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venerdì 4 maggio 2012

Facciamo finta di essere persone serie, oh sì.

Più passa il tempo, più mi accorgo quanto liceo e scuola media appartengano a due mondi diversi.
L'ambiente e le persone sono completamente diverse, ma okay, si ritiene che la gente, almeno un po', cresca, no? Ma a parte questo, è tutta un'altra cosa.
Se sei brava e i prof capiscono che hai un cervello, ritieniti fottuta, perché non ci saranno "brava" per te, perché vorranno sempre di più, sempre di più; perché nessuno ti incoraggia; perché se farai un'interrogazione da sette ti metteranno sei, magari come quello che non studia mai, e ti roderai il fegato per giorni e giorni; perché loro ti diranno "da te mi aspetto di più", perché non ti faranno complimenti, perché continueranno a fare in modo che il tuo potenziale sia spinto ai massimi livelli; perché tu ti ammazzerai di studio e non sarà mai abbastanza (mentre per altri ragazzi sarà già "più che buono").
Quando ero alle medie ero quella sempre elogiata dai professori, quella da prendere in esempio, quella che veniva riempita di complimenti, quella che prendeva sempre voti alti (e tra l'altro è stata una cosa sbagliata, da parte loro, perché immagino che i miei compagni mi abbiano ritenuta odiosa in più di un caso anche se non avevo fatto nulla).
Cominciato il liceo è stata una faticaccia (e lo è tutt'ora), perché i nuovi prof mi avevano inquadrata (conseguenze? Tutto ciò elencato qualche riga più sopra). Ovviamente c'era e c'è molto, ma molto di più da studiare (alle medie in pratica non facevo un cazzo e me la cavavo più che bene), da metterti in gioco, da dimostrare quello di cui sei capace, anche perché il liceo, comunque, in ogni caso, ti spinge a livelli superiori e non si accontenta. Aggiungiamoci pure il fatto che io abbia dei prof che si tengono bassi di voti, e siamo a cavallo.
Comunque, tenendo conto di avere medie più che dignitose in ogni materia, mi sono toccati pure i miei 5. Ma sapete cosa? Ci sta; è giusto. Perché mi sono resa conto che, a prendere sempre 9 e 10 (che ora mi sogno, proprio) come ci abituano alle medie, non si va da nessuna parte. Ché le insufficienze fanno capire che tutti, tutti, possiamo crollare; che non ci sono solo soddisfazioni, nella vita; che le belle cose bisogna conquistarsele; che ci sono alti e bassi, sempre e comunque; che bisogna imparare a rimediare.
Ora, io sto sempre a lamentarmi, ma devo anche dire che la scuola è davvero una preparazione per la vita dei grandi là fuori. Credo anche che mi stia facendo crescere e maturare molto, e mi fa ragionare sulle cose, e mi fa capire come farmi un'idea mia.
Cioè, diciamocela tutta: per quanto gli altri possano dire di tenerci, alla nostra istruzione, al nostro futuro, siamo noi quelli che devono fare in modo che le cose funzionino.
Solo qualche anno fa ero convinta che ai professori, alla gente, importasse davvero il mio rendimento scolastico. E per questo mi impegnavo tanto, e non volevo deludere nessuno. Cosa ho capito? Che non è affatto vero. Alla fine, sapete cosa?, la scuola, questa fottuta scuola che non facciamo altro che insultare, resterà solo un ricordo, un giorno, sarà lontana, solo una manciata di anni, e magari ci chiederemo perché ci fossimo fatti tutti quei problemi sull'andare per forza bene (io me lo chiedo ora, ripensando alle elementari, per esempio). La scuola è importante, sì, ma non poi così tanto. 
Alla fine siamo noi che dobbiamo renderci importanti, e rendere importante quello che facciamo e che pensiamo.

Occazzo, non avrei mai pensato di dire qualcosa di positivo sulla scuola. E sì, dopo tutte queste belle parole ora avrei voglia di buttarmi da un ponte se penso alla settimana disastrosa che mi aspetta: verifica di italiano, latino (ultimissima versione della mia vita, what a fuck yeah), storia dell'arte, matematica, interrogazione di storia, scienze, latino (ultima interrogazione, che bellezza) e vai con l'ultima ECDL dell'anno.

giovedì 19 aprile 2012

Ultimamente faccio parte di quella categoria di persone chiamata: i rifiuti della società.

Probabilmente è il tempo, a mettermi questa malinconia. Rispondo male alla gente e non mi va che mi chiedano come sto, anche perché non saprei rispondere.
Oggi c'è stata un'uscita scolastica alla redazione di un quotidiano, ed è stato molto interessante. Poi con G., R. e Fede S. siamo andate ad un centro commerciale a mangiare, poi siamo andate in biblioteca. Fede S. con la sua tessera (io lì non sono ancora iscritta, anche se penso lo farò presto) mi ha preso due libri, che sono l'Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters e Caro Nessuno, di Berlie Doherty. Nella mia lista ci sono anche Il ritratto di Dorian Gray, da finire la biografia di Jobs e della Joplin, Questa storia, di Baricco, Il profumo delle foglie di limone, di Clara Sànchez, che mi ha regalato la mamma di M., Blue e un paio di altri che al momento non mi vengono in mente. Tra le mie letture più recenti ci sono Da qui vedo la luna, L'educazione delle fanciulle (scritto a quattro mani dalla Littizzetto - è una grande, quella donna, stima profonda - e Franca Valeri), I pesci non chiudono gli occhi e i quattro libri della saga Quattro amiche e un paio di jeans (anche Il Passaggio, ma quello non è più tanto recente). Poi avevo intenzione di vedere se in biblioteca hanno un libro di poesie di Saba, magari prendere qualcosa di Leopardi, e cercare Rivoluzione n° 9 di Muccino.
Vabbè, comunque. Quando sono tornata a casa mi sono messa a leggere, e alla fine m'è venuto sonno. Ho guardato fuori dalla finestra ed era tutto grigio e non avevo voglia di fare niente, così mi sono messa a dormire con gli Scorpions nelle orecchie e quando mi sono svegliata erano passate un paio d'ore e mio fratello era tornato da scuola. Ho mangiato una ciotola di cereali col latte e l'ultima fetta di pan carrè con la Nutella. Ancora non avevo voglia di fare niente; così, continuando a ripetermi che tra poco sarei andata a studiare per la verifica di inglese per domani, ho guardato alla tele i videoclip delle canzoni che davano e mi sono segnata un po' di titoli. Sono andata avanti a leggere, poi è arrivato mio padre e abbiamo mangiato la pizza io e lui e basta mentre guardavamo il telegiornale. Continuava a dire che i nostri politici sono tutti dei ladri e io lo lasciavo parlare.
Alla fine per le sette mi sono decisa ad andare a studiare, ma domani non so come andrà.
Davvero, non mi va più né di studiare né altro. Non capisco nemmeno che cos'ho, ma mi sento stanca, stanchissima, vecchia. Con le ossa rotte e tutto il resto, solo che domani mattina dovrò rimettermi in piedi e uscire di casa per vedere le stesse facce di sempre e fare le cose di sempre. Certe volte mi viene voglia di scappare e lasciare questa monotonia e noleggiare un camper o girare l'Australia in bicicletta o fare immersioni nella Barriera Corallina e semplicemente andarmene, correre via. Magari potrei chiedere a L. di venire con me, che oggi l'ho incrociata in metro e mi sembrava un po' strana.
Poi in questi giorni ho fatto poco e niente; ieri mi sono guardata Number 23 (che è strainquietante ma mi è piaciuto un sacco) su Youtube - Cristo, ora che non c'è più Megavideo la mia vita ha perso il senso, se mai ne abbia avuto uno -, con Jim Carrey, e i pomeriggi prima ho scritto e pensato un sacco, stesa sul letto, a guardare la pioggia e gli alberi di fronte alla mia finestra che ormai sono diventati belli verdi ondeggiare - è assurdo pensare che li ho visti trasformarsi, dall'autunno, che erano tutti rossi e gialli, poi l'inverno, che erano spogli e nudi come modelle scheletriche, e poi ora, che è tutto pieno di fiori - e quando è uscito il sole sono andata sul terrazzo ad abbozzare qualche poesia e guardare la gente che cammina e stare con la felpa e sotto il pigiama e Pulce che veniva a sedersi di fianco a me coi biscotti e il latte a cercare di leggere quello che scrivevo.

lunedì 16 aprile 2012

Quando ci si chiede come facciamo ad essere ancora mentalmente sani

Ora che sono esattamente di fronte alla cattedra, che tra un po' vado pure in braccio al prof di turno - che orrore! -, vedo i sopracitati personaggi in modo diverso. Più nitido. Una specie di incontro ravvicinato del terzo tipo, ecco.
C'è la prof di inglese che c'ha un canino orripilante, che praticamente è orizzontale. I denti di quasi tutti i prof sono inguardabili; vanno da quelli deformi, a quelli da fumatori accaniti (ma proprio che c'hanno il fumo pure sotto le ascelle), a quelli seghettati a quelli tipo da topo, e per finire quelle dentature a cui mancano quattro denti di fila, tra molari e premolari. Cristo!
Poi ognuno ha la sua stranezza: c'è quello di mate che è fissato coi gessetti colorati, e ci mette secoli prima di decidere quale usare per colorare come un bravo pittore le figure geometriche che ci disegna alla lavagna; quello di italiano e latino che ha due narici tante, che secondo la teoria mia e di G. potrebbe mettersi a fare l'aspirapolvere per i tavoli; quella di francese che sembra la mattina, per aggiungere un po' di brio alla giornata, si vesta con una benda sugli occhi, tanto gli accostamenti che fa sono da pugno nell'occhio; quella di inglese che c'ha una frangia unta e bisunta ai massimi livelli; quella di francese madrelingua ha una specie di enorme foruncolo sulla guancia; quello di storia e geografia puzza di fumo di sigaretta manco una ciminiera; quello di inglese madrelingua è rosso rosso coi capelli gialli - non biondi, gialli, quel giallo vomitino di gallina -; quella di storia dell'arte è una figura alquanto inquietante, devo dire, anche perché sembra sempre che risorga dall'aldilà per venire apposta a farci lezione (tra l'altro spiega a macchinetta, della serie che non facciamo nemmeno in tempo ad entrare nell'aula di arte che lei è già partita in quarta) e parla con una voce inudibile (mi chiedo perché non si porti più il suo microfono che usava all'inizio dell'anno - o forse era l'anno scorso?); quella  di informatica a cui si vedono reggiseni, perizomi e ha tette e chiappe all'aria; quella di scienze che sembra un topino (lei però è una bella donna, i miei compagni di classe, arrapati come sono, le sbavano dietro e ci fantasticano sopra); quella di religione fa la burlona ma tanto burlona non è; quella di diritto c'ha sempre il raffreddore, 365 giorni l'anno, coi suoi capelli vaporosi e un chilo di mascara e il rossetto rosa shocking.
Ora che ho portato a termine questa accurata documentazione sugli esemplari adulti che popolano la nostra classe tutti i fottuti giorni della settimana, direi che posso anche andare a dormire, che sono stanca morta.

sabato 14 aprile 2012

Cervelli fritti e voglia zero.

A parte friggermi il cervello guardando su internet le puntate quel nuovo telefilm di Mtv per cui G. mi ha assillata per giorni e giorni, ovvero Diario di una nerd superstar, che è divertente e mi piace, la giornata di oggi è stata da spararsi un colpo.
La notizia positiva è che ho preso 7 in matematica, ed è stato uno dei voti più alti, dato che ci sono state solo qualcosa come 5 sufficienze.
Le notizie negative sono di più. Numero uno, il prof di mate ha cambiato i posti e mi ha messo in prima fila; non semplicemente in prima fila, ma proprio di fronte alla cattedra. Questo vuol dire che non potrò più masticare cicche durante le lezioni senza essere beccata, non potrò più copiare, scrivere sul banco, distrarmi e dovrò fare sempre tutti i compiti altrimenti ciao.
Numero due, ho un sonno mortale. Mia mamma dice che è la primavera, anche se piove.
E questo ci porta al punto numero tre, ovvero che per colpa della pioggia non sono potuta uscire. 
Numero quattro, m'è spuntato una specie di mini foruncolo sotto le ciglia della palpebra sopra dell'occhio sinistro. La parte migliore del fatto è che non si vede, quella peggiore è che dà fastidio. Mi sono rotta le palle di avere infiammazioni e roba così agli occhi, perché sono le cose che più sono fastidiose. E poi devo mettere gli occhiali e i miei compagni di classe mi chiedono se sono fatta perché ho i bulbi arrossati. Secondo Fede S. (che tra l'altro è in Egitto a prendere il sole, beata lei) è colpa della matita strascadente che uso, presa ad un negozietto squallido del centro commerciale. Così lei me ne ha regalata una delle sue, e ho deciso che butterò quella che mi provoca 'ste cose e un mucchio di rotture, anche perché nell'ultimo anno mi si saranno irritati gli occhi (prima il destro, poi il sinistro, poi di nuovo il destro; almeno non mi capitano tutti e due insieme, mi consolo con questo) 3 volte. Più una volta l'anno scorso.
Poi mancano qualcosa come due mesi, e forse meno, alla fine della scuola. Non credo riuscirò a reggere. In classe stanno cominciando i conti alla rovescia e le frasi come "Che palle, quanti giorni mancano?" aumentano di numero, anche se c'è qualcuno che dice così pure ai primi di ottobre. Nessuno ha più sbatti, e siamo tutti sempre a lamentarci; non oso pensare all'anno prossimo. Terza liceo, che storia. Sarà una faticaccia della misera, ce lo ha detto oggi il prof di mate, che prima di consegnare le verifiche fa sempre dei discorsi assurdi, degni di quelli del Presidente degli USA, eccheddiamine. E' andato avanti per un quarto d'ora a parlare e parlare, e la solfa era sempre quella: Premieremo solo chi se lo merita, che la terza superiore è la più dura dei cinque anni, quindi impegno, impegno, che anche se manca poco non bisogna buttare la spugna... Il bello è che ce lo ripetono tutti gli insegnanti, dalla prima elementare o quasi.
Per i prof, manca sempre poco, anche se si è a febbraio.
Per gli studenti, un paio di mesi, o anche una manciata di settimane, sono l'inferno.

C.

p.s. Per la serie: vittorie personali.
"Cazzo, ti ha mangiata con gli occhi!"
Io: *yessss*

sabato 7 aprile 2012

Oggi eravamo al parco

Sdraiati uno vicino all'altro a pancia in su, a guardare il cielo, col sole sulla faccia, a passarci la bottiglia quasi vuota di vodka alla pesca per berla a piccoli sorsi. Eravamo non tanti, non tutti, ma abbastanza. Mi piace uscire con loro.
Ed ecco, eravamo lì così e io pensavo a quanto è bello essere giovani e fare cose belle come uscire, sdraiarci uno vicino all'altro sul prato, bere a piccoli sorsi e sentire l'alcol che scende giù per la gola e scalda il petto e sembra ti scorra nel sangue fino alla punta delle dita, stare col sole in faccia e sorridersi e conoscersi ancora di più, sempre di più.
Penso a quando saremo vecchi, e se non vecchi comunque meno giovani di ora, e non potremo fare un sacco di cose, ci verranno le rughe e avremo un sacco di ciccia che ci colerà dalle ossa. Allora al pomeriggio, quando con l'autobus sono scesa alla fermata del centro commerciale e lì ho raggiunto mia mamma coi miei fratelli, mi sono presa una crepe alla Nutella senza farmi troppi problemi per i brufoli, perché, come mi ha detto L., "almeno quelli con un po' di fondotinta li copri, i chili in più no". Dato che per non so quale strano scherzo della natura il mio metabolismo smaltisce tutto alla velocità della luce, ho deciso che non mi farò problemi sui brufoli, per quanto orripilanti possano essere, e mi godrò la mia adolescenza riempiendomi di schifezze come bisogna fare a quest'età.
Poi pensavo anche che, insomma, uno potrebbe morire in qualsiasi momento. Potresti uscire di casa ed essere preso in pieno da una macchina, o stroncato da un fulmine o da un infarto. Potrebbe caderti una tegola in testa. Potresti scivolare sul pavimento bagnato mentre esci dalla doccia e picchiare la crapa, che ne sai. E' così assurdo, che una vita, pum, si fermi da un momento all'altro.
Ultimamente non sono più così presa dall'idea di avere un ragazzo. Nel mio giardino zen personale, passo il rastrellino sulla sabbia e mi ripeto che quando sarà tempo, arriverà. Ogni cosa arriva a suo tempo, alla fine, no? Certe volte mi esce una pazienza da non crederci, roba che a conoscermi tanto bene mi sembra stranissimo. Anche il mio prof di italiano dice che secondo lui non sono una con tanta pazienza; io non gli ho dato una risposta, ma nella mia testa mi chiedevo come diavolo faccia quell'uomo ad azzeccarci sempre, con le persone. Certe volte mi preoccupa.

RedCherry

sabato 31 marzo 2012

Settimane da incubo

A scuola ci stanno massacrando, e io dico, siamo solo a marzo, che due palle. Tutti a lamentarsi; avete notato che la gente cerca sempre qualcosa da ridire? Sempre contrariati a qualcosa, a sbuffare eccetera.
Ho avuto un'infinità di verifiche e interrogazioni, e già mi sono rotta. Voglio l'estate, il concerto del Boss, l'Inghilterra.
Mercoledì io, C. e Fede S. andiamo ad una festa. Con C. (ci siamo legate molto, ultimamente, usciamo insieme in centro e andiamo al cinema solo noi due) ho comprato un vestito bianco (la festa è a tema Black&White, fighissimo). Voglio conoscere qualcuno di interessante. Sono stanca da morirci. E' iniziata la primavera e, al posto di uscire dal letargo come gli altri animali, vorrei andarci. Ora.
Mi stanno crescendo le tette. Roba da non crederci. Di punto in bianco, poi; cioè, all'inizio mica me n'ero accorta. Poi un paio di giorni fa mi sono guardata allo specchio e cazzo, sono più grandi (what a fuck yeah). Madre Natura non mi ha dimenticata, allora, donando al resto della famiglia (soprattuto dalla parte di mio padre, checcavolo) delle bocce così. Ora mi sento realizzata e devo condividere questo fatto col resto del mondo, perdonate il mio egocentrismo. Che poi scusate, se uno apre un blog molto probabilmente parlerà di sé, no? Cavolo, quindi in pratica ce la tiriamo tutti in un modo assurdo.
Giovedì all'ultima ora ho consegnato la poesia in uno degli uffici della scuola, e l'ha presa una prof di tedesco simpaticissima, che tra l'altro non avevo mai visto. Allora la consegno, lei mi chiede se ne sono soddisfatta, cominciamo a parlare (se qualcuno mi dà il via libera, non mi tiro certo indietro), le racconto del Marocco, perché vuole assolutamente saperne qualcosa; lei mi racconta della Germania, dove ha vissuto per più di dieci anni e continuiamo e continuiamo. Tra l'altro è una tipa molto particolare, sia come modo di fare e porsi, che come modo di vestire.
Dopo tipo venti minuti che stavamo lì:
- Ah, ma... tu ora cosa avresti? Buca? -
- In realtà ci sarebbe educazione fisica... -
- 'Sti cazzi, facciamo educazione mentale. -
Mi prende una sedia, ne prende una anche lei, e ci sediamo una davanti all'altra. Ricominciamo a parlare. Mi racconta qualcosa della Seconda Guerra Mondiale, di come stavano le cose in Germania in quel periodo. Le faccio un bel po' di domande su come vivono ora i giovani i fatti della Shoah. Parliamo. Parliamo. Di film e di libri. E' troppo una grande. Mi fa una frase fatta di "ma che cazzo, loro non hanno un cazzo da dare!".
Poi alla fine delle lezioni, io che ho balzato tutta l'ultima ora, lei che mi saluta. Mi dice che è stato un piacere conoscermi, le dico che è stato un piacere parlare con lei. Mi dice di venirla a trovare, e lo farò di sicuro.
Insomma, non si vedono dappertutto adulti di questo genere, e ha saputo rendere le spiegazioni interessanti, non noiose come gli altri prof. Da grande vorrei diventare un po' come lei.

Cherry

sabato 4 febbraio 2012

You're not gonna understand

Okay, sto cercando il più possibile di attenermi al mio proposito, quello di postare più spesso, ma non è facilissimo.
Questa settimana il martedì eravamo a quell'incontro col sopravvissuto ai campi di concentramento, come già scritto qualche post fa; mercoledì, giovedì e venerdì abbiamo avuto autogestione. (pure martedì, a dire il vero, ma non eravamo a scuola). Ho partecipato tutti e 3 i giorni, è personalmente l'ho considerata un'esperienza da ripetere. Davvero un mucchio di cose interessanti; ho seguito un corso sull'omosessualità, dove c'erano dei ragazzi di un'associazione che ci hanno parlato delle loro esperienze (pure loro omosessuali), dell'integrazione di omosessuali, bisessuali, transessuali eccetera nella società, di come vengono considerati, delle storie che hanno alle spalle e un sacco di altre robe. Poi ho seguito un corso sulla condizione dei detenuti nelle carceri; uno sulla fotografia (molto bello); uno sulle cosiddette "maschere sociali", con un dibattito e scambio di esperienze personali sull'integrazione del singolo in una società caotica e conformista eccetera eccetera; un corso dedicato all'11 settembre, dove abbiamo visto un documentario e un prof della scuola ci ha parlato di possibili complotti da parte del Governo americano e tutta una serie di cose che comunque ci ha fatti ragionare tutti molto, e ci ha fatto venire pure un bel po' di dubbi sulle storie che probabilmente la gente s'inventa per nascondere la realtà.
Invece, settimana prossima, partiamo per Roma (sì, sono gasata)! Partenza il mercoledì mattina, ritorno al sabato sera. Treno. Camere da 4. Roma. Tutta la classe. Roma. Cazzo!
Poi probabilmente a quel concerto dei Simple Plan non ci vado più, causa forze maggiori.
Fede S. vuole farsi le punte blu, e probabilmente otterrà quello che vuole, perché è una che ottiene spesso quello che vuole.
Domani pomeriggio vado da G. Si fa la tinta rossa ai capelli e io la sosterrò moralmente. A proposito di G., un paio di giorni fa non avevo le chiavi e non c'era nessuno a casa, e così lei mi ha ospitata. Ormai praticamente vivo in pianta fissa a casa sua, ma tralasciamo. Dicevo, a proposito di G.: abbiamo parlato per 3 ore (non scherzo) di fila. Senza mai fermarci. Perlopiù discorsi seri (e, tra noi due, i discorsi seri non reggono praticamente mai, perché facciamo sempre le stupide e non facciamo altro che ridere e sfotterci affettuosamente a vicenda). Cioè, è stato fenomenale. Lei stava seduta sulla scrivania della sua camera, io sulla sua sedia girevole a giocherellare con i laccetti di quelle sue pantofole obbrobriose (glielo dico sempre, ma lei sostiene il contrario) che penzolavano dalla scrivania come le sue gambe. Se una delle due fosse stata un ragazzo, probabilmente avrebbero creduto ci scambiassimo effusioni amorose, ma chissene, voglio dire.
Vorrei farmi un altro piercing all'orecchio, ma i miei non cedono. Quando avrò diciotto anni, me ne farò almeno due, e potrò firmarmi tutte le giustifiche per le assenze che voglio, alla faccia loro, che voglio tenermi sotto controllo. Cherry non si tiene sotto controllo, miei cari.
Oggi ho avuto una partita. Mi sono sfracellata le dita, una ragazza m'è caduta sulla gamba mentre c'eravamo buttate tutte e due sulla palla, e m'ha fatto un male cane. Non avevo più fiato, credevo che le ginocchia avrebbero ceduto da un momento all'altro. Tra l'altro, abbiamo pure perso.
Estratto del diario cartaceo della sottoscritta: Punti deboli: ho questa spiacevole tendenza a dimenticare i nomi, soprattutto quelli dei personaggi di libri, film, o serie televisive, e la cosa è alquanto irritante.
Continuo a scrivere poesie. Dalla prosa mi sto prendendo una sottospecie di pausa, ma ho una di quelle paure insensate che ti colgono all'improvviso, ovvero quella di non saper più scrivere in prosa. Non voglio abbandonare la scrittura, e credo non lo farò mai, anche perché è una cosa che mi aiuta. Ma sono una di quelle persone fottutamente perfezioniste, della serie che se non hanno un'idea ben precisa in testa non si muovono di un millimetro. Poi magari ce l'hanno ma non le convince troppo, quest'idea, e allora non si muovono lo stesso di un millimetro. Non capisco perché io debba sempre pensare e pensare fino a trovare una storia. Perché non posso semplicemente lasciarmi guidare dalla penna e dal cuore? E' una di quelle cose che tutti dicono, del tipo Sì, mi sono lasciata trasportare, ho scritto così come veniva. Io mi sa che non la so fare, 'sta cosa. Io quando scrivo di getto poi rileggo tutto e correggo e riscrivo, e considero ogni singola parola come qualcosa di unico e importante, qualcosa che deve combaciare col resto per essere bello e piacere a me e agli altri. Scrivo sempre come se dovessi farmi pubblicare un racconto, solo che non ne capisco il motivo. Probabilmente prendo le cose troppo seriamente, ma non so cosa pensare. Non mi piace questo mio modo di essere. Vorrei essere più passionale, non so, in questo campo. Lo scrivere mi manca, però, e credo riprenderò presto. Quando sarò pronta, e la mia mano anche.
Mi mancano, i nonni.

Cherry

martedì 31 gennaio 2012

Blowing in the wind

Fa freddo e nevica. Nevica, cazzo, halleluja! Ero fuori e tornavo da quell'incontro al Conservatorio con il sopravvisuto ai campi di concentramento (è stato emozionante e commovente, ma per davvero. E' assurdo pensare che ci sia qualcuno di ancora vivo che abbia vissuto l'esperienza. E' assurdo pensare a quanto tutta quella orribile storia sia vicina ai nostri giorni), stavo con G. in autobus, con la testa poggiata sulla sua spalla, come faccio spesso, e lei, sbuffando, dice che nevica, e io sono tutta felice e decido di scendere alla fermata della piazza anziché alla solita; quando sono scesa era tutto appena appena bianco, quasi qualcuno avesse lanciato a terra delle manciate di farina. Poi giacca e sciarpa e capelli si sono riempiti di minuscoli fiocchi di neve, quelli che sentivo appena a contatto con la pelle, della serie che non facevano in tempo a sfiorarmi e già mi s'erano sciolti sulle guance.
Ho deciso di ripararmi in biblioteca, e così ho fatto. Mi sono messa a leggere mentre fuori fioccava, ed è stato bello ritornare a leggere col silenzio attorno, come capita sempre in biblioteca, del resto. Mi sono capitati tra le mani dei libri che ho letto da ragazzina (sì, ora sembra che faccio la donna vissuta, ma ero davvero una ragazzina, e mi piace pensare di non esserlo più, anche se non so se sia giusto), e un po' mi ha fatto impressione, come cosa. Insomma, bei ricordi legati a belle storie, belle emozioni e bei giorni rintanata in biblioteca, tutta sola, a divorare pagine e pagine, scomparendo all'improvviso dal mondo.
Comunque poi sono andata alla visita oculistica, e c'erano tutti quei cartelloni che ti fanno credere di essere malata terminale anche per una semplice congiuntivite, che ti fanno un'infinito elenco di virus e batteri schifosi che si potrebbero depositare sul tuo occhio e fartelo scoppiare, che ne so. Sarebbe davvero disgustoso, un occhio che ti esplode, no? A parte questo, mi s'è abbassata di pochissimo la vista, proprio un cicinin, insomma. Tipo 0, 25 o roba così.
A parte questo, mi sto rendendo conto che mi era mancato scrivere quassù. Aggiungo un proposito alla lista dei propositi dell'anno, ossia: postare più spesso, che vi piaccia o no.
Poi stamattina mi sentivo uno schifo, avevo proprio una faccia pietosa; ma poi mi son fatta la mezza coda e mi son guardata le gambe e non ero neanche troppo male.
Il punto è che la mia presunta bellezza va a giorni, almeno per me. Certe volte non riesco a guardarmi allo specchio e simili; altre mi sento carina, sì, coi capelli così o con quella maglietta grigia. Una roba che spesso non mi piace di me sono le gambe. Non sono affatto sexy. Non le trovo sexy per niente. G. mi dice sempre che pagherebbe, per delle gambe come le mie (e, se volete saperla tutta, non è l'unica); che c'ho il fisico da modella e cazzate varie. Il punto è che ci credo, anzi, sono abbastanza sicura che sia così, oggettivamente, perché sono slanciata e sottile, della serie fisico da ballerina, con le dita lunghe da pianista e il collo da cigno e le gambe lunghe e muscolose. Però non mi piace, giuro. E, ve lo posso garantire, non sono una di quelle che dice "Ma nooo, sono COSì brutta e grassa" per farsi sentir dire che non è vero. Se qualcuno mi fa un complimento rispondo grazie, mica "ma che diciiii, tesoro, sono orribile!". Per l'amor del cielo, no!, sono la prima. Certe volte mi sento davvero da buttar via, per tutta una serie di motivi; uno dei principali è che scarseggiano le curve, e la cosa mi sta sulle palle in una maniera assurda. Non mi piacciono le anoressiche, preferisco di gran lunga le donne formose. Vorrei essere una di quelle, una ragazza con un bel seno, non dico una quarta, ma una bella terza sarebbe già meglio di una seconda neanche piena. Mi piacciono le donne che amano il loro corpo anche se non sono magrissime, mi piacciono le donne che ci si sanno muovere bene, nel loro corpo. E quando dico "formose" non mi riferisco solo al seno; parlo anche di fianchi e gambe, non dico tipo salsicciotti, ma normali, femminili, di quelle che vengono inquadrate nei film. Non mi piace essere così magra, non mi piacciono quelle tipo secche secche.
Poi la zia (e tutti quelli con cui mi sono lamentata) mi dicono di smetterla, che un corpo così non ritorna, che devo approfittarne, che poi quando invecchio ingrasso, come tutte. Non voglio essere una balena, per la miseria, solo con un vero corpo da donna. Femminile, bello, tondo, pieno, come dovrebbe essere. E okay, ho quindici anni, c'è tutto il tempo eccetera eccetera, ma la cosa mi irrita comunque, non posso farci nada de nada.
Pensandoci, il punto vero e proprio non è il mio corpo da grissino, ma il fatto che io non mi ci senta completamente bene dentro. Ecco. Una dovrebbe sentirsi bella al cento per cento, per essere in pace con se stessa. Poi, se una si ama, tutti la amano, ed è bello quando la gente ti ama. Sì, probabilmente è così. Mi sento un po' goffa, se devo essere completamente franca, poi aggiungiamoci pure il fatto che sto crescendo in altezza e siamo al top.
Certe volte, invece, mi sento carina. Mi vedo carina, proprio; mi sento di avere un bel corpo e un bel viso e quei giorni sì, quei giorni sono splendidi perché sembra che qualcosa sia cambiato, che la gente ti guardi con occhi diversi e ti senti bella, no, di più, n'a gnocca, proprio, e pensi di piacere alla gente e sono quei giorni, così rari e splendenti, che nel tuo copo ti senti da favola e ci cammini dentro bene; sono quei giorni, quando la mattina ti alzi e t'infili il tuo corpo, op, e ci sei dentro tutta, che senti di poter andare ovunque. E quei giorni, di solito, non hai il ciclo, i brufoli non si vedono, i capelli ti stanno a posto come li vuoi tu, ti sei fatta una ceretta completa, ti guardi le gambe e ti senti uno schianto, ti guardi le tette e ti senti uno schianto... poi scopri che è domenica e che te ne starai tutto il giorno da sola, nessuno ti guarderà a parte i tuoi genitori, i tuoi fratelli ed eventuali vicini spioni e ti cadrà addosso un mondo, proprio; ti metterai in un angolo a fare la foreveralone e a dire che sarai una gattara, nessuno ti vorrà mai, sarai sola per il resto della vita e tutte quelle stronzate, poi arriva la mamma e ti dice tesoro, sei splendida, meravigliosa, per me lo sarai sempre, troverai qualcuno di speciale, è solo lì che ti aspetta, sul serio; avrai dei figli bellissimi. Poi la mamma ti offrirà una scodella di gelato e ve la mangerete insieme guardando un film drammatico.
(E comunque no, 'ste cose mia madre non me le ha mai dette, non mi ha mai offerto il gelato davanti ad un film drammatico; ora mi sta gridando di andare a dormire, se volete saperlo. Ma le mamme sono mamme, le mamme sono donne, e io a mia mamma voglio bene lo stesso).
E comunque continuo sempre a sperare che madre natura sarà generosa con me, in fatto di curve, come lo è stata per le mie cugine e le mie zie, from Morrocco con furore, adorabili donne, tutte.
Credo che le parole più usate in questo post siano "corpo" e "bello". Come sono ripetitiva, per la miseria.
C.

sabato 21 gennaio 2012

They said it changes when the sun goes down.

Allora. Mi sono fissata cogli Arctic Monkeys, che son bravi da far paura e mi piacciono un casino, e col verde. Però la mia stanza, verde, ancora non l'abbiamo fatta. E meno male che mia madre diceva sì, lo facciamo appena finisce l'estate, eh... abbelli, qua tra un po' pure l'inverno finisce.
Comunque. Ultimamente m'è tornata quell'infezione all'occhio, che boh, m'è diventato rosso e brucia (uno che stava in banco con me, quello dei graffiti: "Sei fatta solo per metà, ammettilo!").
Questi due giorni sono andata a scuola con la tracolla, non so bene perché. Poi oggi, quando tornavo a piedi dalla fermata dell'autobus con la sciarpa azzurra e le converse ai piedi e gli auricolari nelle orecchie e c'era fresco ma il cielo era limpido mi sentivo troppo figa, con quella tracolla. Giuro. Tipo protagonista di un video clip, o qualcosa del genere.
A dir la verità, però, di figo in me non c'è niente, soprattutto sulla mia faccia, in questi giorni. Dato che "sono fatta per metà" non posso mettere le lenti, e manco la matita e il mascara, che sono l'unica traccia di trucco che normalmente ho in faccia, ma ultimamente manco quello. Quindi ho quei fottuti occhiali e quelle fottute occhiaie sotto gli occhiali, abbastanza in evidenza, e quel fottuto punto rosso sulla punta del naso, e qualche fottuto brufolo che m'è spuntato sulla schiena per colpa del ciclo. Cioè, due palle. Quindi non sono sexy per una minchia, proprio; la mattina mi guardo allo specchio e mi faccio cagare, perciò alla fine non oso più specchiarmi e via, acchiappo la tracolla e l'iPod e corro giù per le scale e mi butto nell'aria fredda delle 7 meno 5 di una mattina di gennaio a caso per non arrivare in ritardo alla fottuta verifica di matematica della prima ora. Però insomma, è molto meglio dire fuckin' math's test.
Poi io e le ragazze avevamo pensato di andare in Inghilterra con le vacanze studio pure quest'estate, ma ancora non dico niente, nemmeno la meta, perché l'anno scorso dirlo ha portato sfiga, quindi ecco. E cazzo, non vedo l'ora di fare un altro viaggio come quello a Paignton! Dio, è stato pazzesco.
A parte questo, insomma, mi sono successe un sacco di cose, che però alla fine secondo me non vale la pena di scrivere. Cioè, le solite cose ordinarie della vita di una quindicenne, niente di così speciale: sono stata richiamata perché chiacchieravo, ho preso un 5 e mezzo in scienze e la prof m'ha chiesto come mai?, e io boh, ho detto proprio boh. Però ho comunque la media del 7, quindi scialla, soprattutto perché è il primo quadrimestre. Poi ultimamente piovono 8, sul serio, mi piovono tutti in testa e io non posso fare a meno di essere felice e accoglierli a braccia aperte, come fanno i bambini quando aprono la bocca mentre piove. Che poi, non so voi, ma l'8 è un numero così fenomenale da vedere sul proprio libretto!; insomma, non è un 10, certo, ma neanche un 6, cioè, non ti fai schifo né perché hai preso un voto troppo alto né perché ne hai preso uno mediocre. E pensavo che essere abbracciata da un otto, tutto così pieno di curve, dev'essere fantastico.
What else, what else... sì. Oggi, sempre mentre mi sentivo figa con la mia tracolla eccetera, ho visto un guantino bianco sul marciapiede. Non sono una di quelle che raccoglie il guantino e lo poggia da qualche altra parte, perché mi sembrerebbe brutto. Insomma, se è caduto lì lasciamolo lì, no? Magari l'hanno messo lì apposta, che ne sai tu? Poi è sempre bello immaginarsi come abbia fatto il guantino ad arrivare fino a lì. Magari c'era un bambino, sì, un bambino con una sciarpina bianca abbinata ai guantini bianchi, c'era questo marmocchietto che camminava sul marciapiede ed era appena uscito da scuola e sua madre era andata a prenderlo, gli aveva dato un bacio e lui aveva sorriso con pochi denti, e magari si era sentito orgoglioso di mostrare al mondo che gli erano caduti i denti da latte e ormai stava diventando grande; magari s'era messo a zompettare e sua madre l'aveva guardato, facendo attenzione che non si avvicinasse troppo alla strada. Poi, per come me la sono immaginata io, la mamma era una di quelle cicciottelle che preparano le torte di mele, e pure il bimbo era bello tondo. Ma comunque, poi, magari, sempre per come me la sono immaginata io, la mamma s'era ricordata che doveva levare la teglia con la torta di mele dal forno, altrimenti si sarebbe bruciata - per come me la sono immaginata io, la mamma era anche una di quelle un po' sbadate che si dimenticano le cose nel forno -, e allora aveva acciuffato il marmocchietto, che s'era messo a frignare, e l'aveva tirato verso la macchina, ché le mamme cicciottelle che preparano le torte di mele e se le dimenticano nel forno secondo me vanno sempre in giro in macchina e poi non ricordano mai dove hanno posato le chiavi. Poi magari qualcuno aveva chiamato la mamma al telefono, lei non c'aveva fatto caso, e al bimbetto piagnucolante con la sciarpa e i guantini abbinati era scivolato uno dei guantini, appunto, e quando erano arrivati a casa, dopo aver mangiato la torta di mele col papà, che era appena tornato dall'officina - per come me la sono immaginata io, il papà era uno di quelli allampati, alti e con un po' di ciccia, magari pure col riporto e una pipa in mano - avevano scoperto di averne perso uno, solo che cominciava a far buio e la mamma non trovava più le chiavi della macchina, appunto, perché era una di quelle che lasciavano le chiavi in giro per casa e poi non le trovavano più per un pezzo (proprio come fa mia madre), e allora non se n'era più fatto niente, mi capite, non c'era proprio più tempo, e poi la mamma doveva cominciare a scongelare il pollo, ché quella sera avevano ospiti i suoi genitori e lei voleva preparare un gran bell'arrosto, e aveva anche pensato di lasciare ai nonni del marmocchio tutto tondo una fetta di torta alle mele.
Che poi, a parte questa bella storiella che non so manco come m'è uscita dal cervello, avete presente le scarpe che si trovano per strada? Ecco, quelle come fanno a caderti? Insomma, spiegatemelo. Cioè, tu giri un angolo e ti trovi di fronte uno scarponcino così, tutto solo, in mezzo a tutto quel cemento, che un po' ti senti pure triste per lui. Forse il proprietario dello scarponcino s'era rotto le palle, proprio, non gli andava più a genio, lo scarponcino, e l'aveva lasciato così, in mezzo alla strada. O magari c'era questo tizio, un intelligentone, che s'era messo bello comodo a dormire in macchina coi piedi fuori dal finestrino, e manco se n'era accorto, che gli volava giù la scarpa. Insomma, tutto può essere. Può essere anche che il proprietario dello scarponcino fosse il nonno del bimbetto con i guantini bianchi, che quando era arrivato a casa loro era tutto imbronciato e s'era mangiato di fretta l'arrosto e aveva fatto pure il bis, poi tutti gli avevano chiesto cos'avesse e lui aveva raccontato tutta la storia di lui coi piedi fuori dal finestrino, magari l'aveva fatto un po' in imbarazzo, e alla fine c'avevano riso tutti sopra, lui, la nonna, la figlia, il marmocchio e il padre del marmocchio che si fumava una pipa e s'aggiustava il riporto.
Che poi insomma, non è fantastico pensare a quante storie potrebbero venir fuori da un semplice guantino perso in mezzo al marciapiede? E' assolutamente fenomenale. E' per questo che non tocco mai le cose che qualcuno ha perso in mezzo al marciapiede: magari un giorno uno scrittore bravo, che sa far cantare le parole, ci scriverà sopra una bella storia, che ne sai. E saranno famosi pure il guantino e lo scarponcino, e forse si sentiranno pure un po' meno soli, perché qualcuno ha finalmente pensato a loro, che ne sai?

Cherry

sabato 24 dicembre 2011

Ommaigod!

Blogger ha ripreso a funzionare come si deve, dopo qualcosa come 5 mesi che dava problemi. Sono esterrefatta, davvero. What a beautiful Christmas present.
E' bello vedere su Youtube commenti a video natalizi con scritte cose tipo Merry Christmas from Poland/Philippines/Romania/Holland/Greece/unpaeserandomdelmondo. Cioè, mi riempie il cuore.
Poi questo periodo, almeno per me, non è dei migliori. Insomma, è bello lo spirito natalizio e tutto, stare a casa a cazzeggiare, ricevere regali dagli amici (uno dei regali, fatto da alcune mie compagne di classe, è stato un reggiseno rosso! Era da settembre che dicevo di volerne uno, ma non avrei mai creduto che, insomma... Gesù, ho riso per un'eternità, da non credere!). Sì, è bello tutto questo e molto altro, ma è un periodo buio, per me. Nel senso che sento un buio interiore, qualcosa del genere. Non faccio altro che paragonarmi ad altra gente e a chiedermi continuamente perché non ho quelle mille qualità che hanno loro. Non riesco ad accettarmi completamente; faccio finta di niente e guardo avanti, ma magari ho le lacrime agli occhi e prego perché nessuno se ne accorga. Insomma, c'è da dire che non è nemmeno la prima volta che mi capita. Spesso cerco di farmene una ragione, di dirmi ehy, non importa, sei molto meglio di altre. Certe volte lo penso davvero, certe altre sto una merda. Tipo in queste settimane. Sarà questa fottuta adolescenza, o il fatto che abbia detto bene le cose che mi erano state chieste nell'interrogazione di italiano, ma che il prof mi abbia messo un misero 6 e mezzo, giustificandosi con una frase del tipo "Le altre volte le cose le hai dette meglio" (e qua mi sono incazzata da morire). E okay, mi sta bene, tanto lui non mette mai più di 7, però è un'ingiustizia colossale. Oppure sarà che la verifica di scienze e quella di informatica sono andate penosamente, ma penosamente davvero. Sarà che mi sento sola come non mai, ma cerco di non pensarci. Saranno altre migliaia di cose, saranno i commenti della gente, quelli che da anni mi ripeto di non ascoltare, ma che non posso fare a meno di sentire. E sono due cose diverse. E ogni volta, quando credo che sia finita, quando m'illudo di essere riuscita a passarla, a dimenticare, ci ricado. Merda.
Non so, non so davvero. Continuo a ripensare a tutte le persone che ho perso, continuo a chiedermi che senso abbia andare bene a scuola se poi da vecchia guarderò indietro e non vedrò nulla. Se la gente guarderà indeitro e non mi ricorderà e non mi vedrà. E mi chiedo se io abbia mai colpito qualcuno per il modo in cui sono. Perché è una di quelle cose che vorrei fare: colpire la gente. Vorrei essere splendente come M., che non va bene a scuola ma a scuola tutti la conoscono e sa parlare con tutti e canta da Dio e ognuno la ricorda per qualcosa di bello. Perché lei sarà ricordata, lei sarà conosciuta, sarà amata dai professori anche se non è mai stata un genio, sarà pensata dai ragazzi perché ci sa fare ed è bella, avrà una vita splendente come ora. Magari non farà l'università, ma magari sarà famosa per la sua voce. E sarà carismatica quanto ora e potrà dire di essere stata mia amica, ma quando pronuncerà il mio nome nessuno saprà chi sono. Insomma, io la adoro, è fantastica, meravigliosa davvero, ma non posso fare a meno di invidiarla. E non sopporto invidiare la gente, andiamo, che senso ha? Mi chiedo che senso abbiano questo e tutto il resto. Chi sarò, io? Una di quelle normali. Sarò una normale, probabilmente. Ma sinceramente non riesco a vedermi di qui a 5 anni. Qualche volta mi vien da pensare che semplicemente non ci sarò, nessuno mi vedrà, me compresa, non ci sarò e stop.
A parte questo, sono convinta che nella vita serva una personalità forte, e io non credo di averla. Quest'anno sono stata classificata come una delle "alternative" della classe. Perché ho un mio stile, e d'accordo, ma anche questo, che senso ha? Solo perché mi vesto magari qualche volta tutta in nero o metto accessori particolari o perché ho dei piercing o perché qualche volta metto maglie di alcuni gruppi che mi piacciono? Mi vesto così perché mi piace, non perché voglia dimostrare qualcosa. Perché questa sono io, per il momento. Perché probabilmente questo è solo un periodo. Non credo che a trent'anni sarò ancora etichettata come "alternativa". E comunque non capisco. E c'è qualcosa di questo discorso che non va, c'è qualcosa in me che non va, non riesco a capire. Non so neanche se mi sono espressa bene, se ho detto veramente quello che volevo dire, e, pensandoci, la risposta è no. Perché assolutamente non ho detto tutto, anzi, ho detto poco e niente. E' difficile, non riuscirei a dire tutto, né ora né mai. E' complicato.
Mi verrebbe voglia di cancellare e riscrivere tutto, ma non lo farò. Probabilmente tu, sì, tu che stai leggendo, non riuscirai a comprendere. E ti dò ragione, anche perché per me vale lo stesso. E comunque questa specie di monologo ha preso una piega strana e non ho voglia di star qui a spiegarti le cose.
Solo che ho una specie di casino mentale e psicofisico, o qualcosa così. Una matassa di fili che non riesco proprio a sbrogliare. Non ho voglia di fare un'autoanalisi, e non ho la testa per risolvere certe cose. Potrei sembrare una specie di persona malsana che si fa i complessi, e probabilmente è così, ma quando c'ho dentro certe cose è meglio sputarle fuori scrivendo. Mi sento meno pesante, ma ancora soffocante.
Per fortuna non sono sempre così, altrimenti sai che palle!
Per adesso vi auguro solo di passare uno splendido Natale vicino alle persone che amate. Ingozzatevi di roba buona e rilassatevi e divertitevi, che le vacanze volano, come al solito!

Un sorriso,
Red Cherry

domenica 18 dicembre 2011

A nove anni ho smesso di credere a Babbo Natale

Sì, direi tra le quarta e la quinta elementare. Il che è triste, perché quando smetti di credere a Babbo Natale vuol dire che stai diventando grande e non ti è (quasi) più concesso sognare. Il che vuol dire che a uno dei miei fratelli (d'ora in poi lo chiamerò Pulce, in questo blog) mancano qualcosa come tre/quattro anni prima che smetta di scrivere le letterine per Babbo Natale. Proprio ora che sta imparando a scrivere ed è in quella fase in cui fai degli errori buffissimi. E in questo periodo è così bello e mi fa sorridere talmente tanto vedere Pulce che cerca di scrivere bene per farsi capire da Babbo Natale, che pensare di togliergli questo momento mi mette angoscia. Il punto è che non saremo noi a dirgli la verità; sarà lui a scoprirla da solo. A farsi domande, come me le son fatte io (ma come è possibile che in Marocco [dai miei cugini, N.d.A.] non ricevano regali a Natale?, Babbo Natale non fa mica il giro del mondo? E dove li prende i giocattoli? E perché nessuno l'ha mai visto?); a ragionare con il suo cervellino.
Perché quando cominci a non crederci più, il Natale ha un altro gusto.
Però boh, a parte questo, sento che sto per crollare. Son tre giorni che non tocco il pc, sono distrutta, mi sento un fottuto straccio troppo consumato, e domani ho due verifiche e martedì un'altra e ci sono ancora dei giri di interrogazione in un po' tutte le materie fino a giovedì. Quando uscirò da scuola, l'ultimo giorno, credo mi metterò tipo a ballare o roba del genere, a ringraziare il cielo per l'esistenza delle vacanze di Natale.
Perché i 5 giorni che mi sono fatta a casa settimana scorsa (dal 7 all'11, ringraziando Sant'Ambrogio di essere il patrono di Milano, e Pisapia, sindaco di Milano, per aver chiuso le scuole anche venerdì e sabato), sinceramente... non son serviti a un cazzo. Della serie che sono stata sempre in giro, o sempre a studiare, ho dormito 11 ore a notte, ma poi ero più stanca di prima.
Quindi ecco, non vedo l'ora che questi ultimi quattro giorni passino, non vedo l'ora, non vedo l'ora. Non riesco più ad alzarmi la mattina; al posto che alle sei, se va bene, per le sei e mezza sono in piedi e devo fare tutto di fretta, altrimenti perdo il bus, e intanto prego affinché la metro rossa abbia i suoi soliti "problemi tecnici" e mi faccia arrivare in ritardo, almeno posso balzarmi tutta l'ora ed entrare alle 9 meno un quarto dicendo "la metro non andava, non è colpa mia o della sveglia!", anche se in realtà sarei potuta essere in classe benissimo per le 8 e un quarto. Cosa che tra l'altro ho già fatto, con alcuni compagni di classe; solo che faceva un freddo della madonna e allora non abbiamo resistito fino alla fine dell'ora e siamo entrati prima, ma sempre in ritardo, saltandoci l'interrogazione (oh yeah).
Poi, poi, poi. Sto leggendo Il passaggio, di Justin Cronin, che è un mattone di 800 e passa pagine, ma lo sto adorando. Seriamente. E' scritto benissimo e scivola via che è una meraviglia.
Stranamente mia madre, da ormai un sacco di mesi, non trascina più me e i miei fratelli a Messa. Non so bene quale sia il motivo; forse s'è rotta le palle delle nostre lamentele e dei miei discorsi spacca maroni sul fatto che "Se ci obblighi ad andare in chiesa a quest'età, da vecchi non vorremo più metterci piede!" Il che, secondo me, è assolutamente vero. Insomma, sicuramente non sono atea, perché pensare di essere completamente sola un po' mi spaventa. Credo in Dio e credo che Gesù sia esistito e tutto il resto, ma non capisco il motivo dell'andare a Messa ogni domenica - insomma, se credi a qualcosa di tanto intimo, non dovresti avere il bisogno di dimostrarlo -, e non appoggio la Chiesa, come organismo, per tutta la merda che ha sparso in giro per il mondo, pur sostenendo di fare il volere di Dio.
A parte questo, è favoloso vedere luci e decorazioni in giro per la città. E' una di quelle cose che mi fa stare bene, come sentire le canzoni natalizie e ricordarmi di quando ero piccina così.
Non so quanto riuscirò a scrivere qui sul blog; tralasciando il fatto che la seconda liceo è pesante, cosa che tra l'altro è vero, è prende un sacco di tempo, con la storia delle feste e che poi vado in Belgio a trovare i miei zii fino a Capodanno, non potrò essere costante (come se io lo fossi stata fino ad ora...).
Ma comunque. Guardatevi Se mi lasci ti cancello, è qualcosa di meraviglioso. C'è Jim Carrey che per una volta recita un ruolo serio, e, anche se il titolo sembra una roba tipo commedia demenziale, fidatevi, non lo è. Il titolo originale, infatti, sarebbe Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
Non vedo l'ora del concerto del Boss [Bruce Springsteen, N.d.A.]! Ho preso i biglietti qualche settimana fa e sono già gasatissima.

R. C.

mercoledì 23 novembre 2011

Nel caso qualcuno se lo fosse chiesto: sì, sono viva

Allora. Giovedì 17 sono andata in manifestazione. In classe mia sono entrati in sei o roba del genere; il gruppo fighette poi non c'aveva sbatti e aveva freddo eccetera eccetera, quindi hanno balzato a scuola ma poi se ne sono andate in giro a fare shopping (non commento, va'). Il gruppo cannaioli è andata in un angolo a fumarsi di tutto e di più, ci mancava si levassero il cervello, se lo arrotolassero e si fumassero pure quello (non commento, va'). Poi sono venuti a manifestare con gli occhi rossi. Davanti a scuola hanno fatto picchetto; avevamo uno striscione (l'ho tenuto pure io!), poi abbiamo preso la metro e siamo andati in Duomo. Eravamo un bel po' del nostro liceo. Faceva freddo. C'erano i rappresentanti d'Istituto a guidarci e a parlare nel megafono. Davanti alla scuola già c'erano gli esaltati che si arrotolavano erba di prima mattina (non si direbbe, ma la nostra è una generazione di fumati).
Dal Duomo poi abbiamo camminato fino in Cairoli; ci siamo aggregati al corteo, era enorme, eravamo tantissimi, abbiamo fatto un baccano assurdo, abbiamo continuato a camminare, ho urlato come una matta, con i miei compagni che dicevano "Eh, l'hai vista, S.! E' un sacco presa bene oggi!". E ho urlato con gli altri, perché la nostra voce dobbiamo farla sentire, per la miseria. E urlavamo Noi la crisi non la paghiamo! e c'era una camionetta che guidava una parte del corteo, e sulla camionetta mettevano la musica, e abbiamo camminato un sacco, coi piedi che mi facevano male e la faccia gelata, ma è stato bello proprio. Poi quando abbiamo visto che arrivavano quelli che volevano fare casino, con le maschere e tutto, io e le ragazze abbiamo preso una vietta di lato e ce ne siamo andate (no, più che altro m'hanno trascinata via), il corteo s'è diviso in due, una parte è stata menata dalle Forze dell'Ordine, e hanno menato forte, li ho visti, mentre noi abbiamo proseguito coi lavoratori.
Insomma, non riuscirei a descrivere tutto, ma è mi è piaciuto tantissimo. Mi sono sentita viva, parte di qualcosa, qualcosa di grande. Ed eravamo tante voci e tanti piedi e quando al telegiornale ho visto il servizio sulla manifestazione ho potuto finalmente pensare Io c'ero, cazzo, io c'ero.
Il problema poi è stato mia madre, perché io mica gliel'avevo detto. Poi ho confessato tutto, e lei se l'è presa perché non gliene avevo parlato. Ho cercato di difendermi come potevo, ma alla fine è lei ad avere il coltello dalla parte del manico. Insomma, l'ha scoperto quando sono tornata, ho cercato di dirglielo con tutta la delicatezza del mondo, ma le sue ire m'hanno assalita, ecco. E' già molto il fatto che non mi abbia messo in punizione, però cheppalle 'sti genitori. M'ha detto che ovviamente questa sarà la prima e ultima volta e io sìsì, ma in realtà pensavo ceeerto e già mi sto programmando di farmele tutte, le manifestazioni, a 18 anni.
Non riesco a farglielo capire, merda, non riesco, non capisce! Le ho detto voglio essere il cambiamento, voglio fare qualcosa, urlare e camminare per i miei diritti e lei me l'ha menata con la storia del dovere che ho di andare a scuola, che lei come fa a fidarsi se non le dico dove vado?, e blablabla. Madonna santa, non mi capisce. Mio padre sì, lui m'ha detto vai pure, è un'esperienza. Non ci fosse lui mi salterebbero i nervi ogni quattro minuti.
Ma poi manco io capisco; cioè, vado bene a scuola, faccio bene quello che devo fare, non fumo, non mi drogo, cerco di mettercela tutta in ogni cosa, ma niente. Mamma, cara, ho 15 anni, d'accordo? Lo so che tu eri perfetta e non andavi a manifestare e probabilmente non mentivi mai ai tuoi genitori, ma io lo faccio, okay? Lo so che tu non sbagliavi mai, ma io sbaglio, invece. E voglio sbagliare, cazzo, non voglio che tu mi protegga, voglio bruciarmi e capire come non bruciarmi più. So cosa è giusto e cosa no, credo di essere matura abbastanza per farmi un'idea mia della vita, di tutto, smettila di dirmi dove ho sbagliato. Sono una ragazzina, vero? Sì, okay, come vuoi, e se lo sono, chiudi un occhio quando faccio cose che non ti piacciono.
Santo cielo, sembra che i genitori nascano quarantenni e non siano mai stati adolescenti!

mercoledì 16 novembre 2011

Fa un freddo fottuto

E un po' era anche l'ora, insomma, è uno di quei freddi rigeneranti che ti svegliano il cervello la mattina presto, quando esci di casa.
A scuola ci sono state le presentazioni delle liste, eravamo prime e seconde e riempivamo tutta l'aula magna, faceva caldo, volevo aprire la finestra, ero proprio seduta sul calorifero, ma G. non faceva altro che lamentarsi che aveva freddo, ti prego, chiudi, chiudi, dai!
La maggiorparte delle lezioni le passo scrivendo, strappo dei fogli dal diario e li riempio di frasi, canzoni, girigori, poesie - sto cercando di scriverle, ce la sto mettendo tutta -, pezzi di racconti, pezzi di vita e pensieri, ed è bello perché i miei due compagni di banco non sono del genere rompipalle, tipo cosa-stai-scrivendo?  a tutte le ore del giorno. Loro sono bravi. C. sta sulla mia destra e per esempio lei disegna un sacco, disegna tantissimo, ed è bello perché quando la vedo tirare fuori il suo blocco e lei disegna io non la disturbo, me ne sto in disparte, e quando io scrivo lei fa lo stesso, se ne sta in silenzio, mi guarda, ma non prova neanche ad allungare il collo per sbirciare, sa che non mi piace, mi capisce, perché sa che bisogna stare concentrati, su certe cose; mi sembra un po' una solidarietà tra giovani artisti, qualcosa del genere, e poi lei è bravissima sul serio, a disegnare, fa certe cose spettacolari che io la guardo e rimango a bocca aperta. L'altro mio compagno di banco sta alla mia sinistra, è un bravo ragazzo, ha sempre quintali di gel nei capelli che li fa sembrare aghi o pungiglioni, non saprei, lo chiamo scherzosamente porcospino, poi è uno che non si fa problemi a farsi canne, insomma, certe volte entra in classe con due occhi così, mi fa ridere, mi racconta le sue cose ma non s'impiccia, e io non m'impiccio, odio la gente che s'impiccia.
Cioè, si vede che sta arrivando l'inverno, quando esco di casa mi si gonfiano i capelli e mi viene il naso rosso, non lo reggo, tutto rosso, e 'sta settimana s'è trasferita sulla mia faccia un'allegra famigliola di brufoli, genitori e qualche figliolo, vorrei che pagassero almeno l'affitto, ma manco quello fanno. Che due palle 'sti brufoli.
Poi fuori in questi giorni è tutto coperto dalla nebbia, nella mia zona ce n'è sempre un sacco, d'inverno, sembra che gli alberi sbuchino dallo strato fitto di nebbia e si allunghino verso l'alto quasi a dire dov'è il sole, vogliamo il sole, fa freddo. E io li vedo dalla finestra di camera mia, che si allungano e si stiracchiano e coi rami vogliono toccare la parte più alta del cielo.
Ieri si parlava di matrimoni e allora a mia madre è venuta una di quelle idee che la rendono felice per giorni e m'ha trascinata in camera. Mi ha fatto provare il vestito della nonna, della nonna!, sarà stato di almeno 60 anni fa, sì, sarà stato degli anni Cinquanta ed era blu, blu!, per il matrimonio, un modello particolare, e abbiamo scoperto che a vent'anni la nonna aveva il mio stesso fisico, era sottile come me, solo con le spalle più larghe e un po' più alta. Com'era bella, la nonna, peccato che io non sia neanche riuscita a conoscerla.
Ho anche provato il vestito di matrimonio della mamma, il suo era bianco e corto fino al ginocchio, s'era messa pure un cappello, era così bella anche lei, vorrei essere come loro due.
Ho indossato due generazioni, ragazzi, che storia. E ho detto a mamma che se li teniamo da parte poi li farò provare pure alle mie figlie, se ne avrò, e sarà bellissimo.

C.

lunedì 24 ottobre 2011

#24. Stralci di convesazioni

Ora di epica. Si parlava dell'Illiade.
E., mio compagno di banco: - Prof, scusi, eh, una domanda: ma se l'unico punto debole di Achille era il tallone, allora perché se ne andava in guerra coi sandali? - *estremamente esterrefatto*
Ci ha fatti morire!

Comunque sì, ultimamente i miei post sono tutti minuscoli e pietosi. Lo so che siete più felici, ma non dimostratemi così tanto la vostra gratitudine per questa cosa, oh.

sabato 11 giugno 2011

Happiness and something else

Beh, allora. E' tardi e fuori c'è buio; papà è partito verso Napoli per andare al matrimonio di un suo vecchio amico, io sono ufficialmente in vacanza.
Avrei anche una bella news. O forse più di una, non so.
Il tema che avevo scritto per scuola l'ho dovuto ricopiare al computer e poi darlo al prof di italiano, a cui era piaciuto particolarmente (lui non si sbilancia mai troppo, alla fine). Il prof l'ha consegnato alla coordinatrice del laboratorio di poesia della scuola (oltre ad avere quello di teatro c'è pure quello di poesia, una roba fighissima). La tizia in questione, ieri, è venuta in classe nostra a parlarci per bene di questo laboratorio, che si può iniziare al secondo anno, quando si studia poesia. Ha chiesto chi fosse interessato al tutto e io ho detto che lo ero, così mi ha dato due libretti con scritte sopra le poesie che i ragazzi che hanno partecipato al laboratorio hanno scritto in questi due anni.
Beh, oh, per farla breve; la coordinatrice mi ha chiamata un attimo fuori dalla classe, e mi ha fatto un sacco di complimenti (inutile dire che stavo scoppiando dalla felicità e dall'orgoglio, ma cercavo di non montarmi troppo). M'ha detto che la storia che ho scritto è piaciuta molto, che era originale e aveva un bel finale (e m'è venuto pure voglia di dirle bella, guarda che avevo solo due ore per scrivere tutto e ho creato decisamente di meglio nella mia vita!, ma poi mi sono contenuta perchè insomma, Cherry, un po' di contegno!), e per essere una di prima scrivo molto bene! Poi anche che *rullo di tamburi* il mio stile di scrittura è paragonabile a quello dei ragazzi del triennio (quindi quelli di terza, quarta e quinta, madonna!).
E mi ha proposto di partecipare al laboratorio, l'anno prossimo (e ho già deciso che mi trascinerò dietro anche Fede S., che pure a lei piace scrivere), così potremmo fare qualcosa di nuovo e partire dalla prosa per arrivare alla poesia, o qualcosa del genere.
Quindi ecco, è stato un incontro grandioso (e dovevo assolutamente vantarmene da qualche parte)!
Quando sono tornata in classe, i miei compagni mi hanno chiesto una roba come "Ehy, S., ma ti danno una borsa di studio?" e io sono scoppiata a ridere. Dato che non ho problemi a scuola, avranno pensato a una roba del genere... oddei, sono tutti scemi.
Poi oggi fuori, già dalle nove e mezza, c'era gente che correva da tutte le parti, gente fradicia che urlava, gente che non voleva essere bagnata e correva a nascondersi dietro ai vetri dell'atrio (io), gente ammassata contro le finestre a sbirciare fuori. Poi quelli di quinta hanno appeso degli striscioni alle finestre dei piani superiori, dove stanno loro, e hanno cantato a squarciagola. Urlavano, e urlavamo pure noi altri che dobbiamo starcene ancora qui per lunghi anni. Si sono anche scolati qualche birra, tutti felici.
E' stato bello, c'erano un sacco di persone (siamo tantissimi in quella scuola, madonna!), un sacco di ragazzi, un sacco di teste e spruzzi e acqua, bottiglie riempite da rovesciare addosso a qualcuno, gavettoni e via dicendo.
Coi miei compagni, invece, è stato più triste, perchè vuoi quello che se ne va, quell'altra che viene bocciata, quello ancora che s'è rassegnato e non passa gli esami per i debiti... beh, alla fine è stato triste. Qualcuno piangeva anche, e io ho abbracciato tutti (TUTTI), perchè mi mancheranno e perchè quest'anno è stato bello, con quei pazzi scatenati. Quindi alla fine mi sono bagnata pure io perchè erano fradici e li ho abbracciati, poi siamo usciti quando la campanella è suonata e m'hanno buttato addosso l'acqua lo stesso.
E i miei capelli sono rimasti impigliati nei braccialetti di una ragazza che stava stritolando un'altra ragazza. Io ero tipo lì che non riuscivo a scollarmi; non so come, ma ce l'ho fatta (della serie: figure di cacca appena sfornate. E avevo il terrore di scendere le scale bagnate, perchè ho brutti ricordi e avevo paura di scivolare con tutta quell'acqua, finendo a gambe all'aria davanti a tutta la scuola; dev'essere una roba terribile. Mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo scorrimano.
E niente.

Vostra,

Cherry (che ora è in vacanza e se la gode!)

martedì 7 giugno 2011

Wish you were here

Credo che il verde che avevo sulle unghie delle mani e su quelle dei piedi abbia portato fortuna per davvero. Credo spero! la verifica sia andata bene.
Oggi sono andata in centro e sono riuscita (finalmente) a comprare la maglia dei Green Day (one yay for me!). E' davvero enorme e tutta nera, con la scritta bianca dietro e una rossa grande davanti, col simbolo e il resto. E' davvero figa.
Poi, beh, è così bello vedere papà tutto felice. Il suo orticello ha dato frutti, nel senso letterale della parola. Ora qualche volta ci capita di mangiare le foglie d'insalata delle sue piante.
Oggi ho usato uno shampoo all'olio d'oliva, mi sa fatto apposta per i capelli ricci. Beh, mi sembrava sul serio di stare dentro ad un'insalata condita. Mi sa che potrei fare il pomodoro.
A mio fratello è caduto il terzo dente.
Con l'altro mio fratello, quello medio, insomma, sto cercando di fare la gentile. E sta pure funzionando! Poco a poco, si sta sciogliendo. Spero davvero di poter riallacciare il rapporto, con lui, dato che in questi ultimi periodi ci stiamo allontanando sempre di più l'uno dall'altra. Mi sa che se fosse stato una ragazza, non sarebbe successo. Mi sa che è perchè stiamo diventando tutti e due adolescenti, ora. E in questi anni c'è sempre qualcosa che non va alla grande, no? Succedono tante cose. Belle e brutte. Tra di noi c'è quel qualcosa che non ci fa stare vicini, per bene, e sempre. Prima capitava a volte; ora mi ci sto mettendo d'impegno. Dobbiamo stare bene insieme, e succederà. E tutto questo... perchè m'è mancato, proprio. Altrimenti non mi sarei abbassata a fare tanto. Però mi piace. Stiamo sempre meglio. Mi sa che questo è l'inizio di un bel rapporto fratello-sorella, o così spero.
Poi ecco, non riesco mai a scrivere. Non ho tempo, non ho tempo!
E altre cose che poi non mi ricordo mai. Amen.

Bye,
R. Cherry

lunedì 6 giugno 2011

L'ultima verifica

Fa molto titolo da film, no?
No.
Ho solo due ore per studiare.
Non ho ancora cominciato.
Non c'ho voglia.
La verifica sommativa di mate sarà una roba assurda.
Cioè, ma si può?
Tutto il programma dell'anno.
Bella merda.
Ho solo due ore per studiare.
Non c'ho voglia.
Non mi ricordo niente di quello che ho fatto nel primo quadrimestre.
Non c'ho voglia.
Odio il prof.
Ma si può?
Una verifica al 7 di giugno.
No, dico, 7 giugno.
Sono stanca.
Che palle.
Sono stanca.
Prenderò 4.
Non voglio prendere 4.
Prendere 4 mi fa schifo.
Mi fa schifo la matematica.
Questa non è una poesia.
Mi piace la poesia.
L'anno prossimo studieremo poesia.
Col prof di italiano.
Questo è anche l'ultimo lunedì del primo anno di liceo.
Liceo linguistico.
Per la cronaca.
Odio i lunedì.
Per la cronaca.
E' l'ultima verifica.
Da domani sarò libera.
Libera liberissima.
Come l'aria.
Volerò in alto.
Come gli aquiloni.
Voglio un'aquilone.
Non voglio fare la verifica.
Ho messo lo smalto verde.
Verde come la speranza.
Devo sperare.
Verde come i quadrifogli.
I quadrifogli portano fortuna.
Spero che questo verde che ho sulle unghie mi porterà fortuna.
Altrimenti fuck.
Il mio cervello si sta fottendo.
Merda.
Sto andando a male.

Cherry

martedì 24 maggio 2011

8; simbolo dell'infinito

OTTO in matematica, gente! Nell'interrogazione! E' una delle cose di cui vado più fiera. Ommioddio, è tutto il giorno che non faccio che sorridere come un'ebete. Il prof di mate è uno di quelli che non mettono più di sette all'orale, e già per un misero sei c'è da smadonnare. Quindi ecco, questa è una delle novità del giorno. E lasciate che mi crogioli nella mia felicità!
Mi sono iscritta ad un contest su EFP.
Non ho assolutamente idea di come sia andata la verifica di inglese.
Mi servono libri, tanti bei libri. Madonna quanto mi mancano.
E adoro, anzi no, amo ascoltare gli americani parlare. Sono assolutamente fantastici, che starei lì a sentirli per ore. E anche se non capisco proprio tutto, ecco, è anche solo la pronuncia che mi fa impazzire.
Domani c'è la foto di classe.
Voglio andare in Australia.

C.

martedì 17 maggio 2011

Febbre, lacrime e taaante ore a dormire

Questa è stata praticamente la mia giornata di oggi e ieri.
Sono uscita prima da scuola, ieri, perchè stavo male. Tra l'altro dopo essere stata interrogata in latino - che poi non è andata neanche troppo bene, ma neanche troppo male e non so perchè.
Che poi pensavo; ho chiamato mia madre e c'ha messo qualcosa come 3 quarti d'ora ad arrivare dal lavoro, poi il tempo di venirmi a chiamare, farmi uscire dalla classe e passare dalla vicepresidenza a farmi firmare il permesso per uscire da una che non era manco la vicepreside, che secondo me era pure in menopausa (talmente irritante, Dio!), ho impiegato un'ora ad entrare in macchina e partire. E se fosse stata un'emergenza? Cioè, sarei pure potuta morire sul banco prima che arrivasse mamma (!). E tra l'altro, la suddetta tipa probabilmente in menopausa mi metteva fretta e allora io sotto la scritta "Motivo dell'ulscita anticipata" o messo salute (cioè, che idiota) tanto che quella m'ha guardata male e ha scosso la testa, aggiungendo, tra parentesi indisposizione. Mia madre invece - pure lei non scherza, eh - ha messo la sua firma al posto di quella della vicepresidenza, invece che nello spazio della firma dei genitori, e pure 'sta volta quella l'ha guardata male. C'avrà prese come una coppia madre-figlia svampita. Ma vabbè.
Il punto è che avere ciclo e febbre insieme non va bene. Aggiungendoci poi pure una gola che brucia da morire e un mal di testa terribile, beh, non va affatto bene. Sono stata ad agonizzare un bel pezzo di pomeriggio, poi le cose sono andate meglio (yay!).
La sera invece no. Ho dormito qualcosa come 15 ore, più o meno filate. Ovviamente niente scuola, ma avrei preferito quello allo star male.
Ho cercato di studiare arte, ma non ci sono riuscita, neanche a finire di leggere tutto, e a pensarci mi viene da piangere. Ho pure finito un pacchetto intero di fazzoletti mentre facevo inglese. Appena non riuscivo a fare una frase di un esercizio, mi mettevo a piangere. Mi sento una stupida. Ho sclerato contro mio fratello. Devo ancora fare tutto italiano. Oggi non c'era allenamento (e meno male, altrimenti non sarei potuta andarci *cry*).
Ecco, questi sono gli effetti di stress, febbre, mal di testa, ciclo, fratelli urlanti, scuola, crisi adolescenziali (?). Grande.
L'unica cosa positiva è che il prof di italiano mi ha chiesto di copiare il mio ultimo tema (quello da sette e mezzo!) al computer. Ha detto che poi mi spiegherà per cosa. Ma comunque è una cosa abbastanza insolita, no? Vuol dire che gli è piaciuto sul serio (doppio yay!).
Cherry

giovedì 12 maggio 2011

L'esame è andato

Meno male, madonna. Passato con l'89%!
Comunque, ecco, l'orticello che papà tiene in giardino continua ad evolversi. Lui dice che normalmente le pianticelle che vengono su male andrebbero estirpate, ma non lo fa perchè tra un po' sono figlie sue e non vuole separarsene! Il mio papi è il massimo, già. Mi ha fatto anche piantare dei semi di pomodorini, perchè sa che a me piacciono da morire quelli piccoli e succosi e allora ha comprato i semi apposta per me. Solo che si vede che non c'ho il pollice verde, quindi le mie piantine non sono cresciute per niente (sarà che io non ho voglia di starci dietro. Mi viene da chiedermi se i miei figli sopravviveranno, con una madre snaturata come me!). Però è stato lo stesso molto carino, da parte sua, visto che sono anche l'unica della famiglia che sta lì ad ascoltarlo o a guardarlo mentre porta i vasi su e li riempie di terra e annaffia di qua e di là. Il balcone, che già è piccolino, diventerà un piccolo giardino. Ci sono così tanti vasi che quasi non ci si riesce più a muovere, ma tant'è.
Le mie unghie invece stavano crescendo pure loro bene, fino a qualche giorno fa, quando ho deciso di mangiucchiarmele. Quindi ora non sono più tanto lunghe e c'ho ripassato sopra lo smalto, almeno al posto di mangiarle sarò occupata a sgrattarlo via (metodo geniale, eh?).
Poi oggi il nonno per pranzo m'ha fatto quella frittatina bella e buona, tutta croccante, che a lui viene da favola. E ho mangiato i pomodori che m'hanno fatto venire la lingua tutta piena di bolle - succede sempre così coi pomodori, ma non riesco a non mangiarli.
Ho appena finito di studiare, ora tocca agli esercizi di latino. Mi chiedo se tutto questo studiare un giorno darà i suoi frutti, che se non lo fa non è giusto, perchè non si può passare la vita a studiare, no? Mi chiedo anche se dovrei studiare il minimo indispensabile e tenermi sulla media del 6, tanto sono in prima, no? Però poi mi viene qualcosa, non so bene cosa, forse una specie di senso di colpa. E' strano, ma devo studiare, me lo ripeto, io, che devo studiare, anche se non mi va, un giorno servirà tutto questo sbatti, no? Vero? E comunque la media del 6 non mi va. Mi sa che è perchè non voglio deludere nessuno, me stessa in primis, non mi piace deludere me stessa. Questo liceo è la mia sfida, ho deciso.
Invece, una cosa che non riesco a capire, è come fa certa gente a fregarsene. Io non ci riesco, giuro, ma mi piacerebbe. Avere la testa libera, no? Come gli altri, un po'. Decidere che non ne vale la pena, che tanto non c'è nessuno che ti dice brava, bel lavoro!, qundi ecco. Solo che non ci riesco, accidenti, non ci riesco. Perchè devo essere così matura? E responsabile? E con la testa sulle spalle? Ma cheppalle, S., cheppalle. Perchè non ci riesci? Perchè devi sempre fare l'ambiziosa che punta in alto?
Come dice M. : E' doloroso, nascere adulti. Sì, un male cane, proprio.
Okay, vabbè, lo ammetto. Qualche volta lo studio dà i suoi buoni frutti... ho preso 10 in francese (me si sente figa)! La cosa carinissima è che la prof mi ha fatto i complimenti e mi ha detto Bravò (non si scrive così, lo so, ma è per la pronuncia), S., très bien! (ma chissene frega della prof, la parte carina è questa ->) e i miei compagni m'hanno fatto un applauso! Al che mi son messa a ridere e ho fatto un bell'inchino. Mais merci, mes amis, merci! Pure la prof ridacchiava, quindi niente.
Però, è bello duro maggio. Ma mi piace, mi piace un sacco il sole che c'è! E adesso ho la finestra aperta e son già in pigiama e mamma è andata a fare la spesa e io le ho detto mi raccomando, i ghiaccioli, eh!, e lei ha detto vaaaabeeeene (son settimane che la stresso con 'sta storia dei ghiaccioli *big smile*). Beh, tornando a maggio, quasi non mi sembra vero d'esserci già dentro.
Bene, ormai lo smalto sulla sinistra s'è asciugato. Vado a metterlo sulla destra e poi comincio latino, quindi adios!

R. Cherry