D'accordo, cominciamo dall'inizio.
Ora non ricordo con precisione a che ora mi sono svegliata. Solo che ero tutta eccitata e fuori ancora c'era buio e faceva fresco - non era ancora arrivata l'afa di questi ultimi periodi - e sono uscita con una felpa grigia. I genitori di G. hanno accompagnato me e mia madre all'aereoporto. Solo a prendere la valigia crudelmente rifilatomi da mia madre, mi sembrava che mi si stesse staccando un braccio. E aveva solo due ruote e per tirarla dopo piegare la schiena da un lato, ergo: dopo dieci metri m'ero già mezza rotta in due. Ho mollato i diciotto chili di valigia a mia madre e mi son tenuta lo zaino della Eastpak.
Arrivati dentro, ho scoperto di essere vestita uguale identica alla madre di Fede S.: jeans azzurri, canottiera nera e sopra quella un'altra arancio brillante. Le ho fatto notare la cosa. Mi sono chiesta se fossi io a vestirmi da quarantenne, o lei da quindicenne.
Ma comunque. Abbiamo trovato lì il nostro gruppo, e le due prof che ci avrebbero accompagnato. Le chiamerò una Balenottera - aveva un cognome del genere, comunque, e ad una balenottera c'assomiglia davvero - e l'altra Ricrescita Grigia, perchè aveva 'sti capelli giallo pipì, ma la radice grigio-bianca. Probabilmente entrambe in menopausa, tanto per darvi un'indicazione sull'età. Anche se Ricrescita Grigia, una volta, molto tempo dopo quel primo incontro, ha prestato un assorbente a G. Io e Fede S. diciamo che se li tiene in borsa giusto per far finta d'essere ancora giovane.
Caricati i bagagli, abbiamo fatto una pausa nella parte, come dire, interna dell'aereoporto, quella dove ci sono i sedili vicino ai vetri delle finestre per vedere gli aerei che atterrano e se ne vanno. Abbiamo fatto colazione, più una lunga fila al bagno femminile (eravamo ventotto ragazze e due ragazzi, fate un po' il conto. Considerando poi che le ragazze sostano al gabinetto un periodo incalcolabile, più pit-stop allo specchio per dare una sistemata a trucco e parrucco, beh, siamo messi da schifo).
Preso l'aereo, io stavo tra Ricrescita Grigia - che sfiga, ragazzi - e Fede S. Dietro di noi si stava invece svolgendo un'appasionata conversazione su peni invisibili e altri schifi del genere. Io e Fede S. eravamo abbastanza scosse.
Per G. era una delle prime volte in aereo e, dato che io c'ho fatto il callo, ormai, ogni tanto allungavo il collo per chiederle come se la passava. Non aveva un bel colorito, a dirla tutta.
Dopo un'ora e mezza e passa di viaggio in aereo, è la volta del tragitto in pullman. Una roba tremenda: cinque ore e mezza passate a guardare fuori dal finestrino, cambiare pigramente canzone, gente che faceva un casino della madonna e via discorrendo. Beh, credo sappiate cosa succede quando in un veicolo vengono messi a contatto più di trenta cristiani, con un'età media compresa tra i tredici ed i sedici. Non contando poi Balenottera e Ricrescita Grigia, che, in preda alle loro vampate di calore, erano più isteriche di un porcospino cieco (non so cosa c'entri, non me lo chiedete).
Allontanandosi dall'aereoporto di Londra, il paesaggio diventata sempre più verde, il numero di case diminuiva in modo direttamente proporzionale all'aumentare del numero di pecore. Ci sfilavano davanti file interminabili di campi, frutteti, orti e via discorrendo. Però tutto mi entusiasmava, sapete. E' un mondo completamente diverso dal nostro. Cioè, è tutto diverso dall'Italia (in modo positivo, ovviamente). Non smettevo mai di guardarmi intorno. Ora non riuscirei a descrivere ogni cosa, e sarebbe troppo lungo; posso dirvi però che tutto era incredibilmente bello e vivo e rigoglioso, pur essendo il cielo un po' grigio.
Probabilmente quel giorno - era un sabato - siamo andati a vedere *inserire qui un articolo determinativo a scelta* Stonehenge. Accidenti alla mia memoria. Comunque m'è piaciuto proprio; era uscito il sole e sono riuscita a scattare delle belle fotografie (tra l'altro la nuova videocamera/macchina fotografica nuova di zecca del compleanno, è durata solo per quel giorno. Poi è morta. Un gran peccato, dato che non ho più potuto fotografare niente! Ecco perché continuo a dire che la sfiga mi perseguita).
Riprendiamo il pullman. Sosta per mangiare e sgranchirsi le gambe.
Poi di ci fermiamo, ma a Bath. Abbiamo avuto due ore e più per fare un giro, da soli, dove volevamo e come volevamo. Ho comprato degli orecchini, i "cocchi". Però più grandi di quelli che ho già.
Man mano ci avviciniamo alla regione di Torbay, nel Devon. C'è una bella scritta bianca, che dice "The English Riviera" a darci il benvenuto. Ora si vedono più case, di quelle deliziose e tradizionali inglesi del periodo Vittoriano, e io non smettevo di dire che me ne sarei comprata una, ché erano troppo carine. Pian piano noi ragazzi cominciavamo a uscire dai nostri sonni - il viaggio ci aveva stremato -, e, sbattendo gli occhi rossi e strofinandoceli, si sono formati cori di "Ooh, che bello!". Quasi fossimo bambini nel Paese dei Balocchi.
Poi, arriva il Grande Momento: la conoscenza della propria famiglia. Quel Grande Momento di cui avevo rimandato il pensiero; a casa mi sembrava una cosa lontana, in aereo mi dicevo che c'era tempo, in pullman la stanchezza ci faceva sembrare il viaggio infinito e non ci si pensava. Però, eccoci lì, a Clennon Valley - questo era il nome del "parcheggio dei pullman", dove nei giorni seguenti saremmo andati più e più volte per prendere gli autobus e visitare tanti bei posti -, nella città di Paignton (su Google ci sono un sacco di fotografie, se volete).
Allora ecco, cominciano a chiamare i nomi delle coppie, che, tutte emozionate, scendono dal pullman e vanno a presentarsi alle famiglie.
C'era V., sempre della mia classe, che continuava a tremare come un pulcino bagnato, e diceva "Oddio, oddio, S.! Oddio, oddio, G.! Oddio, oddio Fede S.!" ed era tutta su di giri. Allora Fede S. diceva "Ma V., ma cosa ti preoccupi, maddai! Non è che ti mangiano" (non ci sta troppo simpatica, V.), e roba simile, in modo scocciato. Lei e G. hanno alzato gli occhi al cielo, e ho finto di mantenere il controllo, mentre invece mi sarei messa a saltellare sul sedile per quanto ero emozionata e nervosa! Ero esattamente come V., sinceramente. Quasi tremavo, vi giuro. Come quando il prof ha ridato la verifica di matematica e io ero preoccupata da matti e m'ha tenuta per ultima per consegnarmi il mio compito; battevo i piedi e mi tremavano le mani, perché l'attesa mi faceva agitare da morire.
Ecco, la stessa identica cosa.
Tra grandi saluti, chiacchiericci e risatine nervose in tutto il pullman, prima sono scese G. e V., e c'hanno salutate quasi andassero in guerra e non ci saremmo più viste. Poi, verso gli ultimi nomi, ecco i nostri. Io e Fede S. siamo saltate su come molle e siamo scese.
"Secondo me ci sarà solo una persona. O magari la signora e il marito", avevo detto qualche ora prima a Fede S. E lei mi aveva detto che no, secondo lei ci sarebbero stati tutti e quattro (ai tempi ancora non sapevamo cosa ci avrebbe aspettate).
Beh, alla fine avevo ragione io. C'era solo la signora, una tipa coi capelli biando chiaro e corti, sulla sessantina, enorme. Sembrava in pigiama, con la maglietta pure un po' sporca e i pantaloni bianchi macchiati. Era venuta in pantofole, di quelle di plastica, avete presente? Quella sera l'abbiamo soprannominata Big Foot, per via dei suoi piedi, enormi come lei, sempre nudi e sotto i nostri sguardi sconcertati - non erano certo ben curati. Quel giorno abbiamo scoperto che gli inglesi non sono affatto dei campioni, nel campo igiene (ma questo era stato già detto alla riunione sul viaggio, quando aveva parlato Ricrescita Grigia).
Ebbene. Ci siamo presentate, qualche chiacchiera, oh, nice to meet you, how are you, girls, did you have a nice journey?, ecc. ecc. Così abbiamo parlato tantissimo, per tutto il viaggio fino a casa.
Arrivate alla casina - piccina, rossa e bianca, con delle grandi finestre e internamente ricoperta di moquette dall'alto al basso -, abbiamo conosciuto i due micioni (nelle settimane, c'ho anche fatto delle lunghe conversazioni, con loro, mentre aspettavo che l'unico bagno si liberasse) e abbiamo salutato il marito, Mr. Ali (cognome), di origini indiane, che non s'è affatto sprecato in fatto di buone maniere. Lì per lì ci siamo anche rimaste male, perché insomma, se n'è rimasto nella sua poltrona a guardare la televisione, come avrebbe fatto per tutti i venti giorni a venire. Solo un cenno del capo, e stop. Il fatto è che ancora non conoscevamo la sua storia, che Mrs. Ali ci raccontò una settimana dopo il nostro arrivo.
Comunque, abbiamo portato su le valigie e Mrs. Ali ci ha fatto vedere la stanza, il bagno e il modo in cui usare la doccia.
Abbiamo passato il pomeriggio a girarci i pollici e a parlare, dopo aver sistemato la nostra roba. La stanza era minuscola, i letti li abbiamo attaccati. Uno dei cuscini sul mio letto aveva un odore tremendo; Fede S. dice di pipì di gatto. Schifo.
Allora siamo rimaste a rotolarci sui letti, poi abbiamo ispezionato la camera. Aveva la moquette viola e le pareti bianche, con una di quelle finestre bombate, che escono. Fuori era pieno, ma pieno, di gabbiani. Mrs. Ali ne aveva il terrore. Col passare dei giorni avremmo cominciato a temerli anche noi, a seguito di diversi episodi. Sotto uno dei letti ho trovato un pezzo d'unghia. Tanto per farvi capire, eh.
Poi Mrs. Ali ci ha detto che usciva, e allora io e Fede S. ci siamo messe a fare le idiote - e sì, sono io che ho cominciato. Ho preso il cuscino puzzolente e l'ho rincorsa per tutta la stanza, cercando di spiaccicarglielo in faccia (faceva certe smorfie, madonna, non potete capire!). E abbiamo riso, ma tanto! Mi stavo quasi facendo la pipì addosso per quanto mi stavo sbellicando. La braccavo contro il muro, sul letto, le saltavo addosso con 'sto cavolo di cuscino, e lei urlava e cercava di divincolarsi. Poi ce l'ho fatta. Il cuscino era sul suo naso, e lei tratteneva il respiro. M'è sembrato sul serio che stesse per vomitare. Però è riuscita a rimettersi in piedi, io l'ho rincorsa e... primo danno: è caduta la lampada di vetro colorato che stava sul comodino. Dopo poche ore che eravamo in casa, già avevamo spaccato una lampada. Mr. Ali ha tirato un urlo dal pianterreno, tipo "OH!". Noi abbiamo gridato un "Sorrrrrry!" Non v'immaginate nemmeno com'era terrorizzata Fede S.! Ho creduto che fosse sull'orlo delle lacrime. Io ero tipo immobile. Alla fine mi sono buttata per terra a raccoglierla. La, come dire, cupola? di vetro s'era staccata dalla parte di metallo - vecchissimo, tra l'altro. Abbiamo cercato di aggiustarla, ma sembrava non ci fosse verso. Parlavamo a voce bassa, io ero mortificata - insomma, ero stata io a rincorrerla - e ci chiedevamo se avremmo dovuto dire qualcosa. Magari saremmo dovute andare di sotto a dire a Mr. Ali qualcosa... intanto, io, riprendendo il controllo dela situazione, ero riuscita ad agganciare i due pezzi. La lampada era intatta, a parte un piccolo pezzo di vetro che non c'era più. Forse schizzato via? Ci siamo messe a pancia in giù sulla moquette a cercarlo, ma non ve n'era traccia. Così, forse più per confortarci a vicenda, ci siamo dette che probabilmente era già così. Insomma, chissà quanti altri ragazzi erano stati lì! Allora abbiamo girato quella parte di lampada dall'altra parte, verso il muro, in modo che non si vedesse il piccolo foro. La lampada, però, era un po' storta. E avevamo paura che Mr. Ali avrebbe detto qualcosa alla moglie. Allora abbiamo sceso le scale, e Fede S. mi ha detto di andare da Mr. Ali a rassicurarlo, inventandoci qualcosa. Pensavo di dirgli che mi era caduto il cellulare a terra... magari un grosso cellulare. Fede S. pensava che come scusa faceva pena, glielo leggevo negli occhi, però ha annuito in fretta e basta. Così ho continuato a scendere i gradini... poi mi sono fermata a metà scala. Dopo tanti ripensamenti, abbiamo deciso di fare dietro front.
E che la fortuna ci aiutasse!
Uff, che roba, c'ho messo secoli a scrivere tutto 'sto coso.
Alla prossima, mh? L'avventura continua.
C.
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mercoledì 24 agosto 2011
domenica 17 aprile 2011
Certe volte sbircio la gente.
Tipo in autobus. Mi metto sul sedile più in avanti, che ha di fronte un vetro; fisso il vetro e vedo tutte le altre persone che sono sull'autobus sul riflesso. Per esempio l'altra volta c'era una coppietta che si slinguazzava - si vede che è la primavera che fa accoppiare tutti (tranne me, ovviamente. Grazie, eh).
E niente, sbircio la gente guardando i riflessi dei vetri, perchè non voglio fissarli. Mi hanno sempre detto che non sta bene fissare la gente.
Anche con Marco lo faccio, quando lo becco in bus (sbirciarlo nel riflesso, dico).
E quindi niente, quindi mi chiedo se ci sia qualcuno, per caso, che mi sbirci. Sarebbe carino.
C.
E niente, sbircio la gente guardando i riflessi dei vetri, perchè non voglio fissarli. Mi hanno sempre detto che non sta bene fissare la gente.
Anche con Marco lo faccio, quando lo becco in bus (sbirciarlo nel riflesso, dico).
E quindi niente, quindi mi chiedo se ci sia qualcuno, per caso, che mi sbirci. Sarebbe carino.
C.
lunedì 11 aprile 2011
#12. Stralci di conversazioni
Tizio sull'autobus mi chiede informazioni sulla fermata a cui deve scendere.
Dopo varie spiegazioni, mi fa: - Ma allora quando scendo? -
Io (intelligentissima, madonna): - Quando si aprono le porte -
Poi ci ho pensato e gli stavo per ridere in faccia. Ma non l'ho fatto.
Dopo varie spiegazioni, mi fa: - Ma allora quando scendo? -
Io (intelligentissima, madonna): - Quando si aprono le porte -
Poi ci ho pensato e gli stavo per ridere in faccia. Ma non l'ho fatto.
sabato 26 marzo 2011
Milano, scarpe rosse, sigarette.
Giovedì: visita al museo archeologico in Corso Magenta (noioso che più di così non si poteva!). All'andata io, G., Fede S. e altre tre mie compagne di classe (veniamo dalla stessa zona, più o meno), ci siamo perse. Cioè, proprio sveglie. Predica della prof e a mezzogiorno giro al Castello Sforzesco. Preso dei panini buonissimi, mangiati sulle panchine e parlato un sacco; l'entrata in scena di un tizio sulla cinquantina (mezzo bevuto, mi sa), che ci fa: "Ehm, scusate, siete di Pavia?"
No, cioè. Che razza di domanda è, scusate? Proprio non ha senso. Proprio strana, la gente.
Poi niente, poi siamo tornate a casa coi mezzi e studiato per l'ECDL (per chi non lo sapesse: esame di informatica valido in tutta Europa - ce lo fanno fare a scuola).
Arrivata la zia.
Venerdì: ECDL. Bus alle 8, arrivata alla fermata della metro. Comprato i biglietti per l'autobus e per la metro per la zia, da lì andata con G., Fede S., e le altre (ormai abbiam fatto gruppo, abbiam stretto proprio, già) prima con la rossa, poi con la verde (sbagliato a prenderla, poi cambiato di nuovo. E' un casino, sì). Scese a Garibaldi, camminato un pezzo e poi entrate nell'edificio verso le 10.
Esame alle 10 e mezza circa, passato con l'89% (lo scorso esame, quello di dicembre-gennaio, passato con il 92%, ma chissenefrega, cioè, basta passarlo e stop).
Preso ancora la metro, verderossa e autobus. Io e G. ci siamo insultate in inglese, parlato in inglese (tipo quelli di Mtv, troppo figo).
All'una passata, arrivata a casa, recuperato zia, preso di nuovo il bus con lei, preso di nuovo la metro sempre con lei, giro in centro, foto ricordo, camminatocamminato, panini, gelato, gente che fumava, gente che amoreggiava sull'erba, comperato nuove bellissime scarpe rosse (di tela, ovviamente) numero 38 per me, fatte fare ritratto da artista cinese (piuttosto bravo, devo dire). Rimaste in posa più di mezz'ora, incontrato due miei prof (che imbarazzo), preso il ritratto, ringraziato l'artista cinese, un altro piccolo giro, poi di nuovo metro e mia madre ci ha portate a casa.
Alle cinque e mezza ero qua, preparata per pallavolo, stanca morta, preso la borsa, legato i capelli, salutato tutti, filata fuori per l'allenamento; alle sei fatto l'allenamento, sbagliato diverse battutte, incazzata per aver sbagliato diverse battute, lamentele varie, alle otto e mezza ero a casa. Stesa sul divano, mangiato, letto due pagine (proprio due) del libro che ci fa leggere il prof, alle nove passate fatto la doccia, preparato lo zaino, lasciato il mio letto alla zia, andata a dormire nella stanza dei miei fratelli, addormentata in un attimo.
Ora capirete perchè non sono riuscita a scrivere nada de nada, ieri. Oggi comunque ho preso 9 e 1/2 (NOVE E MEZZO!) in scienze (mi sento figa), col voto più alto, e 8 in storia (mi sento altrettanto figa). Cioè, 'sti voti, qui da noi, son da idolatrare e sognare. Okay, la smetto.
Quella di inglese però ha detto che le verifiche son andate male - incrociamo le dita e preghiamo intensamente.
Però il libro di Buzzati mi sta piacendo, yes.
See ya,
RedCherry
No, cioè. Che razza di domanda è, scusate? Proprio non ha senso. Proprio strana, la gente.
Poi niente, poi siamo tornate a casa coi mezzi e studiato per l'ECDL (per chi non lo sapesse: esame di informatica valido in tutta Europa - ce lo fanno fare a scuola).
Arrivata la zia.
Venerdì: ECDL. Bus alle 8, arrivata alla fermata della metro. Comprato i biglietti per l'autobus e per la metro per la zia, da lì andata con G., Fede S., e le altre (ormai abbiam fatto gruppo, abbiam stretto proprio, già) prima con la rossa, poi con la verde (sbagliato a prenderla, poi cambiato di nuovo. E' un casino, sì). Scese a Garibaldi, camminato un pezzo e poi entrate nell'edificio verso le 10.
Esame alle 10 e mezza circa, passato con l'89% (lo scorso esame, quello di dicembre-gennaio, passato con il 92%, ma chissenefrega, cioè, basta passarlo e stop).
Preso ancora la metro, verderossa e autobus. Io e G. ci siamo insultate in inglese, parlato in inglese (tipo quelli di Mtv, troppo figo).
All'una passata, arrivata a casa, recuperato zia, preso di nuovo il bus con lei, preso di nuovo la metro sempre con lei, giro in centro, foto ricordo, camminatocamminato, panini, gelato, gente che fumava, gente che amoreggiava sull'erba, comperato nuove bellissime scarpe rosse (di tela, ovviamente) numero 38 per me, fatte fare ritratto da artista cinese (piuttosto bravo, devo dire). Rimaste in posa più di mezz'ora, incontrato due miei prof (che imbarazzo), preso il ritratto, ringraziato l'artista cinese, un altro piccolo giro, poi di nuovo metro e mia madre ci ha portate a casa.
Alle cinque e mezza ero qua, preparata per pallavolo, stanca morta, preso la borsa, legato i capelli, salutato tutti, filata fuori per l'allenamento; alle sei fatto l'allenamento, sbagliato diverse battutte, incazzata per aver sbagliato diverse battute, lamentele varie, alle otto e mezza ero a casa. Stesa sul divano, mangiato, letto due pagine (proprio due) del libro che ci fa leggere il prof, alle nove passate fatto la doccia, preparato lo zaino, lasciato il mio letto alla zia, andata a dormire nella stanza dei miei fratelli, addormentata in un attimo.
Ora capirete perchè non sono riuscita a scrivere nada de nada, ieri. Oggi comunque ho preso 9 e 1/2 (NOVE E MEZZO!) in scienze (mi sento figa), col voto più alto, e 8 in storia (mi sento altrettanto figa). Cioè, 'sti voti, qui da noi, son da idolatrare e sognare. Okay, la smetto.
Quella di inglese però ha detto che le verifiche son andate male - incrociamo le dita e preghiamo intensamente.
Però il libro di Buzzati mi sta piacendo, yes.
See ya,
RedCherry
mercoledì 2 marzo 2011
Ohibò, marzo è cominciato
Un paio di giorni fa ho finito di leggere Segreti e Sorelle.
Devo dire che mi è piaciuto, sì, anche se la tipa è depressa eccetera. Mi ha fatta commuovere per la povera Zoe, che era così piena di vita e colorata... certa gente non si merita di morire, proprio no (non mi interessa se è il personaggio di un libro, è così e basta).
Oggi ho perso l'autobus. Sono rimasta ad aspettare seduta su una panchina freddissima, con le chiappe che mi si congelavano e le nuvolette di vapore condensato che mi uscivano dalla bocca (trovo fantastico, guardarle, le nuvolette. Non sono molto a posto, lo so, però okay. Okay cosa? Okay e basta).
E' passato il secondo autobus, e chi ci trovo dentro? Fede T. Cara, cara Fede T.
Quando l'ho riconosciuta ho fatto finta di guardare fuori dal finestrino - so che si sente a disagio, con me. O almeno sono arrivata a questa conclusione - e non l'ho salutata. La cosa che mi ha fatto star male, è che lei manco mi ha detto ciao. Cioè, sono quasi sicura che mi abbia vista... c'è da dire però che era con un paio dei suoi nuovi amichetti.
E a me, Fede? A me non ci pensi più?
Cazzo, siamo sempre state legatissime, noi due, e ora manco mi saluta. Okay, nemmeno io l'ho fatto, però... l'ho fatto per lei. Credo. Perchè volevo vedere che cosa avrebbe fatto. Che ne so, magari pure lei c'è rimasta male. Anche se IO, l'ho sempre salutata.
Vabbè; lei è salita è si è messa tipo un paio di file dietro di me. La sentivo parlare, e accidenti, era proprio serena. E' tornata la bella Fede T. che conoscevo io una volta, quella solare ed allegra che rideva e mi faceva star bene. Comunque mi ha fatto piacere sentirla ridere così, e parlare del più e del meno. Sono contenta che stia bene, finalmente... anche se ammetto di essere abbastanza gelosa dei suoi amichetti del classico. E vorrei averla anche un po' per me, capite?
Cioè, da quando ha cominciato a comportarsi in modo strano, ad essere perennemente nervosa ed incazzata col mondo, ho cercato di farmi piccola piccola per non darle fastidio. Perchè ogni cosa che facevamo io ed L. non andava bene, e la vedevo sbuffare e la vedevo soffrire per tutta la situazione che si era creata intorno a lei. Perchè... perchè era cambiata, Fede T., era tutta un'altra persona. Era più arrabbiata, più fragile, più debole e consumata.
Però mi manca, proprio tanto.
Mi ricordo di quando alle elementari progettavamo di tenere la nostra fattoria, piena di animali - era il nostro periodo animali, quello, e l'abbiamo passato insieme - e quando poi volevamo fare tutto il giro dell'Italia e ce ne stavamo lì, davanti alla cartina di geografia della classe a decidere ogni meta. E ci immaginavamo insieme, insieme per sempre. Pensavamo che niente ci avrebbe divise, perchè noi eravamo migliori amiche!
E' passato del tempo, diverso tempo (ma non poi così tanto), da quando ci siamo... separate. Sì, devo imparare a dirlo. Tu l'hai imparata, questa parola, Fede T.? Sei proprio sicura che sia così? Perchè se vuoi, se vuoi, io questa parola la cancello dalla testa e dal cuore e ci metto un "vicine". Se vuoi, però. Non voglio più vederti triste, Fede T., quindi fa un po' come ti pare. Come hai sempre fatto, insomma.
Mi viene da piangere a pensare che non torneremo più a ridere insieme e ad essere amiche. Chi è che ti è stata vicina quando stavi male, eh? Chi è che ti consolava quando tutti ti avevano mollato, eh? Chi ti stringeva e ti diceva che andava tutto bene, quando non sei diventata altro che un mucchietto di ossa, quando il tuo cuore non riusciva a contenere le tue lacrime? Io c'ero, cazzo, Fede. Ero lì, per te, e tu... tu che hai fatto? Sempre di testa tua.
Come se non fosse mai successo niente, eh? Okay. Cancelliamo questi anni belli e sereni, dove eravamo noi due e basta.
Lo so che non c'è più spazio, per me. Non c'è nemmeno tempo, per me, lo so bene. Fai come diavolo vuoi, Fede.
E quindi... quindi ciao.
Devo ricordarmi di rinnovare la tessera dell'autobus.
Buonanotte.
Devo dire che mi è piaciuto, sì, anche se la tipa è depressa eccetera. Mi ha fatta commuovere per la povera Zoe, che era così piena di vita e colorata... certa gente non si merita di morire, proprio no (non mi interessa se è il personaggio di un libro, è così e basta).
Oggi ho perso l'autobus. Sono rimasta ad aspettare seduta su una panchina freddissima, con le chiappe che mi si congelavano e le nuvolette di vapore condensato che mi uscivano dalla bocca (trovo fantastico, guardarle, le nuvolette. Non sono molto a posto, lo so, però okay. Okay cosa? Okay e basta).
E' passato il secondo autobus, e chi ci trovo dentro? Fede T. Cara, cara Fede T.
Quando l'ho riconosciuta ho fatto finta di guardare fuori dal finestrino - so che si sente a disagio, con me. O almeno sono arrivata a questa conclusione - e non l'ho salutata. La cosa che mi ha fatto star male, è che lei manco mi ha detto ciao. Cioè, sono quasi sicura che mi abbia vista... c'è da dire però che era con un paio dei suoi nuovi amichetti.
E a me, Fede? A me non ci pensi più?
Cazzo, siamo sempre state legatissime, noi due, e ora manco mi saluta. Okay, nemmeno io l'ho fatto, però... l'ho fatto per lei. Credo. Perchè volevo vedere che cosa avrebbe fatto. Che ne so, magari pure lei c'è rimasta male. Anche se IO, l'ho sempre salutata.
Vabbè; lei è salita è si è messa tipo un paio di file dietro di me. La sentivo parlare, e accidenti, era proprio serena. E' tornata la bella Fede T. che conoscevo io una volta, quella solare ed allegra che rideva e mi faceva star bene. Comunque mi ha fatto piacere sentirla ridere così, e parlare del più e del meno. Sono contenta che stia bene, finalmente... anche se ammetto di essere abbastanza gelosa dei suoi amichetti del classico. E vorrei averla anche un po' per me, capite?
Cioè, da quando ha cominciato a comportarsi in modo strano, ad essere perennemente nervosa ed incazzata col mondo, ho cercato di farmi piccola piccola per non darle fastidio. Perchè ogni cosa che facevamo io ed L. non andava bene, e la vedevo sbuffare e la vedevo soffrire per tutta la situazione che si era creata intorno a lei. Perchè... perchè era cambiata, Fede T., era tutta un'altra persona. Era più arrabbiata, più fragile, più debole e consumata.
Però mi manca, proprio tanto.
Mi ricordo di quando alle elementari progettavamo di tenere la nostra fattoria, piena di animali - era il nostro periodo animali, quello, e l'abbiamo passato insieme - e quando poi volevamo fare tutto il giro dell'Italia e ce ne stavamo lì, davanti alla cartina di geografia della classe a decidere ogni meta. E ci immaginavamo insieme, insieme per sempre. Pensavamo che niente ci avrebbe divise, perchè noi eravamo migliori amiche!
E' passato del tempo, diverso tempo (ma non poi così tanto), da quando ci siamo... separate. Sì, devo imparare a dirlo. Tu l'hai imparata, questa parola, Fede T.? Sei proprio sicura che sia così? Perchè se vuoi, se vuoi, io questa parola la cancello dalla testa e dal cuore e ci metto un "vicine". Se vuoi, però. Non voglio più vederti triste, Fede T., quindi fa un po' come ti pare. Come hai sempre fatto, insomma.
Mi viene da piangere a pensare che non torneremo più a ridere insieme e ad essere amiche. Chi è che ti è stata vicina quando stavi male, eh? Chi è che ti consolava quando tutti ti avevano mollato, eh? Chi ti stringeva e ti diceva che andava tutto bene, quando non sei diventata altro che un mucchietto di ossa, quando il tuo cuore non riusciva a contenere le tue lacrime? Io c'ero, cazzo, Fede. Ero lì, per te, e tu... tu che hai fatto? Sempre di testa tua.
Come se non fosse mai successo niente, eh? Okay. Cancelliamo questi anni belli e sereni, dove eravamo noi due e basta.
Lo so che non c'è più spazio, per me. Non c'è nemmeno tempo, per me, lo so bene. Fai come diavolo vuoi, Fede.
E quindi... quindi ciao.
Devo ricordarmi di rinnovare la tessera dell'autobus.
Buonanotte.
giovedì 27 gennaio 2011
E' forse un pompelmo?
Le pagelle sono arrivate!
Oddio. Momento di panico generale.
E' venuto il preside a distribuirle e mi ha fatto i complimenti. Come voti, vanno dal 7 al 9. Cioè, praticamente in classe siamo solo in due a non aver preso nemmeno un 6! E dire che da noi son proprio stretti, ma tanto, di voti. Ora, tutto quello che devo fare, è mantenere i voti che ho e migliorarli.
Sperem.
Ho deciso che guarderò più film in inglese, evitando i sottotitoli in italiano, che altrimenti leggo solo quelli e non sento le parole in English. Mi sto proprio appassionando, all'English, sapete? Sempre di più, e 'sta cosa mi piace.
Il primo autobus che ho preso per il ritorno era così caldo! Si stava benone, e delle ragazze avevano messo la musica e c'era un'atmosfera così... così confortante.
Nel secondo autobus c'era un silenzio assoluto ed è salita una cosa che nemmeno sembrava una donna. Un amico che era con me fa: "Ommioddio, ma cos'è?"
Alla fine abbiamo deciso che si trattasse di una specie rara di folletto, o magari un elfo, o magari un'aiutante di Babbo Natale che si portava avanti col lavoro. Cioè, a parte che era minuscola, ma completamente rossa! Aveva la faccia rossa e faceva davvero impressione. Forse si è tinta la pelle, come si fa coi capelli.
Oggi, nell'ora di diritto (che tra l'altro è stato uno dei 9 in pagella. Fuck yeah! Sì, continuo a dirlo perchè Fede S. mi ha attaccato 'sta cosa), abbiamo parlato di aborto. La prof diceva che praticamente è legale abortire prima dei tre mesi, poi va contro la legge, e si è discusso un po'.
Io, come mio solito, ho cominciato a farmi i miei bravi film mentali.
E se - mio Dio, spero di no, spero di no, spero di no - dovessi restare incinta, chessò, a 16 anni? Ci sono ragazze a cui è capitato. Tralasciando il problema genitori (come diamine glielo direi? Come minimo si prenderebbero un infarto), abortirei? Cioè, è pur sempre un bambino quello che un giorno ci galleggerà nella pancia. Ma... se arrivasse troppo presto? Se avesse qualche grave malattia, permetterei che una siringa lo risucchi via?
Se, boh, se fosse disabile dalla nascita? Lo lascerei vivere in un mondo come questo, lo lascerei vivere consapevole di se stesso? Consapevole di quello che la gente dirà e penserà di lui?
Ultimamente m'è preso lo schizzo e scrivo e scrivo e scrivo e immagino e sogno. Questo è ciò che ne è uscito poco fa (questa volta ha pure un titolo!):
Anima
Lasciaci soli, solo io e la mia anima.
Ce la fai a resistere, piccola anima?
Non lascerò che qualcuno ti spezzi, piccola mia.
Ti custodirò tra cuore e petto, dove nessuno potrà vederti.
Dove niente potrà portarti via da me.
Non crollare, piccola anima.
Ho bisogno di te, perchè da sola non riesco.
Riposa, piccola anima.
La strada è lunga.
E saremo solo noi due.
Io e la mia anima.
Oddio. Momento di panico generale.
E' venuto il preside a distribuirle e mi ha fatto i complimenti. Come voti, vanno dal 7 al 9. Cioè, praticamente in classe siamo solo in due a non aver preso nemmeno un 6! E dire che da noi son proprio stretti, ma tanto, di voti. Ora, tutto quello che devo fare, è mantenere i voti che ho e migliorarli.
Sperem.
Ho deciso che guarderò più film in inglese, evitando i sottotitoli in italiano, che altrimenti leggo solo quelli e non sento le parole in English. Mi sto proprio appassionando, all'English, sapete? Sempre di più, e 'sta cosa mi piace.
Il primo autobus che ho preso per il ritorno era così caldo! Si stava benone, e delle ragazze avevano messo la musica e c'era un'atmosfera così... così confortante.
Nel secondo autobus c'era un silenzio assoluto ed è salita una cosa che nemmeno sembrava una donna. Un amico che era con me fa: "Ommioddio, ma cos'è?"
Alla fine abbiamo deciso che si trattasse di una specie rara di folletto, o magari un elfo, o magari un'aiutante di Babbo Natale che si portava avanti col lavoro. Cioè, a parte che era minuscola, ma completamente rossa! Aveva la faccia rossa e faceva davvero impressione. Forse si è tinta la pelle, come si fa coi capelli.
Oggi, nell'ora di diritto (che tra l'altro è stato uno dei 9 in pagella. Fuck yeah! Sì, continuo a dirlo perchè Fede S. mi ha attaccato 'sta cosa), abbiamo parlato di aborto. La prof diceva che praticamente è legale abortire prima dei tre mesi, poi va contro la legge, e si è discusso un po'.
Io, come mio solito, ho cominciato a farmi i miei bravi film mentali.
E se - mio Dio, spero di no, spero di no, spero di no - dovessi restare incinta, chessò, a 16 anni? Ci sono ragazze a cui è capitato. Tralasciando il problema genitori (come diamine glielo direi? Come minimo si prenderebbero un infarto), abortirei? Cioè, è pur sempre un bambino quello che un giorno ci galleggerà nella pancia. Ma... se arrivasse troppo presto? Se avesse qualche grave malattia, permetterei che una siringa lo risucchi via?
Se, boh, se fosse disabile dalla nascita? Lo lascerei vivere in un mondo come questo, lo lascerei vivere consapevole di se stesso? Consapevole di quello che la gente dirà e penserà di lui?
Ultimamente m'è preso lo schizzo e scrivo e scrivo e scrivo e immagino e sogno. Questo è ciò che ne è uscito poco fa (questa volta ha pure un titolo!):
Anima
Lasciaci soli, solo io e la mia anima.
Ce la fai a resistere, piccola anima?
Non lascerò che qualcuno ti spezzi, piccola mia.
Ti custodirò tra cuore e petto, dove nessuno potrà vederti.
Dove niente potrà portarti via da me.
Non crollare, piccola anima.
Ho bisogno di te, perchè da sola non riesco.
Riposa, piccola anima.
La strada è lunga.
E saremo solo noi due.
Io e la mia anima.
lunedì 24 gennaio 2011
Due settimane
Stamattina sul bus c'era un tizio che ha dato della puttana ad una ragazza nei sedili infondo. Non ho capito proprio bene che è successo, ma di sicuro niente di divertente.
Voglio vedere Marco, magari riesco a farmi coraggio e a parlargli.
Ho ripreso in mano ieri un libro che avevo abbandonato prima delle vacanze di Natale, ma, dato che me l'ha prestato una mia compagna di classe, non potrò tenerlo per l'eternità. Così mi sono fatta forza per finirlo. Fino ad un certo punto non mi è sembrato poi così brutto, però ora sono arrivata ad un pezzo in cui parla di battaglie tra fate e troll e ci mescola dentro un sacco di cose che non mi sta più piacendo come all'inizio. E come quando l'ho ripreso in mano.
Ah, tanto per farvelo sapere, il titolo è Wings ed è di Aprilynne Pike.
Non vedo più la donna con l'ombrello. Non so perchè. Forse sono troppo stanca; quando ero in vacanza non avevo mai sonno, e così anche quando ho ricominciato la scuola. Per questo me ne stavo per ore a fissare la finestra... però adesso mi addormento subito e non riesco più a vederla. Triste, eh?
La mia ex compagna di banco vuole lasciare la scuola. Dice che non ce la fa, che è troppo pesante. Mi mancherà, la mia ex compagna di banco. Abbiamo legato molto. Le voglio bene, alla mia ex compagna di banco.
Adesso il mio nuovo compagno di banco tenta di abbordare. Flirta. Mi dà abbastanza sui nervi, ma è bello sentirsi carina, per una volta che qualcuno te lo dimostra.
Sono andata avanti con la storia per il concorso. Sono più o meno alla metà e mi sento una BIG.
Se vi va, andate a fare un giro sul blog di Parbleu! http://pescefuordaria.blogspot.com/
E a voi VA, perchè lo dico io e basta.
Ah, ora sono due settimane che sto su Blogspot. Tanti auguri a me.
Voglio vedere Marco, magari riesco a farmi coraggio e a parlargli.
Ho ripreso in mano ieri un libro che avevo abbandonato prima delle vacanze di Natale, ma, dato che me l'ha prestato una mia compagna di classe, non potrò tenerlo per l'eternità. Così mi sono fatta forza per finirlo. Fino ad un certo punto non mi è sembrato poi così brutto, però ora sono arrivata ad un pezzo in cui parla di battaglie tra fate e troll e ci mescola dentro un sacco di cose che non mi sta più piacendo come all'inizio. E come quando l'ho ripreso in mano.
Ah, tanto per farvelo sapere, il titolo è Wings ed è di Aprilynne Pike.
Non vedo più la donna con l'ombrello. Non so perchè. Forse sono troppo stanca; quando ero in vacanza non avevo mai sonno, e così anche quando ho ricominciato la scuola. Per questo me ne stavo per ore a fissare la finestra... però adesso mi addormento subito e non riesco più a vederla. Triste, eh?
La mia ex compagna di banco vuole lasciare la scuola. Dice che non ce la fa, che è troppo pesante. Mi mancherà, la mia ex compagna di banco. Abbiamo legato molto. Le voglio bene, alla mia ex compagna di banco.
Adesso il mio nuovo compagno di banco tenta di abbordare. Flirta. Mi dà abbastanza sui nervi, ma è bello sentirsi carina, per una volta che qualcuno te lo dimostra.
Sono andata avanti con la storia per il concorso. Sono più o meno alla metà e mi sento una BIG.
Se vi va, andate a fare un giro sul blog di Parbleu! http://pescefuordaria.blogspot.com/
E a voi VA, perchè lo dico io e basta.
Ah, ora sono due settimane che sto su Blogspot. Tanti auguri a me.
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lunedì 17 gennaio 2011
Non so che titolo mettere; inventatene uno tu, se ne hai il coraggio!
Allor. Oggi, mentre il prof interrogava la mia compagna di banco a cui ho dovuto suggerire 3/4 delle cose (l'ultimo quarto non è riuscita a sentirlo), è andata via la corrente. Niente luce, olè! Per più di 3 ore. A parte che c'era un baccano assurdo e non si vedeva una cippa. Bella roba.
Comunque. La prof di inglese ci ha ridato le verifiche. Voto? 9. Nove! Vi rendete conto? Il voto più alto, gente, il voto più alto! Mi sentivo una favola, come se avessi appena raggiunto la punta del monte Everest. Cioè. Wow! Una figata assoluta. Questa era l'ultima verifica prima di chiudere il quadrimestre, così ora ho la media dell'8 in english.
La seconda notizia positiva è arrivata dopo l'intervallo dal preside che è venuto in classe nostra: saremmo potuti uscire due ore prima, dato che il riscaldamento non andava! Gli alunni della 1^H erano a quel punto completamente innamorati di quell'uomo. In delirio; grazie, grazie, grazie, grazie! (che poi è un brav'uomo, il nostro preside, mi fa molta tenerezza)
Mi sono detta: benissimo, ragazza, inizio settimana da urlo.
La nostra felicità è stata bloccata però dalla malefica prof di francese: ragazzi, facciamo la verifica e poi andate a casa, okay?
*Cherry pensiero* Okay un corno. Però tanto non posso fare altro, giusto? *fine Cherry pensiero*
Saremmo potuti morire congelati... e quella che fa? Non solo la verifica, ma anche la correzione degli esercizi prima della verifica.
Alla fine tutta la scuola è uscita alle 11.30 e noi almeno tre quarti d'ora dopo.
Ora credo però di essermi rovinata l'inizio settimana da urlo che avevo in mente... non credo che la verifica sia andata tanto bene. Non posso permettermi un voto basso, non adesso, non in francese, non ad un linguistico!
D'accordo. La smetto di fare la drammatica. Non sarà andata poi così male.
Odio fare errori.
Inspira.
E' insopportabile!
Espira.
Non mi sopporto quando faccio così.
Inspira.
Perchè è così difficile pensare a tutte quelle belle cose, tipo "don't worry, be happy"?
Espira.
Tipo Peace&Love, la vita è bella.
Calma.
Okay, sono calma.
E' stata colpa mia, però. Se non avessi pensato di sapere già quelle cose perchè le ho fatte alle medie, forse avrei studiato di più la grammatica. Sono stata davvero un'imbecille.
Comunque alla fine siamo riusciti ad uscire prima del solito e appena arrivate alla prima e alla seconda fermata dei bus li abbiamo beccati subito! Erano vuoti e fantasticamente silenziosi. Noi facevamo chiasso, sì, ma noi possiamo farlo. Noi può (muahaha).
E sono arrivata in poco più di mezz'ora. Fuck yeah!
Per domani non abbiamo tanto.
Credo che guarderò un'altra puntata di Settimo Cielo, prima di andare a studiare.
Prima però vi lascio una piccola lista. Enjoy, guys.
Cherry è maledettamente:
1. Gelosa
2. Egoista
3. Curiosa
4. Paranoica
5. Pessimista
6. Drammatica
7. Permalosa
8. Testarda
9. Puntigliosa
10. Adolescente
Proprio come te. O forse no.
A tutti questi difetti ci sta lavorando; nel caso la incontriate, un giorno, state attenti.
With love,
RedCherry
Comunque. La prof di inglese ci ha ridato le verifiche. Voto? 9. Nove! Vi rendete conto? Il voto più alto, gente, il voto più alto! Mi sentivo una favola, come se avessi appena raggiunto la punta del monte Everest. Cioè. Wow! Una figata assoluta. Questa era l'ultima verifica prima di chiudere il quadrimestre, così ora ho la media dell'8 in english.
La seconda notizia positiva è arrivata dopo l'intervallo dal preside che è venuto in classe nostra: saremmo potuti uscire due ore prima, dato che il riscaldamento non andava! Gli alunni della 1^H erano a quel punto completamente innamorati di quell'uomo. In delirio; grazie, grazie, grazie, grazie! (che poi è un brav'uomo, il nostro preside, mi fa molta tenerezza)
Mi sono detta: benissimo, ragazza, inizio settimana da urlo.
La nostra felicità è stata bloccata però dalla malefica prof di francese: ragazzi, facciamo la verifica e poi andate a casa, okay?
*Cherry pensiero* Okay un corno. Però tanto non posso fare altro, giusto? *fine Cherry pensiero*
Saremmo potuti morire congelati... e quella che fa? Non solo la verifica, ma anche la correzione degli esercizi prima della verifica.
Alla fine tutta la scuola è uscita alle 11.30 e noi almeno tre quarti d'ora dopo.
Ora credo però di essermi rovinata l'inizio settimana da urlo che avevo in mente... non credo che la verifica sia andata tanto bene. Non posso permettermi un voto basso, non adesso, non in francese, non ad un linguistico!
D'accordo. La smetto di fare la drammatica. Non sarà andata poi così male.
Odio fare errori.
Inspira.
E' insopportabile!
Espira.
Non mi sopporto quando faccio così.
Inspira.
Perchè è così difficile pensare a tutte quelle belle cose, tipo "don't worry, be happy"?
Espira.
Tipo Peace&Love, la vita è bella.
Calma.
Okay, sono calma.
E' stata colpa mia, però. Se non avessi pensato di sapere già quelle cose perchè le ho fatte alle medie, forse avrei studiato di più la grammatica. Sono stata davvero un'imbecille.
Comunque alla fine siamo riusciti ad uscire prima del solito e appena arrivate alla prima e alla seconda fermata dei bus li abbiamo beccati subito! Erano vuoti e fantasticamente silenziosi. Noi facevamo chiasso, sì, ma noi possiamo farlo. Noi può (muahaha).
E sono arrivata in poco più di mezz'ora. Fuck yeah!
Per domani non abbiamo tanto.
Credo che guarderò un'altra puntata di Settimo Cielo, prima di andare a studiare.
Prima però vi lascio una piccola lista. Enjoy, guys.
Cherry è maledettamente:
1. Gelosa
2. Egoista
3. Curiosa
4. Paranoica
5. Pessimista
6. Drammatica
7. Permalosa
8. Testarda
9. Puntigliosa
10. Adolescente
Proprio come te. O forse no.
A tutti questi difetti ci sta lavorando; nel caso la incontriate, un giorno, state attenti.
With love,
RedCherry
martedì 11 gennaio 2011
Di autisti dispettosi, scimmie urlatrici e strane figure
Okay, direi proprio che non sono dell'umore migliore, questo pomeriggio.
Sono arrivata a casa che erano le due e mezza passate. Ci ho impiegato più di un'ora (tempo normale e piùomenoabbastanza accettabile) per arrivare a casa! Sapete perchè? Autobus. Maledetti autobus!
A parte che all'ultima ora avevamo educazione fisica e abbiamo corso un sacco, più esercizi vari... uscite da scuola io e alcune amiche che prendono i mezzi con me per tornare a casa ci siamo messe a correre. Alla fine avevo un fiatone che non finiva più ed ero tutta rosso ciliegia, insomma ;)
Io normalmente prendo due autobus, per andare e tornare da scuola. Nemmeno il tempo di scendere dal primo, che il secondo era già andato! Ed è spesso così, quando alla fermata dietro la scuola prendiamo il secondo autobus della linea e non il primo. Lo fanno tutti apposta! Scometto che c'è un complotto contro noi poveri ed umili studenti.
Così le ragazze che erano con me se ne sono andate e ho aspettato più di dieci minuti (forse un quarto d'ora ._.) il mio pullman.
Poi, come se non bastasse l'enorme ritardo, alla fermata dello scientifico è salita una mandria di centinaia di ragazzi. Okay, non erano proprio un centinaio, ma una quantità enorme! E, mio Dio, come si commportavano. Avete presente le scimmie urlatrici? Quelle che si dimenano tutte e strillano come non so che cosa. Erano tutti schiacciati uno vicino all'altro (io per fortuna mi ero presa il posto qualche fermata prima) e si comportavano da idioti. Come la maggior parte dei miei coetanei, insomma.
Un po' di contegno, gente. Mi avete fatto scoppiare la testa.
Diciamo che lo scientifico da cui proviene la massa informe di gentaglia sopra descritta non è proprio il massimo della serietà. Come quelli che ci passano il tempo dentro.
Questo scientifico di cui parlo è un enorme complesso di edifici grigi e tristissimi, con un campo da atletica piantato in mezzo al cortile esterno.
Si è capito che non sopporto quei tizi e quella scuola? Diciamo che tre quarti della popolazione tra i quattordici ed i diciannove anni del comune in cui abito frequenta quel liceo. Quando becco il pienone in autobus, quindi, è un bel po' un delirio.
Scusate, sto facendo un sacco di inutili chiacchiere. Mi dovevo sfogare u.u
Ecco la cosa di cui volevo parlarvi: la donna alla finestra. Prima di cominciare a blaterare cose su cose, vi dirò che sono miope. Ebbene sì; senza occhiali/lenti a contatto non distinguo i contorni di ciò che "vedo", tra virgolette perchè quel che vedo è proprio pochino.
Anyway. Di notte, o comunque al buio, vedo meno di ciò che vedete voi in una condizione del genere. E quando sono a letto spesso mi ritrovo a guardare la finestra sul muro opposto rispetto a quello dove c'è il mio letto.
Guardando dalla finestra, ho riconosciuto una sagoma scura, disegnata tra le ombre della notte e immersa nel tessuto delle tende che coprono i vetri (wow, guardate come sono poetica). Cioè, non è che esista davvero, però io la vedo lì, che vive la sua vita dentro alla cornice della finestra. Forse voi persone normali e con un po' di razionalità non la vedreste.
Comunque è lì, ed è bella; io la chiamo la donna con l'ombrello. Perchè? Semplicemente perchè il profilo che vedo è quello di una donna con abiti dell'Ottocento o giù di lì, dritta, meravigliosa, coi capelli raccolti dietro la nuca e coperti da un cappellino. E ha un ombrello in mano che la copre dalla pioggia.
Ieri appunto pioveva, e la cosa è calzata a pennello. Da poco tempo si è aggiunta anche un'altra figura, vicino alla donna. E' un uomo. Credo che sia innamorato della donna con l'ombrello. Ieri sera era così amorevole. Le cingeva la vita.
Okay, ora non cominciate a prendermi per pazza. E' ovvio che ciò che vedo non è reale, ma solo frutto della mia fantasia un po' troppo sviluppata. Però mi piace stare a guardare la donna con l'ombrello. Dietro alla finestra ci sono degli alberi che si muovono, e le loro ombre fanno muovere anche i questi miei personaggi. E' rilassante, guardarli volteggiare. E sono così eleganti e anche se ovviamente non vedo i loro visi, so che sono bellissimi.
Cioè, sono solo fantasticherie, però mi aiutano a rilassarmi.
Niente di che,
RedCherry :)
Sono arrivata a casa che erano le due e mezza passate. Ci ho impiegato più di un'ora (tempo normale e piùomenoabbastanza accettabile) per arrivare a casa! Sapete perchè? Autobus. Maledetti autobus!
A parte che all'ultima ora avevamo educazione fisica e abbiamo corso un sacco, più esercizi vari... uscite da scuola io e alcune amiche che prendono i mezzi con me per tornare a casa ci siamo messe a correre. Alla fine avevo un fiatone che non finiva più ed ero tutta rosso ciliegia, insomma ;)
Io normalmente prendo due autobus, per andare e tornare da scuola. Nemmeno il tempo di scendere dal primo, che il secondo era già andato! Ed è spesso così, quando alla fermata dietro la scuola prendiamo il secondo autobus della linea e non il primo. Lo fanno tutti apposta! Scometto che c'è un complotto contro noi poveri ed umili studenti.
Così le ragazze che erano con me se ne sono andate e ho aspettato più di dieci minuti (forse un quarto d'ora ._.) il mio pullman.
Poi, come se non bastasse l'enorme ritardo, alla fermata dello scientifico è salita una mandria di centinaia di ragazzi. Okay, non erano proprio un centinaio, ma una quantità enorme! E, mio Dio, come si commportavano. Avete presente le scimmie urlatrici? Quelle che si dimenano tutte e strillano come non so che cosa. Erano tutti schiacciati uno vicino all'altro (io per fortuna mi ero presa il posto qualche fermata prima) e si comportavano da idioti. Come la maggior parte dei miei coetanei, insomma.
Un po' di contegno, gente. Mi avete fatto scoppiare la testa.
Diciamo che lo scientifico da cui proviene la massa informe di gentaglia sopra descritta non è proprio il massimo della serietà. Come quelli che ci passano il tempo dentro.
Questo scientifico di cui parlo è un enorme complesso di edifici grigi e tristissimi, con un campo da atletica piantato in mezzo al cortile esterno.
Si è capito che non sopporto quei tizi e quella scuola? Diciamo che tre quarti della popolazione tra i quattordici ed i diciannove anni del comune in cui abito frequenta quel liceo. Quando becco il pienone in autobus, quindi, è un bel po' un delirio.
Scusate, sto facendo un sacco di inutili chiacchiere. Mi dovevo sfogare u.u
Ecco la cosa di cui volevo parlarvi: la donna alla finestra. Prima di cominciare a blaterare cose su cose, vi dirò che sono miope. Ebbene sì; senza occhiali/lenti a contatto non distinguo i contorni di ciò che "vedo", tra virgolette perchè quel che vedo è proprio pochino.
Anyway. Di notte, o comunque al buio, vedo meno di ciò che vedete voi in una condizione del genere. E quando sono a letto spesso mi ritrovo a guardare la finestra sul muro opposto rispetto a quello dove c'è il mio letto.
Guardando dalla finestra, ho riconosciuto una sagoma scura, disegnata tra le ombre della notte e immersa nel tessuto delle tende che coprono i vetri (wow, guardate come sono poetica). Cioè, non è che esista davvero, però io la vedo lì, che vive la sua vita dentro alla cornice della finestra. Forse voi persone normali e con un po' di razionalità non la vedreste.
Comunque è lì, ed è bella; io la chiamo la donna con l'ombrello. Perchè? Semplicemente perchè il profilo che vedo è quello di una donna con abiti dell'Ottocento o giù di lì, dritta, meravigliosa, coi capelli raccolti dietro la nuca e coperti da un cappellino. E ha un ombrello in mano che la copre dalla pioggia.
Ieri appunto pioveva, e la cosa è calzata a pennello. Da poco tempo si è aggiunta anche un'altra figura, vicino alla donna. E' un uomo. Credo che sia innamorato della donna con l'ombrello. Ieri sera era così amorevole. Le cingeva la vita.
Okay, ora non cominciate a prendermi per pazza. E' ovvio che ciò che vedo non è reale, ma solo frutto della mia fantasia un po' troppo sviluppata. Però mi piace stare a guardare la donna con l'ombrello. Dietro alla finestra ci sono degli alberi che si muovono, e le loro ombre fanno muovere anche i questi miei personaggi. E' rilassante, guardarli volteggiare. E sono così eleganti e anche se ovviamente non vedo i loro visi, so che sono bellissimi.
Cioè, sono solo fantasticherie, però mi aiutano a rilassarmi.
Niente di che,
RedCherry :)
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