodo a dormire in macchina coi piedi fuori dal finestrino, e manco se n'era accorto, che gli volava giù la scarpa. Insomma, tutto può essere. Può essere anche che il proprietario dello scarponcino fosse il nonno del bimbetto con i guantini bianchi, che quando era arrivato a casa loro era tutto imbronciato e s'era mangiato di fretta l'arrosto e aveva fatto pure il bis, poi tutti gli avevano chiesto cos'avesse e lui aveva raccontato tutta la storia di lui coi piedi fuori dal finestrino, magari l'aveva fatto un po' in imbarazzo, e alla fine c'avevano riso tutti sopra, lui, la nonna, la figlia, il marmocchio e il padre del marmocchio che si fumava una pipa e s'aggiustava il riporto.
Che poi insomma, non è fantastico pensare a quante storie potrebbero venir fuori da un semplice guantino perso in mezzo al marciapiede? E' assolutamente fenomenale. E' per questo che non tocco mai le cose che qualcuno ha perso in mezzo al marciapiede: magari un giorno uno scrittore bravo, che sa far cantare le parole, ci scriverà sopra una bella storia, che ne sai. E saranno famosi pure il guantino e lo scarponcino, e forse si sentiranno pure un po' meno soli, perché qualcuno ha finalmente pensato a loro, che ne sai?
Cherry
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